Mi sembra simile a un dio

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Catullo, Carmina, 51

di Carlo Zacco

Carmina

 

LI. Ad Lesbiam

 

Ille

mi videtur

esse

par deo,

ille,

si fas est,

[videtur] superare divos,

[ille] qui

Egli

mi sembra

che sia

pari a un dio,

egli,

se è lecito [dirlo],

[sembra] superare gli dei,

[egli ] che

 

sedens

adversus

identidem

te spectat et audit

ridentem

dulce,

quod

sedendoti

di fronte

continuamente

ti guarda e ti ascolta

mentre ridi

dolcemente,

e questo

 

mihi misero

eripit

omnis sensus:

nam

simul

te, Lesbia, aspexi,

nihil

mi est super

a me infelice

toglie via

ogni senso:

infatti

non appena

te, Lesbia, ti vedo,

nulla

mi rimane

 

[vocis in ore].

Sed lingua

torpet,

flamma

tenuis

demanat

sub artus,

[voce nella bocca].

Ma la lingua

intorpidisce,

una fiamma

sottile

scorre giù

dentro le membra,

 

aures

tintinant

sonitu

suopte,

gemina lumina

teguntur

nocte.

le orecchie

mi ronzano

di un suono

proprio,

entrambi gli occhi

sono coperti

dalla notte.

 

Otium,

Catulle,

tibi molestum est:

otio

exsultas

nimiumque gestis:

otium

prius

Lozio,

Catullo,

ti è molesto:

a causa dellozio

ti esalti

e ti ecciti troppo:

lozio

 

 

perdidit

et reges

et beatas urbes.

rovinò

e re

 e fortunate città.

 

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