Riscatta te stesso


Seneca – Epistulae Morales Ad Lucilium, 1

traduzione interlineare di Carlo Zacco

Epistole a Lucilio

 

I. Riscatta te stesso

 

[1]

Ita fac,

mi Lucili:

vindica te tibi,

et collige

et serva

tempus quod

adhuc

 

Fai cos’,

mio Lucilio:

riscatta te stesso,

e custodisci

e conserva

il tempo che

ancora

 

aut auferebatur

aut subripiebatur

aut excidebat.

Persuade tibi

hoc esse

sic ut scribo:

o ti era tolto

o ti era sottratto

o andava perso.

Convinciti

che ciò è

cos’ come ti scrivo:

 

quaedam tempora

eripiuntur nobis,

quaedam subducuntur,

quaedam effluunt.

Turpissima iactura

alcune ore

ci vengono sottratte,

alcune rubate,

alcune ci scappano via.

Gravissimo danno

 

tamen est

quae fit

per neglegentiam.

Et si volueris attendere,

magna pars vitae

el’abitur

tuttavia è

quello fatto

per noncuranza.

E se stai ben attento,

gran parte della vita

scivola via

 

male agentibus,

maxima

nihil agentibus,

tota vita

aliud agentibus.

a chi fa il male,

la maggior parte

a chi non fa nulla,

tutta la vita

a chi fa altro [da quello che dovrebbe].

 

[2]

Quem mihi dabis

qui

ponat aliquod pretium

tempori,

qui aestimet

diem,

qui intellegat

 

Mi trovi qualcuno

che

dia un certo valore

al tempo,

che apprezzi

la sua giornata,

e che capisca

 

se cotidie mori?

In hoc enim fallimur,

quod

prospicimus mortem:

magna pars

come muoia ogni giorno?

In questo infatti sbagliamo,

che

vediamo la morte davanti a noi:

la gran parte

 

eius

iam praeterit;

mors tenet

quidquid aetatis

retro est.

Fac ergo,

mi Lucili,

di essa

è già passata;

l’amorte possiede

qualunque istante

dietro di noi.

Fai dunque,

mio Lucilio,

 

quod scribis

te facere,

complectere

omnes horas;

sic fiet

ut

pendeas

minus

 

ciò che scrivi

già di fare,

tieniti strette

le ore che hai;

cos’ succederà

che

dipenderati

meno

 

 

ex crastino,

si inieceris

manum

hodierno.

Dum differtur

vita transcurrit.

dal domani,

se avrai messo

le mani

nel presente.

Mentre rimandiamo i nostri impegni

la vita passa.

 

[3]

Omnia,

Lucili,

aliena sunt,

tempus tantum

nostrum est;

natura

nos misit

 

 

Tutto,

Lucilio,

apparteiene ad altri,

solo il tempo

è nostro;

la natura

ci ha messo

 

 

in possessionem

huius rei unius

fugacis ac lubricae,

ex qua

expellit

quicumque vult.

in possesso

di questunica cosa

fuggevole e labile,

dalla quale

ci toglie

chiunque lo voglia.

 

Et

stultitia

mortalium

tanta est

ut

patiantur

imputari sibi,

cum

E

la stupidità

dei mortali

è tale

che

sopportano

che vengano loro messi in conto

quando

 

impetravere,

[ea] quae

sunt

minima et vilissima,

certe reparabilia,

nemo

li hanno ottenuti,

quei beni che

sono

insignificanti e vilissimi,

comunque compensabili,

ma nessuno

 

qui tempus accepit

iudicet

se debere

quicquam,

cum interim

hoc unum est quod

che abbia ricevuto il tempo

ritiene

di essere debitore

di alcun che,

mentre intanto

questo è l’unico bene che

 

ne quidem gratus

potest reddere.

 

 

 

nemmeno il più riconoscente

può restituire.

 

 

 

 

[4]

Interrogabis fortasse

quid ego faciam

qui tibi praecipio

ista.

Fatebor ingenue:

 

Forse mi chiederai

che cosa faccia io

che ti prescrivo

queste cose.

te lo dico francamente:

 

 

[facio] quod

evenit

apud luxuriosum

sed diligentem,

ratio mihi constat

impensae

faccio quello che

capita [di fare]

a una persona prodiga

ma attenta,

tengo conto cioè

delle spese.

 

Non possum dicere

nihil [temporis] perdere

sed dicam

quid perdam,

et quare

et quemadmodum;

Non posso dire

che non perdo [tempo]

ma potrei dire

che cosa perdo,

perché,

e in che modo;

 

reddam

causas

paupertatis meae.

Sed evenit mihi

quod

plerisque

posso spiegare

i motivi

della mia scarsezza [di tempo].

Ma mi capita

ciò che [capita]

alla magg.pt.

 

redactis ad inopiam

non suo vitio:

omnes ignoscunt,

nemo succurrit.

 

 

dei caduti in miseria

non per colpa loro:

tutti li giustificano,

nessuno li aiuta.

 

 

 

[5]

Quid ergo est?

non puto pauperem

cui

sat est

quantulumcumque superest;

tamen

 

E quindi?

non stimo povero

quello a cui

è sufficiente

il poco che ha;

ma

 

malo

tu serves

tua,

et incipies

bono tempore.

Nam

ut visum est

 

preferisco

che tu conservi

ciò che hai,

e incomincerai

a buon punto.

Infatti

come è sembrato

 

 

maioribus nostris,

«in fundo

parsimonia

sera est»

in imo enim

ai nostri antenati,

«giunti al fondo [del barile]

la parsimonia [di vino]

è tardiva»

nel fondo infatti

 

non remanet

tantum

minimum

sed pessimum.

Vale.

 

non rimane

soltanto

la parte più scarsa

ma anche la peggiore.

Ciao.