Sviluppo industriale e povertà

dalla Storia contemporanea

di Carlo Zacco

Sviluppo industriale e povertà

Lo sviluppo industriale. Lo Sviluppo industriale si realizzò tra gli anni 80 e il primo decennio del nuovo secolo. I settori che crebbero maggiormente furono quello tessile, agroalimentare, siderurgico, idroelettrico, meccanico. Il grosso delle industrie era concentrato al Nord, nel cosiddetto «triangolo industriale», costituito da Milano, Genova, Torino: qui era concentrata la borghesia in grado di investire nell’industria; inoltre era più vicina agli stati europei industrializzati.

Condizioni di vita della popolazione. Questo grande sviluppo industriale non modificò sensibilmente le condizioni di vita della stragrande maggioranza della popolazione:

1)     Nelle regioni non industrializzate del Centro-Sud permanevano le stesse condizioni di miseria del dopo unità;

2)     Nelle regioni industrializzate del Nord ci fu sì più occupazione, ma le condizioni dei lavoratori erano comunque misere: orari massacranti, paghe basse, nessun diritto (malattia, pensione, sciopero);

Questo spiega perché in questi anni ci fu in Italia un grande sviluppo demografico (si passò da 18 a 33 milioni di abitanti), ma anche una fortissima emigrazione verso altri paesi europei ed extraeuropei.

L’agricoltura. L’Agricoltura non era così sviluppata da poter coprire tutto il fabbisogno alimentare del paese, che era dunque costretto ad importare. Ma la presenza di dazi doganali procurò numerosi danni:

1)     fecero aumentare il prezzo di molti alimenti, in particolare del pane;

2)     i grandi latifondisti del Sud, poco produttivi, furono protetti dai dazi, e non temendo la concorrenza straniera non furono stimolati a produrre di più;

3)     i produttori di merci pregiate (olio, vino) destinate all’esportazione furono danneggiati.

Audio Lezioni di Storia moderna e contemporanea del prof. Gaudio

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