Stéphan Mallarmé

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di Carlo Zacco

Stéphan Mallarmé (1842 – 1898)

Esistenza ‘civile. Più anziano di Rimbaud, scrive già nel 62 ma si afferma più lentamente; il suo influsso sarà più duraturo. La sua poesia è diversa, nella vita Mallarmé è impiegato, fa linsegnante, ha una vita normale ordinaria, civile; non è poeta maledetto e la sua è un esperienza unicamente letteraria (sono famosi i suoi Martedì letterari).

Ricerca della poesia assoluta. Lavora moltissimo sullaspetto formale, seguendo la strana intrapresa dagli altri due. Da un lato cè in lui la ricerca dellassoluto, dallaltro la spersonalizzazione: la poesia vale per sé stessa.

No riferimenti biografici. Mallarmé non fa riferimento ad un esperienza concreta, mentre in Baudelaire, anche se sottoforma di immagini straniate, un vissuto concreto emerge costantemente, come pure accade in Rimbaud. In Mallarmé questo riferimento tende a scomparire per lasciare spazio alla cosiddetta ‘architettura di parole, dove lobiettivo non è quello di nominare un oggetto ma di evocarlo tramite una suggesione.

 

Brezza Marina (1865)

 

La chair est triste, hélas! et j’ai lu tous les livres.
Fuir! là-bas fuir! Je sens que des oiseaux sont ivres
D’être parmi l’écume inconnue et les cieux!
Rien, ni les vieux jardins reflétés par les yeux
Ne retiendra ce coeur qui dans la mer se trempe
O nuits! ni la clarté déserte de ma lampe
Sur le vide papier que la blancheur défend
Et ni la jeune femme allaitant son enfant.
Je partirai! Steamer balançant ta mâture,
Lève l’ancre pour une exotique nature!
Un Ennui, désolé par les cruels espoirs,
Croit encore à l’adieu suprême des mouchoirs!
Et, peut-être, les mâts, invitant les orages
Sont-ils de ceux qu’un vent penche sur les naufrages
Perdus, sans mâts, sans mâts, ni fertiles îlots…
Mais, ô mon coeur, entends le chant des matelots!

La carne è triste, ahimè ! E ho letto tutti i libri.
Fuggire! laggiù fuggire! Sento che gli uccelli sono ebbri
Di essere tra loscura schiuma ed i cieli!
Niente, né gli antichi giardini riflessi dagli occhi
Tratterà questo cuore che nel mare si immerge
O notti! né la luce deserta della mia lampada
Sul foglio vuoto che il candore difende,
E né la giovane donna che allatta il suo bambino.
Partirò! Vascello che fai dondolare lalberatura
Leva lancora verso un luogo esotico!
Una Noia, delusa da speranze crudeli,
Crede ancora alladdio supremo dei fazzoletti!
E, forse, gli alberi, che attirano i temporali
Sono quelli che un vento inclina sui naufraghi
Persi, senza alberi, senza alberi, né piccole isole verdi
Ma ascolta, o cuore mio, il canto dei marinai!

 

I contenuti sono abbastanza decodificabili: dopo la dichiarazione della sazietà (v.1), cè quella del desiderio di fuga, desiderio comune (vv.3-4); né il desiderio dellarte né lamore per la donna lo può trattenere dalla fuga nella parte finale (vv.5-10); il poeta sta parlando ma un ultima cosa lo trattiene (vv.11-15), ovvero la noia stessa che prima lo spingeva ad andarsene, e lo trattiene a speranze illusorie (e per questo crudeli). Lultimo verso in ogni caso conferma la volontà di fuga (v.16).

La forma. Il verso è alessandrino in rima baciata, le strofe sono libere.

La noia è la protagonista del componimeto; luso continuo del plurale toglie concretezza a ciò che viene detto: il plurale moltiplica, ma al contempo allontana e sfuma.

Raymond: le composizioni di Mallarmè sono esemplari, perfette; hanno un incanto che di per sé riesce a convincere, anche se il significato sfugge; del resto, che cosè il significato? il significato si rivela sul come.

 

(sonetto) 1885

 

Le vierge, le vivace et le bel aujourd’hui
Va-t-il nous déchirer avec un coup d’aile ivre
Ce lac dur oublié que hante sous le givre
Le transparent glacier des vols qui n’ont pas fui !

Un cygne d’autrefois se souvient que c’est lui
Magnifique mais qui sans espoir se délivre
Pour n’avoir pas chanté la région où vivre
Quand du stérile hiver a resplendi l’ennui.

Tout son col secouera cette blanche agonie
Par l’espace infligée à l’oiseau qui le nie,
Mais non l’horreur du sol où le plumage est pris.

Fantôme qu’à ce lieu son pur éclat assigne,
Il s’immobilise au songe froid de mépris
Que vêt parmi l’exil inutile le Cygne.

Il vergine, il vivace e il belloggi

ci squarcerà con un colpo dala ebra,

questobliato duro lago sotto la lastra

trasparente del ghiaccio, affollato di voli, che non fuggirono mai!

 

Un cigno daltri tempi si ricorda di sé;

magnifico si libra, ma senza speranza

per non aver cantato il luogo ove vivere,

una volta che dello sterile inverno abbia rifulso la noia.

 

Scuoterà tutto il suo collo quella bianca agonia,

inflitta dallo spazio alluccello che lo ha rinnegato.

Ma non lorrore del suolo che imprigiona le piume.

 

Fantasma che a questo luogo dona il suo puro splendore.

Simmobilizza al gelido sogno di disprezzo,

che nellinutile esilio riveste il Cigno.

 

Leo Spitzer ha proposto una lettura significativa per questa poesia. In linterpretazione linguistica delle opere letterarie cè un saggio dedicato a questa composizione.

· v. 1: Secondo Spitzer dunque Vergine, Vivace, Bello sono riferiti a Oggi, inteso come unastrazione, sarebbe a dire: il momento che stiamo vivendo è vergine, vivace, bello. Ma Vergine vuole dire sterile e dunque in contrapposizione con gli altri.

· vv. 2-4: Ci si domanda poi se lOggi squarcerà lobliato duro lago, che è ciò che tiene compresse le possibilità. I voli che non ci sono stati sono ora per sempre bloccati nel gelo a menoché loggi non riesca a squarciare quel blocco. Loggi è simbolo di libertà ma è come un uccello intrappolato nel ghiaccio.

 

· v. 5: Il cigno rappresenta la voglia di fuga che non ha potuto avere luogo. Il cigno avrebbe potuto elevare il proprio canto verso il suo luogo desiderato durante linverno, ma non lo ha fatto: il cigno è pertanto simbolo di quanto non ha avuto luogo, e testimonia quanto sarebbe stato bello. Il collo pare scuotersi e accennare alla libertà, ma il suolo lo imprigiona.

·v. 14: Nellultimo veso il cigno diventa Cigno, ovvero la costellazione, che guarda la terra da unaltra prospettiva. I voli non volati ricordano il ventaglio non aperto e il bacio non baciato.

 

Ma che cosè lassolutezza? Non una ricerca di un ignoto cui attingere comunque (Rimbaud) ma una ricerca attraverso larte: la scrittura attraverso gli artifici porta allassoluto. Il cigno di Mallarmé non è molto diverso dallAlbatro di Baudelarie. Lo sforzo consiste nel realizzare qualcosa che siano le parole stesse a costruire, e lo stesso Mallarmè ha bisogno di una lingua diversa da quella di tutti i giorni (la lingua delle Tribù). Nonostante la somiglianza con i versi di Jodel cè una differenza abisale, a voluta: i 3 aggettivi di Jodel si riferiscono allocchio di Febo, ovvero una cosa concreta, mentre in Mallarmè ad una cosa astratta (loggi). Tutte cose astratte: loggi, il volare, lagonia, lorrore del suolo; non lorribile suolo, ma lorrore, ovvero una cosa astratta.

Il cigno non è un vero cigno (Spitzer) e Mallarmé può solo suggerire, mai nominare e può significare lanima in generale, mai quella singola del poeta.

A immagini di questo tipo possono essere affiancate dunque più interpretazioni senza snaturare il il senso voluto dal poeta.

Friedrich: se per esempio prendiamo dejeuner sur l’herbe di Manet ci trovaimo di fronte ad unimmagine naturalistica, cè lo sfumato, ma i corpi sono corpi, gli alberi sono alberi. Il dejeuner sur l’herbe di Picasso è molto differente: le linee sono alterate, viene eliminato il colore (operazione astraente); i corpi non sono più quelli naturali, ma vengono deformati dalla visione del pittore.

 

Apres-midi dun faune  (1876)

 

Egloga famosa di Mallarmé, sulla quale 20 anni dopo Debussy scrivera un altrettanto celebre prélude. E lequivalente del dejeuner sur l’herbe di picasso: lambientazione è realistica (anche se il fauno è una creatura immaginaria).

Il poemetto è lungo più di 100 versi. Questo è il contenuto:

Un Fauno dà la caccia alle ninfe. Lo vediamo risvegliarsi da un sogno del quale ha piano piano una percezione sempre più chiara; poi lo vediamo che, mentre è intento nella ricerca delle canne per il suo zufolo, sente delle ninfe fare il bagno; le raggiunge, le rapisce, fa sesso con loro, si addormenta. Al suo risveglio non si ricorda se si è trattato di un sogno o meno.

Il risveglio è sfumato, le immagini si mesclano: sogno-veglia, immagine-parola si mischiano. Il risveglio viene presentato lentamente e con le immegini che sfumano una nellaltra.

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