Riflessioni di Freud sulla guerra

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Nel 1931 lIstituto Internazionale per la Cooperazione promosse, per conto della Società delle Nazioni, una serie di dibattiti tra le personalità più in vista dell’epoca su temi d’attualità. Einstein, contattato per questa iniziativa suggerì il nome di Sigmund Freud, che accettò uno scambio epistolare con lui sul tema della guerra.  Le lettere furono pubblicate nel 1933 col titolo di perché la guerra?” Einsteìn apre la sua lettera individuando alcuni fattori come possibile spiegazione dei fenomeno, quali il nazionalismo e la sete di potere di alcuni stati sottolineando comunque che essi non sono sufficienti per capire come masse accettino la distruzione di altri e il sacrificio di sé stesse.  Suggerisce quindi a Freud, affinché egli la sviluppi alla luce della sua conoscenza della psiche, l’ipotesi che l’uomo sia aggressivo per natura: in periodi normali laggressività è controllata, ma a volte prevale. trasformandosi in psicosi di massa.  Einstein, termina la propria lettera chiedendo se ci sono dei mezzi per evitare queste dinamiche e scongiurare la guerra.  Freud apre la sua risposta con considerazioni di tipo sociologico: tra i primi uomini prevaleva il più forte. I più deboli, che erano più numerosi, si unirono, instaurando il diritto come potere della comunità sui singoli, in grado di controllare la violenza degli individui.  Nonostante ciò, però, i conflitti e le guerre continuano. Freud riprende le considerazioni di Einstein circa la presenza di violenza e aggressività immotivata nella natura umana interpretandola alla luce della propria teoria delle pulsioni.  Nell’uomo sono presenti istinti di vita, Eros, e istinti di morte, Thanatos: queste due pulsioni sono sempre implicate in ogni comportamento che è la risultante di queste due forze.  Laggressività rivolta verso oggetti esterni assume in ogni caso la funzione di scaricare le pulsioni e ha quindi per l’individuo un effetto benefico; per questo Freud propone di invertire la questione iniziale, chiedendosi non perché ci sia la guerra e la distruzione, ma perché in condizioni normali l’uomo la eviti.  Laggressività è parte insopprimibile della natura umana. Per Freud non c’è modo di eliminarla, occorre semmai individuare le condizioni per evitare la guerra.

Comunque sia nel periodo in cui Einstein e Freud davano vita a queste loro teorie, la situazione internazionale era una miccia pronta ad esplodere, a causa della miseria e dalla frustrazione generata dalla prima guerra mondiale nelle nazioni sottomesse , e a causa dell’avvento di regimi totalitari di carattere fortemente nazionalistico, opprimente e liberticida, al cui proposito sono nel seguito illustrate le caratteristiche del nazismo, fascismo e stalinismo.

dalla tesina multidisciplinare esame di stato 2005 di Federico Sorrenti

La psicoanalisi in rapporto alla cultura del novecento

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