Scelta di vita

 

Tibullo, Elegie, I, 1

traduzione interlineare di Carlo Zacco

Elegie

I.1. Scelta di vita

Alius

congerat

sibi

divitias

fulvo auro

et teneat

multa iugera

culti soli,

Un altro

accumuli

per sé

ricchezze

di biondo oro

e tenga

molti iugeri

di terreno coltivato,

quem

terreat

labor adsiduus

vicino hoste,

cui

classica

martia

pulsa

e lo

spaventi pure

una pena continua

del nemico vicino,

e a lui

le trombe

e guerra

suonate

fugent

somnos:

me

mea paupertas

traducat

vita inerti,

dum

meus

facciano passare

il sonno:

me

la mia modestia

mi faccia trascorrere

una vita tranquilla,

purché

il mio

focus

luceat

igne

adsiduo.

Ipse

rusticus

seram

teneras vites

maturo tempore

focolare

arda

di fuoco

continuo.

Io stesso

da contadino

pianterò

tenere viti

nel tempo propizio

et poma

grandia

facili manu;

Nec spes destituat,

sed praebeat

semper

acervos

e alberi da frutto

già grandi

con mano esperta;

Né manchi la speranza,

anzi offra

sempre

covoni

frugum

et

pinguia musta

pleno lacu.

Nam veneror,

seu

stipes

desertus in agris

di biada

e

vino corposo

nel tino colmo.

Infatti porto rispetto

si che

un tronco

solitario nei campi

seu

vetus lapis

in trivio

habet

florida serta,

Et quodcumque

pomum

novus annus

sia che

una vecchia pietra

in un crocicchio

abbia

corone di fiori,

E qualunque

frutto

il nuovo anno

educat

mihi,

ponitur

libatum

ante deo

agricolae.

Flava Ceres,

tibi sit

produca

per me,

è posto

come offerta

davanti al dio

della campagna.

Bionda Cerere,

a te sia

corona spicea

de nostro rure,

quae pendeat

ante fores

templi,

pomosisque in hortis

la corona di spighe

del mio campo,

che penda

davanti alle porte

del tempio,

e negli orti pieni di frutti

ponatur

ruber custos

Priapus,

ut terreat

aves

saeva falce.

Vos quoque,

Lares,

sia posto

il rosso custode

Priapo,

perché spaventi

gli uccelli

con la crudele falce.

E anche voi

Lari,

agri custodes

quondam

felicis,

nunc pauperis,

fertis munera vestra.

Tunc

vitula

caesa

custodi del campo

un tempo

ricco,

ora povero,

ricevete i vostri doni.

Allora

una vitella

immolata

lustrabat

innumeros iuvencos,

nunc

agna

est parva hostia

exigui soli:

purificava

un gran numero di giovenchi,

ora

unagnella

è una piccola vittima

per un piccolo podere:

agna

cadet

vobis,

quam circum

rustica pubes

clamet

‘io

date messes

unagnella

cadrà uccisa

per voi

e intorno ad essa

la gioventù contadina

gridi

‘evviva,

date messi

et bona vina’.

Iam modo

iam possim

vivere

contentus parvo

nec esse

semper deditus

e buoni vini.

Ora finalmente

possa io ora

vivere

contento di poco

e non essere

sempre dedito

longae viae,

sed vitare

ortus

aestivos

Canis

sub umbra

arboris

ad rivos

a lunghi viaggi,

ma evitare

il sorgere

estivo

del Cane

sotto l’ombra

di un albero

presso ruscelli

       della costellazione

praetereuntis aquae;

nec

pudeat

tamen

tenuisse

interdum

bidentem

out increpuisse

d’acqua corrente;

né

provare vergogna

tuttavia

di tenere

talvolta

il bidente

o di incitare

tardos boves,

stimulo

Non pigeat

referre

domum

sinu

agnamve

i buoi che ritardano

col pungolo.

Non mi sia estraneo

riportare

a casa

in grembo

o unagnella

 

fetumve capellae

desertum

matre oblita.

At vos

furesque

lupique

parcite

o il piccolo di capra

lasciato indietro

se la madre se ne è dimenticata.

E voi

belve

e lupi

risparmiate

exiguo pecori:

est praeda petenda

de grege magno.

Hic ego

soleo

lustrare

il mio piccolo gregge:

dovete prendere prede

da un gregge grande.

Qui io

sono solito

purificare

quotannis

pastoremque meum

et spargere

lacte

Palem

placidam.

Adsitis, divi,

ogni anno

il mio pastore

e cospargere

di latte

Pale

perché sia placida.

Proteggetemi dei,

neu spernite vos

dona

e paupere

mensa

nec e puris

fictilibus.

e non disprezzate

i doni

provenienti da una parca

mensa

e da semplici

vasi di terracotta.

Antiquus agrestis

primum

sibi fecit

fictilia pocula,

conposuitque

de facili luto.

Un antico contadino

prima

fece per sé

tazze di terracotta,

e le compose

da tenera argilla.

Non ego requiro

divitias patrum

fructusque,

quos messis condita

tulit

antiquo avo:

satis est

Io non chiedo

le ricchezze

e le rendite

che la messe riposta

procurò

ai miei avi antichi:

mi basta

Parva seges,

satis

si licet

requiescere

lecto

et levare

membra

un modesto raccolto

è sufficiente

se posso

dormire

nel mio letto

e ristorare

le membra

solito toro.

Quam iuvat

audire

ventos

inmites

cubantem,

et continuisse

sul solito divano.

Come è bello

sentire

i venti

che infuriano

mentre sono a letto,

e tenersi stretta

dominam

tenero

sinu.

Aut,

cum

Auster hibernus

fuderit

gelidas aquas

la donna

al morbido

petto.

O,

quando

laustro invernale

farà precipitare

gelide acque

sequi

somnos securum

iuvante

imbre.

Hoc mihi contingat.

abbandonarsi

al sonno tranquillo

con il favore

della pioggia.

Questo mi tocchi in sorte.

Sit dives iure,

qui

potest ferre

furorem

maris

et tristes pluvias.

O quantum est

auri

Sia giustamente ricco

chi

sa sopportare

il furore

del mare

e le tristi piogge.

O quanto vi è

doro

smaragdi,

pereat

potiusque quam

ulla puella

fleat

ob nostras vias.

Te

Messalla

decet

e smeraldi,

perisca

piuttosto che

alcuna ragazza

pianga

per i miei viaggi.

A te,

Messalla,

si addice

bellare

terra marique,

ut

domus

praeferat

hostiles exuvias:

combattere

per terra e per mare,

affinché

la tua casa

faccia bella mostra

dei trofei nemici:

Me

retinent vinctum

vincla

formosae puellae

et sedeo

ianitor

ante

duras fores.

Me

trattengono

le catene

di una bella ragazza,

e siedo

come un portinaio

davanti

alle dure porte.

Non ego curo

laudari,

mea Delia:

dum

tecum modo sim,

quaeso,

vocer

Io non mi preoccupo

di essere lodato,

mia Delia: 

purché

io sia con te,

di grazia,

mi si chiami pure

segnis

inersque.

Te spectem,

cum venerit

hora suprema

mihi;

Te teneam

pigro

e inane.

Che io possa guardarti,

quando sarà giunta

lora suprema

per me;

che possa tenerti

moriens

manu

deficiente.

Flebis me

et

positum lecto

arsuro,

mentre muoio

con la mano

che viene meno.

Mi piangerai,

e,

depostomi sul letto

che sta per ess. bruciato

Delia,

dabis oscula

mixta

et lacrimis Tristibus

flebis:

tua praecordia

non sunt vincta

duro ferro

Delia,

mi darai baci

misti

a lacrime tristi; 

piangerai:

il tuo cuore

non è cinto

di duro ferro,

neque silex stat tibi

in tenero corde

De funere illo

non quisquam iuvenis,

non virgo

né hai una pietra

nel tenero cuore.

Da quel funerale

nessun giovane

né ragazza

poterit referre

domum

lumina sicca.

Tu ne laede

meos manes,

sed parce

crinibus

porterà

a casa

gli occhi asciutti.

Tu non turbare

la mia anima,

ma risparmia

i capelli

solutis

et parce

teneris genis

Delia.

Interea,

dum fata sinunt,

iungamus amores:

sciolti

e risparmia

le tenere gote,

o Delia.

Intanto,

finché il destino lo permette,

uniamo i nostri amori:

Iam veniet

Mors

caput adoperta

tenebris,

Iam subrepet

iners aetas,

Tra poco arriva

la morte

con la testa ricoperta

di tenebre,

tra poco subentra

la vecchiaia

nec decebit

amare, 

nec

dicere blanditias

cano capite.

Nunc est tractanda

e non sarà più opportuno

amare, 

né

dire dolci parole

col capo bianco.

Ora bisogna dare spazio

levis Venus,

dum

non pudet

frangere postes,

et iuvat

inseruisse

rixas.

a Venere leggiadra,

finché

non si prova vergogna

a sbattere le porte,

e giova

lasciarsi coinvolgere

in litigi

Hic ego dux

milesque bonus:

vos, signa

tubaeque,

Ite procul,

ferte volnera

Qui io sono comandante

e buon soldato:

voi, insegne

e trombe,

andate lontano,

portate ferite

cupidis viris,

ferte et opes:

ego,

securus

conposito acervo,

despiciam

agli uomini avidi,

portate anche ricchezze;

io,

sicuro

per le provviste ammucchiate,

possa disprezzare

dites

despiciamque

famem.

le ricchezze

e disprezzare

e la fame.

Audio Lezioni sulla Letteratura Latina del prof. Gaudio

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