Se lamentar augelli, o verdi fronde

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sonetto 279 del Canzoniere di Francesco Petrarca

di Carlo Zacco

Trasfigurazione di Laura

Cambiamenti di Laura. De Sanctis usa questo termine per indicare i cambiamenti della figura di Laura dopo la morte:

1)      Da viva Laura era caratterizzata da un carattere complesso, ambiguo, capriccioso, per certi versi non comprensibile da parte del poeta;

2)      Da morta Laura sembra dare spiegazioni circa i suoi comportamenti sulla terra, e i conti cominciano a quadrare. Inoltre La figura di Laura diventa attiva: di sua iniziativa conforta il poeta, lo consola, lo incoraggia ad attendere un futuro ricongiungimento in cielo.

Cambiamenti nell’io lirico. Naturalmente tutte queste sono proiezioni di Petrarca: a cambiare, in realtà, è l’io lirico, che, come si è detto, riconsidera il suo rapporto con Laura, e quindi anche Laura stessa, sotto una nuova ottica. La morte di Laura fa in modo che Petrarca diventi più risoluto nel perseguire il desiderio di perfezione cristiana. In Particolare:

1)      Il rifiuto di laura, che tanto faceva soffrire Petrarca, in realtà lo ha salvato dalla perdizione: tutta la vicenda è quindi riletta in chiave provvidenzialistica;

2)      La tensione erotica, il desiderio sessuale di Petrarca scompare, e viene sostituito da una tensione unicamente religiosa. Laura morta è colei che è in grado di accompagnare Petrarca in questo nuovo percorso religioso.

I sonetti 279 e 302 sono strettamente legati a livello tematico: in essi vengono raffigurate due epifanie di Laura, o meglio, due fantasie del poeta che si immagina di incontrarla e parlare con lei.

279 – Se lamentar augelli, o verdi fronde

 

Struttura. Anche questo sonetto è diviso in due parti:

1)      Quartine. Il poeta descrive se stesso nell’atto di scrivere versi d’amore immerso in un paesaggio naturale incantevole e suggestivo (locus amoenus); in questo momento gli capita di sentire Laura che risponde ai suoi lamenti;

2)      Terzine. È la risposta di Laura, che parla in prima persona al poeta, e lo consola.

 

   Se lamentar augelli, o verdi fronde

mover soavemente a l’aura estiva,

o roco mormorar di lucide onde

s’ode d’una fiorita et fresca riva,

   la ‘v’io seggia d’amor pensoso et scriva,

lei che ‘l ciel ne mostrò, terra n’asconde,

veggio, et odo, et intendo ch’anchor viva

di si lontano a’ sospir’ miei risponde.

Deh, perché inanzi ‘l tempo ti consume?

– mi dice con pietate – a che pur versi

degli occhi tristi un doloroso fiume?

  Di me non pianger tu, che’ miei dì fersi

morendo eterni, et ne l’interno lume,

quando mostrai de chiuder, gli occhi apersi».

lamentar: lamentarsi;

mover..laura estiva: stormire dolcemente alla brezza estiva;

lucide: limpide;

là ‘vio seggia .. scriva: in un luogo ovvio pensando e scrivendo d’amore; lei: colei;

ne mostrò: ci mostro; insinua la brevità dell’apparizione;

lontano: dal cielo;  tempo: stabilito, prescritto;

 

 consume: struggi;   degli occhi tristi: ‘dagli occhi..

ché: perché;   fersi: si fecero;

l’interno lume: Laura, morendo, apri gli occhi alla visione di Dio, che e luce intellettuale;

interno: fa quasi bisticcio, ed e pure in contrasto con eterni;

occhi: sono oggetto sia di chiuder sia di apersi;

 

 

Analisi. Siamo solo all’inizio del percorso di ricomposizione, a questo livello il poeta è ancora attaccato al ricordo di Laura, e queste visioni, benché fonte di grande consolazione, non gli servono a distaccarsi totalmente da lei. Il percorso di rielaborazione del lutto è appena iniziato.

 

Se lamentar augelli. In questo testo il poeta è ancora identificato col suo oggetto d’amore, e disperato per la sua perdita:

 – un segnale che il contrasto è ancora in parte insanato è il v. 6: lei che ciel ne mostrò, terra nasconde;

 – inoltre non viene detto che il solo sapere che Laura è in cielo sia di consolazione per P: il dubbio rimane.

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