MEROPE

 

Gabriele D’Annunzio

Libro Quarto delle LAUDI DEL CIELO DEL MARE DELLA TERRA E DEGLI EROI

La canzone d’Elena di Francia

  1. Stelle dell’Orsa, Guardie dei piloti,
  2. e voi, Pleiadi, lacrime divine
  3. d’amori eterni e di dolori ignoti;
  4. e tu, fra le sorelle oceanine,
  5. che sola amasti un triste eroe mortale,
  6. e ti celi il tuo và³lto nel tuo crine,
  7. o Merope d’Atlante, mia navale
  8. Musa; e tu, Vega, e tu, bacca di luce,
  9. Perla della corona boreale;
  10. o Sirio, Sirra, Aldebarà n, Polluce,
  11. Cà store, plenitudine di spirti
  12. che la corusca melod’a conduce;
  13. Notte, e Galà ssia effusa per crinirti,
  14. Nube, e il dio che ti lacera, scorgete
  15. la bianca nave uscente dalle Sirti!
  16. Sul guerreggiato mare alta quiete
  17. regna. Il silenzio del Risorto incombe,
  18. come quando Simon gittò la rete.
  19. Quasi un dolce candore di colombe
  20. illumina la tolda della nave
  21. che reca i morti alle materne tombe.
  22. E su l’assi che chiudono il cadavere
  23. e sul letto ove sanguina il ferito
  24. arde una sola santità  soave.
  25. La figura di prua non è scolpito
  26. legno ma un sovrumano Essere intento,
  27. con un sorriso eguale all’Infinito.
  28. E quegli ch’ebbe stritolato il mento
  29. dalla mitraglia e rotta la ganascia,
  30. e su la branda sta sanguinolento
  31. e taciturno, e i neri grumi biascia,
  32. anch’egli ha l’indicibile sorriso
  33. all’orlo della benda che lo fascia,
  34. quando un pio viso di sorella, un viso
  35. d’oro si china verso la sua guancia,
  36. un viso d’oro come il Fiordaliso.
  37. Sii benedetta, o Elena di Francia,
  38. nel mar nostro che vide San Luigi
  39. armato della croce e della lancia
  40. fare il passaggio coi baroni ligi
  41. su le navi di Genova e prostrato
  42. sotto i suoi gigli attendere i prodigi,
  43. sii benedetta; ché ritorna il fato
  44. d’amore all’acque istesse e in te rigiura
  45. il santo Re di lacrime beato.
  46. Ti sovviene dei morti di Mansura
  47. che putivan nel limo, su le rive
  48. del Nilo, ignudi, senza sepoltura,
  49. mentre per tutta l’oste le malvive
  50. genti ululavan come donne in parto
  51. di tra il marciume delle lor gengive,
  52. e i feriti, colcati su lo sparto
  53. come buoi, la Cappella e il suo Tesoro
  54. deprecavano in van pel sangue sparto
  55. e lungi travedean dal lor martoro
  56. splendere, dietro la criniera ardente
  57. di fuoco greco, la celata d’oro,
  58. la gran spada alemanna ben tagliente,
  59. e udian sonar la prece su la zuffa:
  60. «Bel sire Iddio, tu guarda la mia gente!».
  61. Allora il Re levavasi la buffa
  62. dal viso smunto; e, sceso degli arcioni,
  63. sfangava solo per l’orribil muffa.
  64. Per quel carnaio givasi carponi
  65. piangendo, a riconoscere i suoi cari
  66. morti, i suoi fanti come i suoi baroni.
  67. E i Vescovi, che in campo dagli altari
  68. assolvevano l’anime, al divino
  69. officio si turavano le nari.
  70. Ma il Re, toltosi l’elmo e il gorzerino,
  71. portava i corpi in su le braccia e in dosso
  72. quand’altri li traeva per l’uncino.
  73. E con quella pia man che avea riscosso
  74. Carlo d’Angiò di sotto il fuoco greco
  75. (in arme d’oro sul cavallo rosso
  76. che ardea per la criniera, ei fatto cieco
  77. e invitto dal suo Dio corse a traverso
  78. l’inferno avendo un grande Angelo seco)
  79. con quella mano l’ulcero perverso
  80. medicava, tagliava intorno ai denti
  81. la carne enfiata, ungeva il taglio asterso.
  82. Pane afflitto partia con le sue genti
  83. nelle fami. Parlava col lebbroso.
  84. Portava invidia agli uomini piangenti.
  85. «Bel sire Iddio, richieder non son oso
  86. fonte di pianto. Alcuna stilla basta
  87. all’alidore del mio cor penoso.»
  88. Le lacrime colando per la casta
  89. bocca, ei gustava nell’amaro sale
  90. la dolcezza che ad ogni altra sovrasta.
  91. Ma non tu piangi, o Amà zone regale.
  92. Una intrepida forza t’azzurreggia
  93. negli occhi, sotto il lino monacale,
  94. se il braccio lacerato dalla scheggia
  95. sostieni o la man tronca fasci o bagni
  96. le labbra al sitibondo che vaneggia.
  97. Non lacrime, non gemiti, non lagni.
  98. Quegli che vinse fuor della trincera,
  99. vuol col silenzio vincere i compagni.
  100. E quegli che di vivere non spera
  101. già  fiammeggiar nel gelido lenzuolo
  102. sente i tre ferzi della sua bandiera.
  103. Qual novo giorno splenderà  sul molo
  104. popoloso, laggiù? La Patria è tutta
  105. pallida, in piedi, con un và³lto solo.
  106. Pallida, in piedi, con la gota asciutta,
  107. serra nel petto i nomi de’ suoi morti.
  108. Guarda lontano. E il mar non li ributta.
  109. Quale mistico approdo è atteso? I porti
  110. sono solenni come cattedrali.
  111. Donna di Francia, or sai quel che tu porti.
  112. Tu porti con la nave i sogni e l’ali
  113. e le rose future e il novo canto
  114. in quel cumulo d’anime e di mali.
  115. L’angioino vascello non più santo
  116. era allorché recava il grande spoglio
  117. del Re che volse in cenere il suo manto.
  118. Ben ti sovviene. Il funebre convoglio
  119. ven’a cos’ pel Mar siciliano
  120. con l’oste e col navile in gran cordoglio.
  121. E il Re col suo soave Gian Tristano
  122. stavasi in bara; e, qual lo pinse Giotto
  123. in Fiorenza, il cordiglio francescano
  124. nell’una man tenea forse e di sotto
  125. al drappo azzurro e al vaio e a’ fiordiligi
  126. avea su l’ossa il cà mice incorrotto.
  127. Era lontano in Santo Dionigi
  128. il sepolcro, guardata dalla morte
  129. la via lunga di Trapani a Parigi.
  130. Re Tibaldo morivasi alle porte
  131. dell’Invitta, Isabella d’Aragona
  132. sentiva già  l’orrore della sorte
  133. imboscata ne’ monti ove risuona
  134. giù per la costa calabra il maligno
  135. guado che lei travolse e la corona.
  136. E il Nasuto, il carnefice ulivigno
  137. de’ biondi Svevi, in terra di baldoria
  138. gli usci franceschi tinti di sanguigno
  139. non si sognava già , né la sua boria
  140. vedeva il luned’ di Risurresso
  141. e le galere di Rugger di Loria,
  142. quand’ebbe offerto in pegno di possesso
  143. eterno a Monreale il Cor beato
  144. e in Palermo il Lambello ebbe rimpresso.
  145. Ora a Palermo per divino fato
  146. il Fiordaliso ed il Lambel vermiglio
  147. raddotto hai tu, non in vessillo issato,
  148. o Elena di Francia, ma in naviglio
  149. ricrociato d’amore e di dolore
  150. ove tu splendi come il più gran giglio.
  151. «Cos’ è germinato questo fiore!»
  152. par sorrida colui che su la roccia
  153. del sacro balzo, ove l’umano errore
  154. si purga, Ugo Ciapetta che rimproccia
  155. suo seme ha visto tutto vòlto in giuso
  156. fonder per gli occhi il male a goccia a goccia.
  157. «Nuova luce percote il viso chiuso»
  158. dice la Voce. E dice: «Qui si monta».
  159. Ed ovunque il suo spirito è diffuso.
  160. La sua forza gentile austera e pronta
  161. è la tempra dell’aria. O Italia bella,
  162. or sei fissa al tuo Sol che non tramonta.
  163. O dolce Francia, o unica sorella,
  164. per la muta speranza che s’inclina
  165. su le chiare acque della tua Mosella,
  166. per la memoria pia di Valentina
  167. che, fedele al suo lutto, patir volle
  168. senza tregua nel cor l’acuta spina,
  169. pei campi onde l’allodola tua folle
  170. balza chiamando, e i pioppi della Mosa
  171. fremono, e il sangue grida nelle zolle,
  172. Francia, ricevi e serba la gioiosa
  173. promessa che ti fa, d’una vendetta
  174. più grande, questa carne sanguinosa.
  175. Taglia per noi con la tua vecchia accetta
  176. un ramo della quercia di Lorena,
  177. sul colle ove Giovanna è alla vedetta,
  178. intreccia al ramo rude la verbena
  179. già  sacra ai nostri padri, ed a noi manda.
  180. Su le Statue velate il ciel balena.
  181. Balena anche per noi da quella banda.
  182. Sul Campidoglio senza Feziali
  183. sospenderemo noi la tua ghirlanda.
  184. E tu òccupa il ciel con le tue ali,
  185. guerriera alata. Noi le navi forti
  186. spingeremo nel mar dai nostri scali.
  187. O Elena, che in fronte ai nostri morti
  188. impressa vedi la virtù di Roma,
  189. pel gran patto latino oggi tu porti
  190. la verbena augurale entro la chioma.