Dal programma alla programmazione


appunti di pedagogia

Negli anni settanta si mette in discussione un modello di scuola (quello gentiliano) in cui erano stabiliti tutti i contenuti in maniera molto rigida, per cui se un docente non svolgeva tutto il programma, non aveva svolto il suo compito. Il programma, insomma, era una base di riferimento statica  e prescrittiva, nel senso che favoriva un modello fondato sulla scansione logica e temporale dei contenuti. Con la programmazione, invece, l’attenzione viene spostata dal piano dei contenuti a quello del metodo, cioè bisogna cercare di individuare i valori di carattere generale cui si ispirano i programmi, per realizzare appunto la programmazione.  Per far questo sono nate le teorie curricolari, con una categoria nuova, che consente di espletare la programmazione, cioè gli obiettivi. L’obiettivo, nel senso etimologico del termine, che deriva da obiectus, è lo scopo che si vuole raggiungere, ma uno scopo oggettivo, identificabile, realizzabile, identificabile. Mentre la finalità è vaga, connessa con gli ideali, che non sono mai raggiunti completamente, gli obiettivi devono essere raggiunti, devono essere misurabili. Gli obiettivi, da generali, devono diventare specifici, cioè, si potrebbe dire con un’espressione forse discutibile, ma efficace, devono essere operazionalizzati.