A Cloe: il cervo e la tigre

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Orazio, Carmina, I, 23

traduzione interlineare di Carlo Zacco

 

Odi

 

XXIII. Il cervo e la tigre

 

Chloe,

me vitas

similis

inuleo

quaerenti

matrem

pauidam

montibus

auiis

Cloe,

mi eviti

come

un cerbiatto

che cerca

la madre

spaventata

nei monti

impraticabili

 

non sine

metu uano

aurarum

et siluae;

nam tremit

et corde

et genibus,

seu aduentus

con

vano timore

del vento

e del bosco;

e trema

nel cuore

e nelle ginocchia,

o se l’arrivo

 

ueris

inhorruit

mobilibus

folliis,

seu uirides lacertae

dimouere

rubum,

della primavera

agita

le mobili

foglie,

o se le verdi lucertole

smuovono

i rovi,

 

Atqui

ego non

te persequor

frangere

ut

tigris aspera

Gaetulusue leo,

desine

Ebbene,

io non

ti inseguo

per sbranarti

come

una tigre feroce

o un leone africano,

smettila

 

tandem

sequi

matrem,

tempestiua uiro.

insomma

di seguire

tua madre,

sei matura per il marito.

 

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