Popieluszko

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Popieluszko, il film che vede fare l’attore il cardinale Glemp in persona

rischia di sparire dalle sale cinematografiche senza che quasi nessuno lo abbia visto

Si parla tanto dei video, dei programmi tv e dei film che corrompono e degradano la gioventù, facendone dei decerebrati, ma poi può succedere che una volta tanto che qualcuno mette l’impegno, l’energia e le risorse finanziarie in un prodotto importante, quasi nessuno lo venga a sapere!

Si lascia così fallire l’iniziativa, spegnere gli slanci, scoraggiare gli emuli.

E’ il caso del film “Popieluszko“, uscito in queste settimane nei cinema ma ignorato dalla grande stampa e quindi anche dal pubblico.

Non lasciamo che succeda anche per Popieluszko, un film che ha al centro il Pontefice Giovanni Paolo II, il boicottaggio che ha subito Katyn.

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“Popieluszko” è  la storia chiave del nostro tempo, la storia degli operai cattolici di Solidarnosc che quando scioperano mandano a chiamare un prete che celebri la messa in fabbrica, operai che si battono per avere i diritti sindacali  – in un paese comunista – e quando arriva il prete si buttano in ginocchio a confessarsi, operai che in corteo sfidano il potere anche recitando il rosario.

E’ la storia della sollevazione dei paesi dell’Est europeo, percorsa dalla figura e dalle parole di Giovanni Paolo II, che in tre visite al suo paese, l’ultima sulla tomba di Padre Popieluszko stesso, incoraggia, conforta e invoca lo Spirito a rinnovare la sua terra.

E’ la storia di padre Jerzy Popieluszko, martire. Popieluszko era il sacerdote di Solidarnosc, che non si tira indietro, parla, dà l’esempio. Massacrato dai boia del regime comunista, viene buttato, forse ancora vivo, nella Vistola.

Cinque anni dopo, Mosca ordina di lasciar demolire il muro di Berlino, ma è in quello stesso 1984 che aveva cambiato tattica, cominciato le sue prese di contatto con i compagni dei vari paesi europei e a parlare di “casa comune europea”.

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Il crollo del muro ha colto il mondo intero di sorpresa. Ma che è successo?

E’ successo che i sovietici con Gorbaciov hanno detto ai vopos, che pattugliavano armati da 45 anni, di lasciarlo demolire. Perché? Perchè Solidarnosc aveva dimostrato che la gente non aveva più paura. Ricordate le famose parole con cui Giovanni Paolo Magno iniziò il suo pontificato? Non abbiate paura. Se i regimi non riescono a intimidire è finita. La storia dei regimi è storia della paura.

Così hanno deciso di arrendersi e di cambiare nome. Il comunismo? Figurarsi, abbiamo scherzato…..-

E insieme al comunismo dimentichiamo anche Solidarnosc, che è meglio.

Se i regimi non riescono a intimidire è finita.

La storia dei regimi è storia della paura. 

Per questo NON bisogna dimenticare, per questo bisogna seguire, studiare e riferire al nostro prossimo, il più possibile, la verità che conosciamo.

Il film è lungo due ore ma non so davvero come avrebbe potuto essere più corto e riuscire lo stesso a rendere l’idea di cosa avvenne, e di cosa potrebbe ancora avvenire.

Fra gli attori è il Cardinale emerito di Varsavia Josef Glemp, 80 anni in dicembre, che impersona se stesso. Hanno ricostruito parola per parola i suoi discorsi con Popieluszko.

Il film finisce con il martirio di Popieluszko, ma si esce con la convinzione che per quanto la coerenza costi, coerenti bisogna essere.

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Regia Rafal Wieczynski
Cast Adam Woronowicz, Zbigniew
Zamachowski, Marek Frackowiak,
Artur Balczynski, Adam Biedrzycki

Vieni mercoledì 2 o giovedì 3 dicembre 2009 presso il cinema teatro Cristallo o cerca un cinema nella tua città che lo proietti

Centro Culturale Città Viva Cesano Boscone

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