Vita di Galileo

di Bertolt Brecht

Relazione di narrativa di Pietro Tivelli 4F – a.s.2000/2001

Data di pubblicazione:

1938

LA VITA

Brecht, Bertolt (Augusta 1898 – Berlino 1956), scrittore, poeta, drammaturgo e regista teatrale tedesco. Per l’originalità dell’approccio con cui affrontò temi di carattere prevalentemente sociale, è considerato uno degli autori più innovativi della drammaturgia contemporanea. Studiò presso le università di Monaco e di Berlino, e nel 1924 entrò come drammaturgo nel Deutsches Theater, allora diretto da Max Reinhardt. I suoi primi drammi mostrano l’influenza dell’espressionismo, il più importante movimento artistico nella Germania dell’epoca. Nel 1928 scrisse L’opera da tre soldi”, su musica di Kurt Weill, considerata il suo capolavoro teatrale; allestita a Berlino nel medesimo anno, venne ripresa negli Stati Uniti nel 1933 con Lotte Lenya nella parte di Polly Peachum. L’opera, rifacimento geniale dell Opera del mendicante” (1728) dell’inglese John Gay, è una caustica satira che, grazie al risalto dato agli aspetti grotteschi, si trasforma in duro atto d’accusa contro il capitalismo.
La critica della società capitalistica, alla quale si contrappone l’idea di una rivoluzione in senso marxista dei rapporti sociali, è particolarmente evidente in un’opera come Ascesa e caduta della città di Mahagonny” (1928-29), il più importante tra i cosiddetti “drammi didattici” nei quali rientrano anche La linea di condotta”, L’eccezione e la regola” e Santa Giovanna dei macelli” (tutti composti tra il 1929 e il 1930). Fu durante questo primo periodo della sua carriera che Brecht teorizzò una tecnica drammatica, mutuata in parte dal teatro di Erwin Piscator, conosciuta come teatro epico. Ai metodi del dramma realistico e al vincolo delle unità di tempo, luogo e azione di derivazione aristotelica, Brecht oppose una forma narrativa libera da regole, volta a produrre nello spettatore una reazione definita “effetto di straniamento” (Verfremdungseffekt). Grazie allo straniamento, ottenuto attraverso il dilatarsi dei tempi scenici, il contemporaneo snodarsi di situazioni differenti che cambiano di continuo, l’uso di “a solo” e maschere, Brecht si propose di impedire allo spettatore l’identificazione con i personaggi sulla scena, o l’attesa per la soluzione dell’intreccio. Ne deriva un allentamento del coinvolgimento emotivo e una maggiore e più distaccata attenzione al momento nel quale una specifica realtà viene descritta sulla scena: tutti elementi che inducono a una oggettiva riflessione sulle diseguaglianze sociali e alla consapevolezza della necessità del cambiamento.
A causa della sua opposizione al regime nazista, Brecht fu costretto a lasciare la Germania nel 1933 e si rifugiò prima in Svezia, quindi in Finlandia, in Unione Sovietica e infine nel 1941 in California. Durante gli anni di esilio scrisse alcuni capolavori, come Vita di Galilei (di cui si hanno due diverse stesure scritte tra il 1938 e il 1955, prima e dopo l’evento della bomba di Hiroshima), Madre Coraggio e i suoi figli (1939); L’anima buona di Sezuan (1938-40); e Il cerchio di gesso del Caucaso (1944-45).
Brecht si considerava un uomo di teatro pratico, che si era liberato sia dal teatro di introspezione psicologica sia dall’espressionismo, per aprire, partendo da una descrizione fattiva della realtà, al rinnovamento. Il suo linguaggio teatrale e poetico era una mescolanza di lingua classica e popolare, con versi irregolari e senza rima, ed era studiato per scuotere il pubblico dalla passiva accettazione dello stato di fatto e suscitare la critica dell’avvenimento messo in scena.
Nel 1948 Brecht tornò in Germania, prese residenza a Berlino Est e, con la moglie Helene Weigel, fondò una propria compagnia teatrale, il Berliner Ensemble. Fu un personaggio controverso nell’Europa orientale, perché il suo pessimismo morale entrava in conflitto con il realismo socialista di marca sovietica. Brecht scrisse anche moltissime liriche: esse, assieme ai drammi, lo collocano nel novero dei più grandi autori tedeschi.

TIPOLOGIA TESTUALE

Quest’opera è un dramma teatrale, infatti la divisione interna in atti e il discorso diretto tra i personaggi, sono tipiche caratteristiche di questo genere.

RIASSUNTO E DIVISIONE INTERNA

Tutta l’opera risulta divisa in scene più o meno lunghe ed unite tra loro. In totale il libro è diviso in 15 capitoli.
Scena I: Galileo riceve la visita di uno studente olandese che gli parla del canocchiale in vendita nel suo paese. Manda Andrea da un ottico a comperare due lenti, che usa per realizzare questa invenzione che, secondo i suoi calcoli, dovrebbe fruttargli 500 scudi.
Scena II: Galileo consegna alla Repubblica Veneta il canocchiale.
Scena III: Grazie al canocchiale egli ribalta il sistema tolemaico, scoprendo che è la terra a ruotare intorno al sole e non viceversa. Tuttavia deve ancora decidere come dimostrare questa teoria ma soprattutto come esporla per non essere considerato un eretico.
Scena IV: Lascia la corte di Venezia, dove si trovava, per recarsi a quella dei Medici ma, nonostante i suoi innumerevoli sforzi, non riesce a convincere i sapienti di questa corte della sua nuova scoperta.
Scena V: Intanto a Firenze scoppia la peste: sua figlia Virginia scappa e la governante di Galileo viene contagiata. Rimangono in città solo lo scienziato ed il piccolo Andrea.
Scena VI: Riesce a convincere il collegio romano, che ora si trova d’accordo sulla tesi galileiana.
Scena VII: A Roma Galilei si reca, accompagnato da Virginia e Ludovico, fidanzato di lei, ad un ballo presso il palazzo del cardinale Bellarmino.
Scena VIII: Si confronta con Fulgenzio, un frate che vuole abbandonare il ramo della fisica, per timore di scontrarsi con la religione cristiana e per non togliere ai credenti la speranza dell’esistenza di Dio. Cerca di fargli capire che il suo compito è quello di mostrare agli altri la verità ma il frate non sembra voler lasciare le sue idee.
Scena IX: Riprende lo studio delle macchie solari, che gli era stato impedito per motivi etico-religiosi.
Scena X: Galileo sembra essere riuscito a diffondere le sue idee, che ora vengono studiate, esaminate e prese in considerazione da personaggi di rilevante importanza nel panorama scientifico del periodo.
Scena XI: Si reca ancora a Roma, dall’inquisizione.
Scena XII: Il Papa riflette sulle tesi di Galileo e valuta le loro possibili interferenze con le idee cattoliche.
Scena XIII: Davanti all’inquisizione rinnega cl’amorosamente tutte le sue tesi sulla rotazione della terra.
Scena XIV: Galileo continua a vivere rinnegando ciò che aveva precedentemente dichiarato, annullando così tutte le sue scoperte; intanto gli altri scienziati abbandonano il ramo della fisica per dedicarsi ad altre attività. Sul letto di morte consegna ad Andrea I Discorsi”, un manoscritto che raccoglie tutto il suo lavoro.
Scena XV: Andrea parte così verso l’Olanda, dove potrà divulgare liberamente le scoperte del suo maestro, lontano dall’inquisizione della Chiesa che aveva costretto Galileo a rinnegare tutte le sue teorie, preziosi aiuti per il sapere collettivo.

PERSONAGGI

Durante il trascorrere di tutta l’opera si presentano sulla scena molti personaggi, ma solo pochi sono quelli principali per lo svolgimento della storia.
Il protagonista del racconto è senza dubbio Galileo Galilei, il noto scienziato toscano vissuto tra il XVI° e XVII° secolo. In realtà la figura di Galileo è molto complessa, ma può essere schematizzata come quella dell’uomo di scienza che convinto delle sue idee cerca in ogni modo di divulgarle, rischiando addirittura la pena di morte.
Nell’opera trovano posto anche altri personaggi importanti come Andrea, il suo piccolo aiutante di Galileo, la sua governante, la Signora Sarti, Ludovico Marsili, un giovane di ricca famiglia, discepolo dello scienziato, Priuli, procuratore dello studio di Padova, Sagredo, un amico di Galileo, Virginia, la figlia dello studioso, Federzoni, locchialaio aiutante di Galileo ed altri personaggi di importanza minore.

FABULA ED INTRECCIO

Fabula ed intreccio non coincidono sempre perfettamente, infatti mentre durante le scene il discorso diretto tra i personaggi mantiene stabile l’equilibrio tra fabula ed intreccio, negli stacchi tra una scena e l’altra spesso trascorre un lasso di tempo indeterminato che può variare da pochi istanti ad anni interi.
Il ritmo è molto veloce poiché non sono presenti descrizioni, ma solo dialoghi.

NARRATORE

Quest’opera non presenta un narratore ed i fatti vengono esposti in modo oggettivo dai personaggi stessi, che costituiscono, come in tutte le opere teatrali, parte vivente della storia.

TEMPO E LUOGHI

Le vicende sono ambientate nel periodo che va dal 1609 al 1642 ed occupano quindi un arco temporale di ben 33 anni. Più precisamente possiamo affermare che il libro descrive gli ultimi 33 anni di vita di Galileo Galilei.
Il racconto è ambientato in diverse illustri città dell’Italia, tra cui Padova, Venezia, Firenze e Roma.

Pietro Tivelli