O carro vuoto sul binario morto

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da Frammenti lirici

di Clemente Rebora

O carro vuoto sul binario morto,

Ecco per te la merce rude d’urti

E tonfi. Gravido ora pesi

Sui telai tesi;

Ma nei ràntoli gonfi

Si crolla fumida e viene

Annusando con fàscino orribile

La macchina ad aggiogarti.

Via dal tuo spazio assorto

All’aspro rullare d’acciaio

Al trabalzante stridere dei freni,

Incatenato nel gregge

Per l’immutabile legge

Del continuo aperto cammino:

E trascinato tramandi

E irrigidito rattieni

Le chiuse forze inespresse

Su ruote vicine e rotaie

Incongiungibili e oppresse,

Sotto il cielo che balzàno

Nel labirinto dei giorni

Nel bivio delle stagioni

Contro la noia sguinzaglia l’eterno,

Verso l’amore pertugia l’esteso,

E non muore e vorrebbe, e non vive e vorrebbe,

Mentre la terra gli chiede il suo verbo

E appassionata nel volere acerbo

Paga col sangue, sola, la sua fede.

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