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Festa delle luci o Natale a scuola? Il dibattito di Cremona tra tradizione, integrazione e identità educativa
La decisione di un maestro di Cremona di sostituire i tradizionali festeggiamenti del Natale con una più generica “Festa delle luci” ha riacceso un dibattito mai sopito nel mondo della scuola e nella società civile. L’episodio, che ha valicato rapidamente i confini delle mura scolastiche per diventare un caso politico e culturale, solleva interrogativi profondi: la cancellazione dei simboli tradizionali favorisce davvero l’inclusione, o rischia piuttosto di impoverire il nostro patrimonio valoriale?
Se da un lato l’intento dichiarato dei docenti è quello di non escludere nessuno, dall’altro la reazione di sconcerto di istituzioni, famiglie e degli stessi addetti ai lavori evidenzia una forte preoccupazione per la perdita di radici culturali che definiscono la nostra stessa identità.
Le reazioni: tra politica e dissenso interno
Il caso ha immediatamente richiamato l’attenzione delle massime autorità educative. Il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini è intervenuta duramente sulla questione, dichiarando:
«È una scelta che non condivido. Non si crea integrazione così».
Secondo questa visione, l’integrazione non si ottiene per “sottrazione” (eliminando i tratti distintivi della cultura ospitante), ma per “addizione”, ovvero permettendo a culture diverse di conoscersi e confrontarsi partendo dal riconoscimento delle proprie specificità.
Dall’altro lato, la replica degli insegnanti della scuola di Cremona difende la storicità della scelta: «È una strada intrapresa da anni e nessuno ha mai fatto rimostranze». Una difesa che tuttavia non ha convinto una fetta consistente del corpo docente e dell’opinione pubblica, provocando reazioni di forte disagio etico e professionale tra gli stessi insegnanti, contrari a un’idea di scuola che abdica al proprio ruolo di custode e trasmettitrice della memoria storica.
Il valore della tradizione oltre il consumismo
Condividere le preoccupazioni nate attorno a questa vicenda significa riconoscere che le manifestazioni tradizionali – come il Natale – non sono semplici orpelli folkloristici. Certo, il rischio della deriva esteriore e del consumismo superficiale è sempre presente, ma ridurle solo a questo è un errore di prospettiva.
Le nostre tradizioni testimoniano la ricchezza di una serie di valori e di ideali che costituiscono la storia e la specificità della nostra consistenza umana. Cancellarle significa privare gli studenti – sia italiani che di origine straniera – delle coordinate culturali necessarie per comprendere il contesto sociale in cui vivono.
Il falso mito dell’inclusione per sottrazione
Il tavolo di confronto tra la pedagogia dell’accoglienza e la tutela dell’identità si gioca su un equivoco di fondo:
| Approccio per Sottrazione (Festa delle luci) | Approccio per Dialogo (Natale e confronto) |
| Elimina i simboli identitari per evitare il disagio della diversità. | Mantiene vivi i simboli storici spiegandone il significato universale. |
| Crea un terreno neutro, privo di spessore storico e culturale. | Valorizza la specificità come punto di partenza per l’incontro. |
| Rischia di generare indifferenza o rifiuto verso la cultura locale. | Promuove una vera integrazione basata sul rispetto reciproco. |
La responsabilità educativa dei docenti
Il commento amaro di chi, operando nel mondo della scuola, arriva a dire «Mi vergogno di essere un insegnante se gli insegnanti la pensano così», tocca il cuore pulsante della professione docente. Fare scuola non significa assecondare una neutralità di facciata, ma assumersi la responsabilità di guidare i ragazzi nella complessità della realtà.
Una scuola che si vergogna delle proprie radici non è una scuola accogliente; è una scuola debole, che non offre punti di riferimento. I bambini e i ragazzi di culture diverse non chiedono il vuoto culturale, ma cercano interlocutori credibili, fieri della propria storia e, proprio per questo, capaci di accogliere la storia altrui.
Luigi Gaudio



