I processi di formazione

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nell’istituzione scolastica favoriti dal Dirigente scolastico

Cosa si aspetta la società dal dirigente scolastico? Perché non si parla nei media della formazione del dirigente scolastico, se non in vista del concorso? Eppure lo scenario legislativo è radicalmente cambiato nell’ultimo decennio. Secondo l’art. 25 del Decreto Legislativo 165 del 2001: il dirigente scolastico assicura la gestione unitaria dell’istituzione, ne ha la legale rappresentanza, è responsabile della gestione, delle risorse e del servizio. Sempre nello stesso decreto si dice che spettano al dirigente scolastico autonomi poteri di direzione, coordinamento e valorizzazione delle risorse umane. Questa normativa è abbastanza avanzata, ma non sempre attuata in questi anni. Quale è la risorsa umana principale nella scuola? L’allievo, che ha diritto al successo formativo. Ovviamente, la valorizzazione della persona (allievo) contempla il fatto che la persona abbia un bagaglio di conoscenze e sia educato. Quindi per valorizzare la risorsa umana occorre trasmettere le conoscenze e intervenire nel caso di comportamento non corretto. Bisogna poi controllare l’acquisizione della capacità di apprendimento, e fare in modo che tutti raggiungano un certo livello di conoscenze. Se questo non avviene noi pedagogisti e operatori del mondo della scuola abbiamo qualcosa da farci rimproverare, perché i docenti e i dirigenti non si sono messi in discussione. È necessario che il docente non abbia solo una preparazione disciplinare adeguata, ma anche una preparazione nel campo delle scienze della formazione (e dell’educazione). Il dirigente deve promuovere interventi per favorire la qualità dei processi educativi, la libertà di insegnamento, l’aggiornamento dei docenti, il diritto all’apprendimento degli alunni e la libertà delle famiglie. Il vero controllo e la vera qualità dei processi formativi nella scuola si realizza in modo collaborativo e non verticistico, coordinando
1. gli ambiti contenutistici (disciplinari) all’interno del collegio dei docenti;
2. le diverse metodologie (si pensi ai metodi diversi tra i diversi insegnanti ne L’attimo fuggente), rispettando la libertà di insegnamento;
3. le personalizzazioni degli studenti, favorendo negli studenti il proprio progetto di vita. La scuola funziona se, dopo la scuola, il giovane ha un orientamento sulla vita futura.
Si passa dalla scuola-apparato alla scuola del progetto, nel momento in cui la scuola è finalizzata alla qualità del processo formativo.
Quindi il dirigente deve cercare di
1. focalizzare le attività di insegnamento alle specificità di ogni singolo allievo. A questo proposito c’è il problema della frammentazione delle conoscenze. L’asse estetico-musicale e quello operativo (tecnico-applicativo) ruotano attorno, cioè sono subordinati ai due assi maggiormente presenti nella scuola italiana: l’asse storico-linguistico e l’asse logico-matematico.
2. favorire la trasmissione dei valori nella scuola, non certamente con prescrizioni, del tipo “non fare questo, fai quest’altro”, ecc… . È solo con la scuola del progetto che possono essere trasmessi i valori.

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