A Mecenate: a ciascuno il proprio sogno


Orazio, Carmina, I, 1

traduzione interlineare di Carlo Zacco

 

Odi

 

I. A ciascuno il proprio sogno

 

Maecenas

edite

atauis

regibus,

o et praesidium

et dulce decus meum,

sunt

quos

Mecenate,

nato

da antenati

reali,

o difesa

e mio dolce onore,

vi sono

alcuni a cui

 

iuuat

collegisse

curriculo

puluerem

Olympicum,

metaque euitata

rotis

feruidis

piace

sollevare

col cocchio

la polvere

Olimpica,

(e che) la meta evitata

con le ruote

infuocate

 

palmaque nobilis

euehit

ad deos

dominos terrarum;

hunc [iuvat]

si turba

mobilium Quiritium

e la palma illustre

innalza

fino agli dei

padroni della terra;

a questo [piace]

se la folla

dei volubili Quiriti

 

certat

tollere

tergeminis honoribus;

illum,

si condidit

proprio horreo

quicquid

gareggia

per innalzarli

con la triplice carica;

a quell’altro

se accumula

nel proprio granaio

qual’unq. cosa

 

uerritur

de Libycis areis.

Numquam

demoueas,

condicionibus

Attalicis,

può essere spazzata

dai campi Libici.

Giammai

distoglierai,

nemmeno con promesse

degne di Attalo,

 

gaudentem

findere

sarculo

agros patrios,

ut,

pauidus nauta,

secet

colui che gode nel

rompere

col sarchio

i campi dei padri,

affinché,

timoroso nocchiero,

solchi

 

trabe Cypria

mare

Myrtoum.

Mercator

metuens

Africum

Luctantem

fluctibus Icariis

con legno di Cipro

il mare

delle Mirti.

Il mercante

temendo

lAfrico

che lotta

con le onde Icarie

                   

laudat

otium

et rura

sui oppidi;

mox

reficit

rates quassas,

indocilis

pati

elogia

lozio

e I campi

del suo paesello;

ma preso

ripristina

le barche rotte,

disavvezzo

a tollerare

 

pauperiem.

Est qui

nec spernit

pocula

ueteris Massici,

nec demere

partem

solido de die

la povertà.

Vi è chi

non disdegna

le coppe

di vecchio Massico,

né di sottrarre

parte

del giorno

 

nunc

membra stratus

sub uiridi arbuto,

nunc

ad caput

aquae sacrae

(profluens) lene.

ora

col corpo disteso

sotto verde albero,

ora

alla sorgente

dell’acqua sacra

che scorre lieve.

 

Multos

iuuant

castra

et sonitus

tubae

permixtus

lituo,

bellaque

detestata

A molti

piacciono

i campi

e il suono

della tromba

mischiato

al corno,

e le guerre

odiate

 

matribus.

Venator

manet

sub Ioue frigido

inmemor

tenerae coniugis,

seu

cerua

 

dalle madri.

Il cacciatore

resta

al freddo

dimentico

della tenera sposa,

o se

una cerva

 

 

uisa est

catulis fidelibus,

seu

aper

Marsus

rupit

plagas

teretis.

è stata vista

dai cani fedeli,

o se

il cinghiale

Marsicano

ha rotto

I lacci

ritorte.

 

Me

hederae,

praemia

doctarum

frontium,

miscent

dis superis,

me

nemus

Me

le edere,

premi

delle dotte

menti,

mescolano

agli dei del cielo,

me

il bosco

 

gelidum

que chori

leues

Nympharum

cum Satyris

secernunt

populo,

Euterpe

 

gelido

e I cori

leggeri

delle Ninfe

coi Satiri

mi separano

dal popolo,

se Euterpe

 

 

neque

cohibet

tibias

nec Polyhymnia

refugit

tendere

barbiton

Lesboum.

non

nasconde

il flauto

né Poliinna

rifiuta

di porgermi

la lira

di Lasbo.

 

Quod

si inseres

me

lyricis uatibus

feriam

sidera

uertice sublimi.

Che

se collochi

me

tra I poeti lirici

toccherò

le stelle

col capo sollevato.

 


 

 

V. Naufragio d’amore

 

Pyrrha,

quis

puer

gracilis

te urget

perfusus

liquidis odoribus

in multa rosa

Pirra,

chi è

il ragazzo

sottile

che ti stringe

cosparso

di limpidi profumi

fra molte rose

 

sub grato antro?

cui

religas

flauam comam,

simplex munditiis?

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