Fisco e sostituto d’imposta


Una battaglia di civiltà 

di A. Lalomia

In un articolo pubblicato qualche tempo fa in altra sede (1), ricordavo tra l’altro la vicenda di Giorgio Fidenato, l’imprenditore friulano che ha deciso di autodenunciarsi -finendo sotto processo- perché non vuole più svolgere il ruolo di sostituto d’imposta che una legge di circa quarant’anni fa gli impone di esercitare (2).

Il 28 gennaio 2010 Fidenato dovrà  comparire davanti al Tribunale di Pordenone per la seconda udienza di un procedimento giudiziario che si annuncia piuttosto vivace, viste la determinazione con cui il protagonista porta avanti la sua iniziativa e la solidarietà  che la stessa ha già  ricevuto dalla gente comune, ma anche da prestigiosi esponenti del mondo politico ed economico, a partire da Antonio Martino.

Non conosco Fidenato, né ho mai avuto il piacere di parlare o di scambiare e-mail con lui.

So però che la causa che lo porta davanti ai giudici -e che ha incontrato ampi, convinti ed autorevoli consensi nella società  civile- è fondata su principi concreti e legittimi. Proprio per questo, come già  Antonio Martino, anch’io mi sento di dichiarare che la sua è una battaglia di civilità . E come tale è giusto che i lettori di “A tutta scuola”, seguano con grande attenzione la vicenda, perché dal suo sviluppo possono derivare novità  estremamente importanti per tutti noi; soprattutto se il caso, come l’imprenditore si augura, arriverà  alla Corte Costituzionale.

Fidenato si sta facendo portavoce di esigenze che riguardano la maggioranza degli Italiani; la sua è quindi la ‘lotta’ di milioni di cittadini onesti che non ne possono più di essere trattati come sudditi senza diritti; che non ne possono più di essere sistematicamente e implacabilmente depredati di buona parte dei frutti del loro faticoso lavoro, senza ricevere in cambio praticamente nulla (3) ; che non ne possono più di dover rispondere per le inefficienze, per la mancanza di professionalità , per i continui ritardi di una macchina statale elefantiaca, costosissima e ancora sprofondata nella più mefitica delle paludi burocratiche (4) .

Un Paese in cui esiste un fisco come quello presente in Italia non può considerarsi rispettoso delle coscienze, delle individualità  e della volontà  di produrre dei cittadini. Il nostro è un sistema tributario macchinoso, arbitrario, iniquo, vessatorio, rapace, che favorisce il lavoro nero e l’evasione fiscale. Un sistema governato da regole incompatibili con una nazione democratica e che per questo motivo meriterebbe di essere sottoposto al vaglio di una Corte Internazionale di Giustizia (5) .

Credo che sia arrivato il momento di affermare a chiare lettere che lo statalismo, in Italia, nel campo della fiscalità , ha assunto forme particolarmente brutali, selvagge, invasive e virulente, rappresentando ormai un pericolo per la libertà  di ciascuno di noi.

I grandi del pensiero liberale (6) si rivolterebbero nel sepolcro se vedessero quali aberrazioni si commettono da noi nel nome degli ‘interessi dello Stato’ .

Resistere al leviatano fiscale è diventato ormai un imperativo categorico, a cui non è più possibile sottrarsi.

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Note

(1) “Sindacati e sostituto d’imposta. Brevi riflessioni”, apparso il 5-12-09 su www.orizzontescuola.it/


(2) Cfr. www.movimentolibertario.it  
http://www.movimentolibertario.it/index.php?option=com_content&view=article&id=3456
Da questo sito si può scaricare il modulo per chiedere al proprio datore di lavoro di percepire lo stipendio al lordo. Esiste anche un modulo per i pensionati.
E’ evidente comunque che chi vorrà  utilizzare questi moduli dovrà  impegnarsi a versare le imposte secondo gli importi e nei tempi stabiliti e comunicati dalle sedi competenti. Si potrebbe anche chiedere di saldare le somme o in un’unica soluzione annuale o con versamenti, per esempio semestrali. E’ molto importante evidenziare la volontà  di pagare i tributi(chiedendo di conoscere gli importi e le scadenze), perché altrimenti si rischia di essere etichettati come evasori fiscali. Se poi le sedi competenti non sono in grado di realizzare un servizio adeguato di riscossione dei tributi tramite bollette (cos’ come avviene ad esempio per le utenze domestiche), il problema è delle suddette sedi. L’amministrazione fiscale non può e non deve scaricare la sua tortuosità  e le sue inefficienze sui contribuenti. E’ giusto che chi non è capace di assolvere i predetti compiti vada a raccogliere le lumache.
A proposito della macchinosità  del nostro sistema fiscale, vorrei riportare un dispaccio dell AGI datato 2-01-10, in cui il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Bonaiuti, afferma: “Del fisco dico solo che la legge sulla quale si basa è del 1971” e che quindi necessita di “[…] una semplificazione, uno snellimento, una velocizzazione. Si deve andare nel senso di un fisco con meno leggi e meno farraginoso”. Pur nella sua cautela, mi sembra una dichiarazione di estrema importanza, che dovrebbe far riflettere e spingere chi ha il potere di farlo a promuovere iniziative autentiche e finalmente eque.
V. anche: www.brunoleoni.it , dove si trova l’intervento di Antonio Martino (Abolire il sostituto d’imposta è una vera battaglia di civiltà “, http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=7970  e www.libertiamo.it .
Di Martino vorrei ricordare almeno questo passo, tratto da un suo recente intervento:
“Lesistente [……] finora non è stato nemmeno scalfito; il fisco di Visco” continua imperterrito ad impedire all’Italia di crescere, ai ricchi di evitare di pagare le tasse, [……] ai furbi di fare i loro comodi ed ai consulenti tributari di arricchirsi. Poco importa che questo sistema fiscale frutti pochissimo allo Stato, che punisca il lavoro, scoraggi il risparmio e gli investimenti, riduca a zero la crescita economica del paese, sia causa di iniquità  intollerabili, a qualcuno va bene cos’ e, siccome il qualcuno in questione è persona che conta, non si cambia nulla.”

(3) O al massimo servizi perlopiù scadenti e costosi (basti pensare a quel pozzo degli orrori che è il SSN, con le solite lodevoli eccezioni).

(4) A dispetto di tutti i propositi di rinnovamento enfatizzati da ogni esecutivo e da vari gruppi politici, soprattutto nei periodi elettorali.

(5) Si consideri ad esempio il sistema delle aliquote fiscali, che prevede scaglioni ‘deliranti’, per cui chi percepisce un reddito annuo di poco superiore ai 28.000,00 € (e molti docenti rientrano in questa fascia) viene equiparato a chi riceve un reddito di 55.000,00 €: entrambi i redditi sono soggetti infatti al 38 % di imposta. Non meno grave è comunque il caso di colui il quale, con un reddito annuo di 75.000,00 €, paga il 41 % di imposta, praticamente come i mil’ionari e i plurimil’ionari (in €), per i quali è stabilito un prelievo del 43 %. E’ uno scenario macabro, apocalittico; ma ancora più deprimente è sapere che questo meccanismo diabolico e truffaldino (che si accanisce senza pietà  contro i redditi bassi e medi ed è generosissimo invece con i furbi e i plutocrati, è stato creato dal governo precedente (quello, per intenderci, che si presentava come il paladino dei ‘lavoratori -formula peraltro quanto mai ambigua, ma praticamente egemone nel linguaggio di parecchi sindacati e politici, soprattutto di una certa area-, come il ‘moralizzatore del sistema fiscale’).

(6) Da Locke, passando per Tocqueville e approdando a Stuart Mill. Ma il nome di Martino sta acquisendo ormai pieno titolo per essere inserito in questo elenco.
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