Ricerca sul PREROMANTICISMO

Negli  ultimi decenni del 1700 si esprime,  soprattutto  nella letteratura  inglese e tedesca, una nuova sensibilità, per  molti aspetti  opposta  a quella del razionalismo illuministico.  Si  è convenuto di chiamare questo nuovo atteggiamento, nella sua  fase iniziale,  “Preromanticismo“, perché costituisce la premessa  del Romanticismo.

La   nuova  letteratura  è   caratterizzata   dall’esaltazione dell’individualità  singola e del sentimento,  dalla  confessione lirica dell’io, ripiegato in una malinconica solitudine,  pervaso da un senso drammatico e doloroso del vivere e da una  concezione pessimistica della realtà, in contrasto con certi aspetti  troppo approssimativamente ottimistici dell’Illuminismo.

La  tristezza e l’inquietudine preromantiche si  esprimono  in visioni notturne, lugubri, sepolcrali, in meditazioni meste sulla morte  e  in  una  visione  sentita  come   forza   selvaggia   e misteriosamente consonante con il sentimento umano.

I nuovi testi che compiono trionfalmente il giro d’Europa sono gli  “Idilli” del zurighese Gessner, l’“Eleg’a sopra un  cimitero campestre”  dell’inglese  Gray,  a cui in parte  si  ispirerà  il Foscolo  nei  “Sepolcri”, i  “Canti di Ossian”   dello   scozzese Macpherson,  “La  nuova Eloisa” del ginevrino  Rousseau  (romanzo epistolare che sviluppò i temi del sentimento amoroso, del  sogno e  dei  paesaggi solitari) e “I dolori del  giovane  Werter”  del grande  poeta tedesco Goethe (romanzo epistolare  traboccante  di passione  e  di sentimento, che introdusse il tema  di  “amore  e morte”): anche a questi due romanzi si ispirerà il Foscolo  nelle “Ultime lettere di Jacopo Ortis”.

Il  giovane  Goethe fece parte  del   movimento   preromantico tedesco  dello  “Sturm und Drang“  (“Tempesta  e  assalto”)   che polemizzò  aspramente  contro il   razionalismo   della   cultura francese dominante in Germania e contro il classicismo,  definiti artificiosi,  falsi e antinazionali, e accusati di  soffocare  la libera  creatività  dell’artista con la loro  minuziosa  e  arida precettistica. I giovani dello “Sturm und Drang” rivalutarono per contro la poesia popolare e nazionale tedesca, rintracciandone le origini  nella  civiltà medioevale   germanica,   ed   esaltarono l’individualità,  la  passionalità, la fantasia  e   la   libertà assoluta della creazione dell’artista.

Tutti  questi  testi furono tradotti in italiano  in  modo  da contemperare la sensibilità preromantica con la nostra tradizione letteraria: su di essi si educheranno cos’ l’Alfieri, il  Foscolo e il Leopardi.

La  traduzione più fortunata fu quella dei “Canti di  Ossian“, effettuata da Melchiorre Cesarotti, padovano, che condusse vita dedita agli studi  e all’insegnamento. Suo discepolo fu saltuariamente  anche il Foscolo.

La  sua  fu una traduzione-rifacimento. Infatti  il  Cesarotti giunse a una felicissima e originale traduzione,  prevalentemente in  versi endecasillabi sciolti (cioè senza rima), dei “Canti  di Ossian”,  pubblicati in prosa ritmica fra il 1760 e il  1773  dal letterato  scozzese  Macpherson, rivelando  potentemente  per  la prima  volta ai lettori italiani il paesaggio nordico con i  suoi moduli   sentimentali   (orride   visioni   notturne,    paesaggi crepuscolari e lunari, meditazione sulle tombe).

Il letterato scozzese Macpherson aveva realizzato “I poemi  di Ossian”  o   “Canti di Ossian”   sviluppando   antiche   leggende scozzesi,  e  li aveva presentati come una  traduzione  di  poemi risalenti a Ossian, mitico poeta-cantore del III secolo,  vecchio e  cieco, che cantò le grandezze e le sventure della  sua  gente, culminate  nella sfortunata impresa in cui suo padre Fingal  e  i suoi  trovarono la morte ed egli fu l’unico sopravvissuto.  Anche quando  si  scopr’  che i “Canti di Ossian”   erano   un   falso, continuarono a incontrare un vivissimo successo nell’Europa ormai avviata verso una sensibilità romantica. Cos’ ebbe fortuna, oltre la poesia notturna e sepolcrale, ancor più quella ossianica.

A  diffondere in Italia il gusto della poesia ossianica fu  il Cesarotti che con la sua celebre traduzione-rifacimento contribu’ maggiormente, nel 1700, a trasformare il gusto poetico in  Italia e   quindi occupa il posto di maggior rilievo fra i  preromantici italiani.  Egli infatti rese la prosa ritmica del Macpherson  nei metri  della  nostra  lingua poetica  sviluppatasi  dal  Petrarca all’Arcadia, facendo entrare in modo originalissimo un’opera  del tutto nuova nella nostra tradizione lirica, andando ben oltre  il tentativo di ringiovanire il nostro linguaggio poetico  additando un  esempio straniero, perché egli diffuse dalla sua cattedra  di Padova, con la  traduzione-rifacimento dei “Canti di Ossian”,  il suo ideale poetico ormai decisamente preromantico, cioè un ideale di  poesia  non più razionale bensì  sentimentale,  passionale  e fantastica.

Importantissimo fu, in particolare, il modello stilistico  che il Cesarotti offr’ con il suo nuovo endecasillabo, caratterizzato da  forti  spezzature e da  un  ritmo   patetico   e   concitato, immaginoso  e ardito, atto a esprimere efficacemente  lo  spirito primitivo  e la passionalità della poesia ossianica.  Per  questo l’“Ossian”  del  Cesarotti esercitò un  notevole  influsso  sulla poesia  dell’Alfieri,  del Foscolo e  del  Leopardi,  intimamente aperti, nonostante la loro formazione classica, alle  suggestioni più profonde del Romanticismo.

Spunti della nuova sensibilità preromantica si trovano in vari scrittori  e poeti del  nostro  secondo  1700,  ma  colui che  la approfond’ meglio fu l’Alfieri, per il quale il critico Benedetto Croce  ha coniato l’epiteto di “protoromantico”, per indicare  la prima fase di un gusto e di una sensibilità oramai romantici.

ricerca della classe 4c 2005  Sezione serale
Istituto di Istruzione Superiore
“L. Scarambone”  Lecce