Stefan George


di Carlo Zacco

Stefan George (1868 – 1933) 

La vita. Nasce a Bà¼desheim, un paesino nella Renania, nel 1868 da una famiglia benestante e colta; viaggia per studio in tutta Europa, frequenta il cenacolo di Mallarmé e tenta di trasportare i modi della nuova poesia francese nella sua lingua. La sua infatti è una posia che mescola una profonda formazione classica al simbolismo francese; Geroge creerà  un concetto di poesia elitaria e mistica, di arte per l’arte.

E un personaggio complesso e ambiguo, spesso utilizzato dal nazismo che ne ha interpretato alcuni aspetti della poetica come la ricerca della purezza e dell’assoluto in senso razzista, cioè come esaltazione dell’individuo eccezionale e della razza pura.

George non pensava minimamente a questo tipo di valori, anzi fugge dalla Germania non appena si accorge che il suo messagio è stato travisato.

Verso la fine dell’800 George crea a Monaco un cenacolo di poetica, il George-Kreis, con lintenti di ricercare e raggiungere la poesia ‘pura, ovvero smaterializzata, fuori dalle cose materiali, che si regge su sé stessa, dunque assoluta. C’è in questa poetica un anelito verso loltre umano.

Il cenacolo di George è una sorta di setta, e la poesia una specie di culto; i rapporti tra i componenti della setta richiamano a quelli delle società  segrete. I componenti sono soli uomini, e George era ivi venerato come un maestro .

 

Dalla raccolta: Algabal  – Eliogabalo (1892)

 

Algabal è la raccolta del 1892 da cui sono tratti i due componimenti . Eliogabalo era imperatore romano del III secolo d.C, e George trae spunto da un episodio che lo riguardava: tra le varie altre bizzarrie l’imperatore aveva fatto cotruire un giardino sotterraneo.

 

1) Ne aria ne calore servono al mio giardino

Mein garten bedarf nicht luft und nicht wà¤rme,

Der garten den ich mir selber erbaut

Und seiner và¶gel leblose schwà¤rme

Haben noch nie einen frà¼hling geschaut.

Von kohle die stà¤mme, von kohle die à¤ste

Und dà¼stere felder am dà¼steren rain

Der frà¼chte nimmer gebrochene là¤ste

Glà¤nzen wie lava im pinien-hain.

Ein grauer schein aus verborgener hà¶hle

Verrà¤t nicht wann morgen wann abend naht

Und staubige dà¼nste der mandel-à¶le

Schweben auf beeten und anger und saat.

Wie zeug ich dich aber im heiligtume,

– So fragt ich wenn ich es sinnend durchmas

In kà¼hnen gespinsten der sorge vergass –

Dunkle grosse schwarze blume?

In questo componimento viene esaltato proprio questo giardino sotterraneo e artificiale; Sono due i temi fondamentali:

• lautocompiacimento per aver riprodotto uno scorcio di natura artificiale ed eterna;

• langosciosa consapevolezza che questa natura parallela non può essere generatrice di vita;

Eliogabalo si compiace 1) del fatto che ne aria ne sole servono al suo giardino per sopravvivere, e del fatto anche di averlo cotruito lui in persona, 2) di aver dato luogo ad un opera artificiale e per questo eterna, non soggetta a corruzione; è dunque riuscito a trarre la sostanza segreta della natura e a riprodurla, spogliandola degli accidenti e dunque rendendola eterna. In qesto giardino anche gli uccelli sono artificiali, e sono come carbonizzati; tutto è al buio, senza colori naturali. Gli stessi frutti vengono paragonati a lava; non si sa quando è mattina o quando è sera; i profumi vengono da mandorle e da frutti secchi. L’imperatore è soddisfatto e compiaciuto di tutto questo, ma non gli basta: come si può far nascere della vita da tutto questo? La domanda è legittima: se questo giardino è un alternativa valida alla natura, allora deve poter generare della vita, deve poter essere creare qualcosa da sé stesso. Naturalmente la domanda viene lasciata in sospeso, e la risposta non può che essre negativa. Emerge l’ansia segreta di chi conosce la vanità  della propria presunzione.

 

Dalla raccolta: Das Iahr der Seele – L’anno dell’anima (1897)

 

2) Cogli i doni del fasto che ci lascia

Tre qartine in rima abbracciata; la traduzione in italiano di Traverso mantiene lo schema rimico originale ed è fedelissimo agli aspetti fonici più che al significato delle parole: per esempio nella prima quartina la rima erhaschen – uberraschen viene resa con lascia – accascia: l’urgenza di mantenere il suono palatale sc supera l’aderenza al significato che nel caso di uberraschen (sorprendere)/ accasci viene decisamente stravolto; il traduttore, davanti alla scelta di valorizzare il significato rispetto al suono, ha optato per la segonda, il che in un contesto di poesia a-semantica come questo pare forse la scelta più appropriata; il traduttore nella sua versione in italiano ha interpretato per noi un aspetto fondamentale di questa poetica.

l tema portante della poesia, nettamente in contrapposizione con la precedente, è:

• il trapasso stagionale dal fasto allartidità , dall’estate all’inverno;

• l’invito a cogliere gli ultimi momenti dei felicità  naturale;

 

Nun sà¤ume nicht die gaben zu erhaschen
Des scheidenden geprà¤nges vor der wende ·
Die grauen wà¶lken sammeln sich behende ·
Die nebel kà¶nnen bald uns à¼berraschen.

 

Ein schwaches flà¶ten von zerpflà¼cktem aste
Verkà¼ndet dir dass lezte gute weise
Das land (eh es im nahen sturm vereise)
Noch hà¼lle mit beglà¤nzendem damaste.

 

Die wespen mit den goldengrà¼nen schuppen
Sind von verschlossnen kelchen fortgeflogen ·
Wir fahren mit dem kahn in weitem bogen
Um bronzebraunen laubes inselgruppen.

Ora non esitare a cogliere i doni

dello sfarzo che se ne va dietro la svolta –

le grige nubi di radunano rapide –

la nebbia potrebbe sorprenderci presto.

 

Un debole flauto da un ramo spogliato

ti annuncia l’ultimo buon avviso

la terra (la tempesta gli sta intorno)

ancora avvolta da fulgido damasco.

 

Le vespe con squame verde-oro

sono volate via dal –

noi viaggiamo con la barca in lunghe curve

in arcipelaghi bronzei di fogliame.

 

1) sono gli ultimi istanti, e non si può indugiare se si vuole godere appieno di essi fino all’ultimo istante;

forse domani già  nebbia ci accascia”: vuol dire che l’inverno è prossimo ad arrivare;

2) aste, ramo, viene tradotto con amarasco per esigenza di rima. Il ramo ormai spoglio allude a qualcosa che ricorda ilflauto, forse perché canna spogiata dalle foglie;

3) Contrasto tra la natura in fiore e la natura addormentata;

 

Il George-Kreis

Questo circolo, che cominciò a riunirsi nel 1892, era retto da un complesso cerimoniale estetizzante e composto da soli uomini (si, erano gay), studiosi e poeti, scelti da George stesso per affinità  spirituale;

• compenetrazione di arte-vita secondo modelli estetizzanti del decadentismo;

• distacco dallordinario e dal popolare;

Sia Valéry che Georghe in Germania sono comunque legati alla poetica di Mallarmé. Il cenacolo di George è un cenacolo di iniziati di cui lui è il Vate; vengono adottati i canoni poetici del decadentismo, le sue immagini, il binomio arte-vita, nonché una fitta rete di cerimonialità ; tutto era estetizante: abbigliamento, arredi, modo di parlare, e finalizzato a distaccarsi quasi aristocraticamente dalla vita ordinaria.

Oltre a ciò George fonda una rivista, Blà¤tter fà¼r die Kunst, una rivista di diffusione della sua poetica, e dei valori di arte per l’arte, sulla quale scriveranno molti poeti del tempo, tra cui Hoffmanstal.

Dalla raccolta: Der siebente Ring – Il settimo anello (1907)

 

E la raccolta più importante, composta nel periodo della conoscenza e della frequentazione tra George e il giovane Maximin, il quale sarà  oggetto di una contemplazione simbolica (ma che ha avuto anche una realizzaione sentimentale effettiva) che si rifletterà  notevolmente in questa raccolta.

 

3) Ringraziamento – Danksagung

Die sommerwiese dà¼rrt von arger flamme.

Auf einem uferpfad zertretnen kleees

Sah ich mein haupt umwirrt von zà¤hem schlamme

Im fluss trà¼brot von ferner donner grimm.

Nach irren nà¤chten sind die morgen schlimm:

Die teuren gà¤rten wurden dumpfe pferche

Mit bà¤umen voll unzeitig giftigen schneees

Und hoffnungslosen tones stieg die lerche.

 

Da trittst du durch das land mit leichten sohlen

Und es wird hell von farben die du maltest.

Du lehrst vom frohen zweig die frà¼chte holen

Und jagst den schatten der im dunkel kreucht ..

Wer wà¼sste je – du und dein still geleucht –

Bà¤nd ich zum danke dir nicht diese krone:

Dass du mir tage mehr als sonne strahltest

Und abende als jede sternenzone

I campi estivi disseccati da una fiamma maligna.

Sul margine di un sentiero di trifogli caplestati

ho visto la mia testa arruffata tra il fango

nel fiume intorbidito da feroci tuoni lontani.

Dopo folli notti, i mattini sono ancora peggiori:

I nitidi giardini diventano cupi stabbi

con alberi pieni di neve avvelenata

e lallodola saliva con tono disperato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1) Situazione di sconforto e desolazione, le immagini naturalistiche sono di maniera, non si tratta di un paesaggio naturalistico, ma stilizzato; l’aggettivo ‘maligna riporta ad una dimensione interiore, non si dice ‘maligna ad una natura reale, ma lo si dice ad una natura interiorizata. Lo stesso vale per gli aggettivi ‘folli, ‘torbidi, ‘avvelenata: si tratta di metafore che il lettore deve colmanre.

Lallodola, uccello primaverile, portatore di serenità  e di rinascita, è ‘sgomenta, ancessa dunque portatrice del sentimento del poeta.

 

2) Nella seconda strofa la situazione cambia: subentra un indefinito ‘tu che modifica completamente l’atmosfera estremamente angosciosa della prima stanza. E come se dicesse ‘la tua presenza è segno che c’è una diversa possibilità  in questa vita. I rami lugubri infatti tornano qui a produrre frutti. Gli stabbi sono terreni recintati dove nottetempo vengono rinchiusi gli animali perché li concimino.

Tu scacci l’ombra che rende tutto grigio; tu rendi il buio sopportabile e non nemico;

Rama: ramo, rigoglioso, carico di frutti;

Spera: cultismo che sta per ‘ambito, con il senso di calma, serenità ;

Per questo motivo di dà  ghirlande di parole; tu illumini più del sole, e anche di notte.

 

Levento autobiografico intorno al quale ruota questa raccolta, e questo componimento in particolare è l’incontro con Maximin, relazione che si caricherà  di immensi risvolti simbolici.

 

• C’è una stretta identificazione tra natura e spirito:

– la natura appare stereotipata e senza un significato proprio;

– già  dal primo aggettivo arg, «maligna» si capisce che l’autore sta descrivendo una proiezione interiore di essa, come dire «se il mio mio antimo fosse un paesaggio, sarebbe cos’»;

– tutta l’aggettivazione conferma la necesità  di una lettura psicologica del testo;

– connotazione nettamente negativa: lallodola, uccello della primavera, della rinascita, è hoffungslos.

• Tanto maggiore è il ribaltamento della situazione nella seconda stanza:

– appare un ‘tu che cammina per la campagna che allontana l’ombra;

– questapparizione consente al poeta di cantare nuovamente;

 

 

C’è in questo testo una notevole cura fomale, ma non manca lafflato sentimentale: la freddezza di George è una sorta di abito, un modo per tenere sempre vigile la guardia, per avere il controllo dei sentimenti e non farsi sopraffare da essi.

E il suo un programma filosofico vero e proprio volto ad arrivare all’assoluto superando il transeunte. Un processo di ascesi, di adattamento per liberare le scorie dello spirito. Questo programma è espresso nei versi che seguono.

 

Dalla raccolta: Der Stern des bundes – La stella dell’alleanza (1914)

 

Necessità  di liberazione; percorso di ascesi.

 

Breit in der stille dem Geist

Unter dem reinen gewà¶lk

Send ihn zu horchender ruh

Lang in die furchtbare nacht

Dass er sich reinigt und stà¤rkt

Du dich der hà¼llen befreist

Du nicht mehr stumm bist und taub

Wenn sich der gott in dir regt

Wenn dein geliebter dir raunt

 

 

 

 

 

 

 

 

E più un programma filosofico che un enunciazione di poetica: si richiede all’uomo un lungo periodo di solitudine che gli consenta di affrontare il ‘silenzio, ovvero l’ignoto, in modo da potersi liberare dai veli, cioè dai legami che lo tengolo legato alla vita quotidiana; quando lo spirito sarà  puro è in grado di parlare ed ascoltare perché libero da queste scorie. In questo modo sarà  in grado di far emergere il dio che è in sé, non il Dio dottrinale naturalmente, ma uno stato di consapevolezza superiore.

 

http://www.zeno.org/Literatur/M/George,+Stefan