Gli schiavi sono uomini come noi


Seneca – Epistulae Morales Ad Lucilium, 1

traduzione interlineare di Carlo Zacco

Epistole a Lucilio

 

47. Gli schiavi

 

[1]

Libenter

cognovi

ex iis

qui

veniunt

a te

te vivere

familiariter

 

Con piacere

ho saputo

da coloro

che

provengono

dalle tue parti

che vivi

amichevolmente

 

cum

tuis

servis:

hoc

decet

tuam

prudentiam,

hoc [decet]

eruditionem.

con

i tuoi

schiavi:

ciò

si addice

alla tua

saggezza,

ciò (si addice)

alla tua educazione.

 

‘Sunt

servi!.

Immo

homines.

‘Sunt

servi!,

immo

contubernales.

‘Ma sono

schiavi!

Tutt’altro,

sono uomini.

Ma sono

Schiavi,

tutt’altro:

sono compagni.

 

‘Sunt

servi,

immo

humiles

amici.

‘Sunt

servi’,

immo

conservi,

‘Sono

schiavi,

tutt’altro:

semplici

amici.

‘Ma sono

schiavi,

tutt’altro:

compagni di schiavitù,

 

si

cogitaveris

fortunae

licere

tantundem

in

utrosque.

se

pensi

che alla sorte

sono concesse

le stesse cose

verso

di loro e verso di noi.

 

[2]

Itaque

rideo

istos

qui

existimant

turpe

cenare

cum

suo

 

Io dunque

rido

di costoro

che

stimano

vergognoso

cenare

con

il proprio

 

servo:

quare,

nisi

quia

consuetudo

superbissima

circumdedit

servo:

e per quale motivo,

se non

perché

una consuetudine

insolente

pone intorno

 

domino

cenanti

turbam

servorum

stantium?

Ille

est

plus

quam

al padrone

che cena

una folla

di servi

che stanno in piedi?

Egli

mangia

più

di quanto

 

capit,

et onerat

ingenti

aviditate

ventrem

distentum

possa contenere,

e appesantisce

con grande

avidità

il suo stomaco

dilatato

 

ac

iam

desuetum

officio

ventris,

ut

egerat

omnia

e

già

disavvezzo

alla funzione

propria di uno stomaco,

al punto che

vomita

tutto

 

opera

maiore

quam

ingessit.

con fatica

maggiore

di quella impegata

per ingerire.

 

[3]

At

servis

infelicibus

licet

movere

labra

ne in hoc quidem

 

Invece,

ai servi

sfortunati

non è consentito

muovere

le labbra

nemmeno

 

ut

loquantur;

virga

compescitur

omne

murmur,

et

ne quidem

fortuita

per

parlare:

la verga

reprime

ogni

mormorio,

e

nemmeno

quelli involontari

 

sunt excepta

verberibus,

tussis,

sternumenta,

singultus;

silentium

restano fuori (sono esclusi)

dalle bastonate:

tosse,

starnuti,

singhiozzo;

il silenzio

 

interpellatum

ulla

voce

luitur

magno

malo:

tota

nocte

interrotto

dalla  minima

voce

è pagato

a caro

prezzo:

tutta

la notte

 

perstant

ieiuni

mutique.

 

stanno in piedi

digiuni

e zitti.

 

 

[4]

Sic

fit

ut

isti

quibus

coram

domino

non

licet loqui

 

E così

accade

che

quegli stessi

ai quali

di fronte

al padrone

non

è consentito parlare

 

loquantur

de

domino.

At

illi

quibus

non

tantum

coram

 

parlino

(alle spalle) del

padrone.

Ma

quelli

a cui

non

soltanto

di fronte

 

 

dominis

sed

cum

ipsis

erat

sermo,

quorum

os

non consuebatur