Norme per costruire alveari

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Virgilio, Georgiche, IV, 33-50

di Carlo Zacco

 

Georgiche, Libro IV

 

33 – 50. Norme per costruire alveari

 

Ipsa alvaria autem

seu tibi

fuerint suta

corticibus cavatis,

seu texta

vimine lento,

Gli stessi alveari poi

sia che tu

li abbia unimi

a cortecce cave,

sia intrecciate

a vimine molle,

 

habeant

aditus

angustos:

nam

hiems

cogit

mella

frigore,

que calor

abbiano

un ingresso

stretto:

infatti

l’inverno

rapprende

il miele

col freddo,

e il calore

 

remittit

eadem

liquefacta.

Apibus

metuenda [sunt]

pariter

utraque vis;

rende

lo stesso

liquido.

Le api

devono temere

allo stesso m odo

entrambe le forze;

 

neque

nequiquam

illae

linunt

cera

certatim

tenuia spiramenta

in tectis;

e non

per nulla

esse

coprono

con la cera

a gara

lievi spiragli

nelle loro cellette;

 

explent

oras

que fuco

et floribus

que haec ipsa ad munera

servant

gluten

riempiono

le aperture

con mastice

e con fiori

e proprio a tale scopo

conservano

un glutine

 

collectum

et lentius

visco

et pice

Idae Phrygiae.

Etiam saepe,

si est vera

da esse raccolto

e più tenace

del visco

e della pece

dell’Ida di Frigia.

Pure spesso,

se è vero

 

fama,

fovere

larem

effossis

latebris

sub terra,

que repertae

ciò  che si dice,

tengono al caldo

case

scavando

nascondigli

sub terra,

ne sono state trovate

 

penitus

que cavis

pumicibus

que antro

exesae

arboris.

Tu

tamen

in profondità

e nelle cavità

della pomice

e negli antri

erose

degli alberi.

Tu

in ogni caso

 

fovens,

et ungue

circum

cubilia

rimosa

limo

levi,

 

per tenere il calore,

ungi

intorno

i loro giacigli

pieni di fessure

con fango

molle,

 

 

et superinice

frondes

raras.

Neu

sine

propius

tectis

taxum

e gettavi sopra

frondi

rade.

E non

consentire

che troppo vicino

alle loro dimore

vi sia tasso

 

neve

ure

cancros

rubentes

foco,

neu crede

paludi

altae,

aut ubi

e non

bruciare

granchi

arrossendoli

nel fuoco,

e non fidarti

di paludi

profonde,

o dove vi sia

 

gravis odor

caeni,

aut ubi saxa

concava sonant

pulsu

que resultat

imago vocis

offensa.

forte odore

di fango,

o le rocce

cave suonino

ai colpi

e risulti

una eco

sgradevole.

 

 

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