Pirandello

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Introduzione a Pirandello

di Stella

Pirandello nasce ad Agrigento nel 1867 (allora Girgenti, antica colonia dell’impero bizantino) nella tenuta di famiglia chiamata “Caos”.

La vita familiare apparentemente serena, era dominata dalla forte personalità del padre: per questo il poeta concepiva la famiglia come una trappola.

Si laureò nel 1891 a Bonn, con una tesi in lingua tedesca sui suoni del dialetto agrigentino. Tornato in Sicilia accettò di sposare Antonietta Portulano, figlia di un socio in affari del padre; donna bellissima ma psicologicamente fragile. Grazie all’aiuto economico del padre la coppia visse a Roma dove Pirandello che aveva gia composto il romanzo “L’Esclusa”, conobbe intellettuali tra cui Capuana, che lo incoraggiò nel suo mestiere di scrittore.

Gli inizi del matrimonio furono felici ed ebbero tre figli. Successivamente una frana distrusse la miniera di zolfo dove lavorava il padre, causando un disastro finanziario che compromise la salute mentale della moglie per tutta la vita. Questo fu il periodo in cui Pirandello scrisse il “Fu Mattia Pascal”, il più celebre dei suoi romanzi.

Nel 1908 scrisse il saggio più importante “L’Umorismo”, entrando in polemica con Benedetto Croce per il quale la realtà è razionale e sicuramente comprensibile.

Intanto la malattia della moglie peggiorava.

Sotto richiesta di alcuni capocomici cominciò a scrivere opere teatrali e nel 1917 fece rappresentare “Così è se vi pare”, nella quale è rappresentata l’impossibilità di giungere a una verità che sia uguale per tutti.

Nel 1919 la moglie fu internata in una clinica, dove rimase fino alla morte.

Nel 1921 scrisse “Sei personaggi in cerca d’autore” che principalmente venne criticato ma dopo pochi mesi divenne un trionfo in Europa a New York e a Tokyo.

Si tratta del suo primo esperimento di teatro nel teatro. In seguito scrisse un altro capolavoro “Enrico IV” interpretato da Ruggero Ruggeri.

Questo fu il periodo durante il quale cominciò a viaggiare all’estero per seguire le compagnie teatrali che rappresentavano le sue commedie.

Nel 1924 dopo il delitto Matteotti, s’iscrisse al partito fascista, questo però non fece sì che egli diventasse uno strumento del regime.

L’ultima stagione creativa fu il “teatro dei miti”; si tratta di un teatro che tenta di fondare valori, di trovare soluzioni al problema del vivere umano attraverso la religione e l’arte. Egli volle definirlo una trilogia (La nuova colonia, Lazzaro e I giganti della montagna), nella quale l’autore si chiedeva se i valori potessero risolvere i problemi dell’uomo.

Nel 1926 scrisse “Uno, nessuno, centomila”.

Nel 1934 ricevette il premio Nobel per la letteratura.

Morì nel 1936 per un attacco di polmonite, mentre stava realizzando la cinematografia del “Fu Mattia Pascal”.

 

Le opere

La poetica comprende principalmente novelle, romanzi ed opere teatrali, ma anche raccolte di versi e alcuni saggi.

Saggio=Umorismo”: i temi trattati sono la comicità e l’umorismo.

La comicità ovvero l’avvertimento del contrario, si determina quando con superficialità notiamo qualcosa che va contro la norma (fa ridere); mentre nell’umorismo interviene la riflessione che corrisponde al sentimento del contrario, e si determina quando il nostro atteggiamento è meno frettoloso e nasce in noi la riflessione che ci fa scoprire le origini di ciò che ci faceva ridere (fa sorridere).

Novelle= Pirandello raccolse le sue novelle sotto un unico titolo: “Novelle per un anno”, comprendenti anche “La patente” e “La carriola”.

La patente”: racconta la storia di un uomo che tutti pensavano fosse uno iettatore. Inizialmente vi è una situazione comica, mentre l’umorismo subentra quando il protagonista afferma che a causa di questa maldicenza ha perso il lavoro, nessuno vuole sposare le sue figlie e non sa come curare la moglie malata. E’ per questo che decide di richiedere una “patente”, che riconosceva la sua fama di iettatore in modo tale che egli potesse ricavare denaro da tutto ciò.

La carriola”: il protagonista si sente non nato poiché si sente il protagonista della sua vita a lui estranea. Un giorno quest’uomo sempre serio ed impostato, viene colto da un attacco di pazzia che si ripercuote sul cane. Gli fa eseguire la carriola, assicurandosi di non essere visto da nessuno. Egli si sfoga con il cane perché l’unico in grado di non rivelare la sua vera identità.

Queste possono essere suddivise in tre periodi:

I periodo: novelle ambientate in Sicilia, che hanno per protagonisti i contadini (La giara, Liolà);

II periodo: novelle ambientate a Roma, i cui protagonisti appartenevano al ceto Borghese (La carriola, Il treno ha fischiato).

Da esse emerge il carattere del personaggio pirandelliano. Esso è in genere di bassa estrazione sociale e pervaso da un forte senso di frustrazione e di vuoto, ha scarsa considerazione di se stesso e attraversa una forte crisi d’identità. Infine, negli ultimi anni della sua vita che corrispondono al III periodo, Pirandello compone Novelle surreali (Il soffio).

Spesso l’autore caratterizza i suoi personaggi attraverso vistosi difetti fisici o tic nervosi che simboleggiano una sofferenza interiore.

Romanzi=

  • “L’esclusa”: falsamente verista –naturalista- poiché vuole, mettere in risalto le contraddizioni sociali;
  • “Fu Mattia Pascal”: che elaborò in poco tempo;

  • “Uno, nessuno, centomila”; che nei lunghi anni di elaborazione si trasformò in una specie di diario. E’ il romanzo più filosofico dell’autore;
  • “I vecchi e i giovani”: tratta di uno scontro generazionale.

Opere teatrali=

  • “ Così è (se vi pare) “;
  • “Sei personaggi in cerca d’autore”;
  • “Lazzaro”;
  • “I giganti della montagna”;
  • “L’uomo dal fiore in bocca”.

 

IL PENSIERO E LA POETICA

Nella formazione culturale, Pirandello, incontrò l’opera dei grandi veristi: Capuana, Verga, De Roberto. S’interessò anche agli studi di psicologia di Alfred Binet (Le alterazioni della personalità) e a quelli del relativismo di George Simmel il quale affermava che non esiste una verità assoluta ma solo una soggettiva. Per lui la vita è un continuo fluire che crea “forme” che poi deve distruggere. Questi termini di “vita e forma” saranno usati nell’ ”Umorismo”.

Pirandello vede la realtà come un magma caotico, dal quale però si stacca per affermare la propria identità attraverso una maschera che non gli permette di vivere.

Tutta la poetica di Pirandello si può riassumere in un solo concetto il relativismo.

Pirandello s’inspira alle teorie di Freud anche se a differenza di Svevo non lo ha mai letto.

Il Relativismo corrisponde alla frantumazione dell’io: l’uomo non è una sola persona ma si suddivide in tante persone. Da ciò deriva che non esistono delle verità e dei valori assoluti: ognuno percepisce la realtà non per quello che è ma per come la vede in un determinato momento, a seconda anche della propria educazione (religione, famiglia, ecc).

Il Relativismo corrisponde al dualismo tra vita e forma: la vita è un libero fluire degli istinti umani e la forma è una maschera che la società ci impone. Di maschere ce ne sono due: un’attribuita da noi stessi e un’altra che ci viene imposta dalla società, e che c’imprigiona nella trappola delle convenzioni sociali. La prima trappola è la famiglia. Si diventa così forestieri della vita e spettatori della vita altrui. La realtà è multiforme poiché ognuno la guarda con occhi propri.

Secondo Freud nell’uomo esistono tre personalità: Es= che corrisponde all’io inconscio; Io= che corrisponde all’io cosciente e che è il tramite tra l’Es e il Superio; Superio= che corrisponde alla maschera pirandelliana.

Per fuggire da questa realtà esistono tre possibilità: il suicidio; la pazzia (qui emerge l’elemento autobiografico che si ricollega alla pazzia della moglie); e infine il vedersi vivere, che è un po’ come morire (la vita non la vivo ma la vedo dal di fuori).

Egli, insieme a Svevo, rappresenta la crisi dell’uomo che ha visto crollare tutti i valori della civiltà borghese. Originale prodotto della sua riflessione è la Lanterninosofia: che corrisponde al rapporto tra uomo e mondo. Gli uomini rispetto alle altre specie hanno il privilegio di “sentirsi vivere”. Essi lo usano come strumento di conoscenza del mondo esterno, illudendosi di averne una conoscenza oggettiva. In realtà ognuno di noi ha un’idea soggettiva del mondo esterno. Questo sentimento della vita è paragonabile a un lanternino (sapienza) colorato, che ci portiamo appresso e che diffonde un chiarore debole che fa apparire minaccioso il buio. Con questi lanternini noi alimentiamo i grandi lanternoni delle ideologie, che in determinati periodi della vita cadono e ci lasciano vagare nel buio. Noi abbiamo così inadeguati strumenti di conoscenza, da cui ricaviamo un senso di smarrimento per il buio che ci circonda.

A questa situazione pessimistica Pirandello cerca una soluzione attraverso il “teatro dei miti”.

 

DIFFERENZE PIRANDELLO/SVEVO

P: più pessimista, applica la teoria del relativismo (incomunicabilità), trattando il rapporto tra l’uomo e la società.

S: tratta il rapporto tra l’uomo e il suo inconscio.

P: Umorismo.

S: Ironia.

Per risolvere la crisi storica, che ebbe come conseguenza l’annullamento di tutti i valori in cui credere:

Pascoli: si chiude in se stesso risolvendola a livello autobiografico;

D’Annunzio: si rifugia nell’arte trattando il tema del superuomo e dell’estetismo.

Svevo e Pirandello: trattano questa crisi non a livello individuale ma spostando l’attenzione a tutta la società borghese.

Verga: fotografava la realtà

Pirandello: per lui non esiste una realtà assoluta, e manca quindi una realtà oggettiva.

 

“Fu Mattia Pascal”

E’ la storia di un giovane di paese Mattia Pascal: nullafacente, pieno di debiti e con una situazione familiare opprimente. Pirandello parte da questo modulo veristico, che sarà superato subito dopo. E’ infatti per un caso che il giovane vince un’ingente somma di denaro al casinò ed è ancora per caso che legge sul giornale la notizia della sua morte. Inizialmente decide di assecondare lo scambio di persona: decide infatti di prendere in affitto una camera a Roma con una nuova identità, quella di Adriano Meis. S’innamora, corrisposto, di una ragazza ma la situazione diverrà ben presto insostenibile. Decide, allora, di simulare un suicidio per ritornare al suo paese natale. Ma nemmeno qui trova alcuna possibilità di inserimento: la moglie si è felicemente risposata e il suo posto di bibliotecario è stato ricoperto da qualcun’altro. Egli non è più nessuno.

“Uno, nessuno, centomila”

Il romanzo ha inizio da una scoperta apparentemente banale del protagonista che, guardandosi allo specchio, scopre di avere il naso che pende verso destra. Sua moglie, invece, lo sa da sempre. Da questa situazione il protagonista ricava considerazioni allarmanti: egli non si vede come lo vedono gli altri, ma gli altri vedono in lui cose che egli ignora. Inoltre, ognuno lo vede in maniera diversa. Egli è quindi uno per sé, ma centomila per gli altri: quindi egli è nessuno.

 “L’esclusa”

La storia si svolge nell’ambiente chiuso della Sicilia dove una giovane, sospettata dal marito di avere un amante, viene cacciata da casa anche se innocente. La donna si trasferisce altrove, e inizia così una relazione con un altro uomo, per sentirsi veramente colpevole della pena che sta scontando. Quando realmente compie l’adulterio, viene invece riaccolta in casa.

Audio Lezioni su Luigi Pirandello del prof. Gaudio

Ascolta “Luigi Pirandello” su Spreaker.

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