Ripasso di introduzione alla Divina Commedia,

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al Purgatorio e al Canto Primo del Purgatorio

di Irma Lanucara

INTRODUZIONE ALLA DIVINA COMMEDIA La Divina Commedia racconta il viaggio di Dante attraverso tre mondi: Inferno, Purgatorio, Paradiso, fino alla visione di Dio e al ritorno in vita. Viene ambientato nella settimana santa del 1300, anno del primo giubileo proclamato dalla chiesa cattolica. L’opera è divisa in 3 cantiche (Inferno, Purgatorio, Paradiso), ognuna delle quali a sua volta contiene 33 canti (eccetto l’Inferno che ne ha 34).

La Divina Commedia è scritta in endecasillabi, cioè ogni riga ha 11 sillabe, raggruppati in terzine (ogni verso è composto da 3 righe). La rima è alternata incatenata.

Il poema è scritto in forma allegorica, perché racconta di fatti reali che spesso hanno un significato simbolico. Attraverso tale simbolismo Dante vuole aiutarci a ritrovare la strada giusta abbandonando il peccato.

 

INTRODUZIONE AL PURGATORIO La montagna del Purgatorio si trova su un’isola, l’unica terra emersa dell’emisfero australe, per il resto coperto solo di acque, (ricordiamo che si è formata in seguito alla caduta di Lucifero dal Paradiso, perché la terra, non volendo essere contaminata dal suo contatto, si è allontanata dal suo corpo, dirigendosi verso la volta celeste, quindi nell’emisfero boreale).

 

E’ costituito da 7 cornici, corrispondenti ai 7 peccati capitali (superbia, invidia, avarizia e prodigalità, gola, lussuria, ira e accidia), e vanno dal peccato più grave a quello meno grave man mano che si sale e ci si avvicina a Dio (al contrario dell’Inferno).

 

Nell’anti-purgatorio si trovano i negligenti, coloro che si sono pentiti solo all’ultimo momento (scomunicati, pigri, morte di morte violenta) e ci devono rimanere tutto il tempo della loro vita, fatta eccezione per gli scomunicati. I penitenti però non sono disposti come nell’inferno, ognuno nel cerchio appropriato, perché quello che devono scontare è l’intenzione di peccare e perché ognuno di loro non pecca di una sola colpa.

A differenza dell’Inferno, in cui Dante era l’unico che, pur essendo seguito dall’intera umanità, si muoveva attraverso i gironi, ora la purificazione è collettiva, infatti l’elemento fondamentale del Purgatorio è la coralità, oltre che la mansuetudine (si fa spesso riferimento alle pecore), al contrario di quello che accadeva nell’inferno.

Le anime dei morti pentiti si raccolgono lungo le rive del Tevere, dove attendono di essere portate dall’angelo nocchiero fino alla spiaggetta.

 

Riassunto Canto I Dante e Virgilio, usciti dalla voragine infernale, si trovano sulla spiaggia di un’isola situata nell’emisfero antartico, nella quale si innalza la montagna del purgatorio. Inizia il secondo momento del viaggio di Dante nell’oltretomba, durante il quale argomento del suo canto sarà la purificazione delle anime prima di salire in paradiso: necessaria è perciò la protezione delle Muse, che egli invoca prima che la sua poesia affronti il tema dell’ascesa alla beatitudine eterna. Volgendo lo sguardo verso il polo artico Dante scorge accanto a sé la figura maestosa di un vecchio: è Catone Uticense, che Dio scelse a custode del purgatorio. Catone si suicidò per rimanere fedele ai suoi ideali e, proprio per questo suo rigore morale, viene scelto come custode del Purgatorio (nonostante sia un suicida). Poiché egli li crede due dannati fuggiti dall’Inferno, Virgilio spiega la loro condizione e prega che venga loro concesso di entrare nel purgatorio, promettendo a Catone di ricordarlo alla moglie Marzia, che si trova con Virgilio nel limbo. Ma una legge divina separa definitivamente le anime dell’Inferno da quelle ormai salve; del resto il viaggio di Dante è comunque voluto da Beatrice, che si trova in Paradiso. Infine ordina a Virgilio di cingere Dante con un giunco (simbolo d’umiltà) e di detergergli il volto da ogni bruttura infernale. I due pellegrini si avviano verso la spiaggia del mare per compiere i due riti prescritti da Catone.

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