Il decadentismo in generale

Pubblicità

Sharing is caring!

Pubblicità

di Carlo Zacco

La comparatistica

 

I passi importanti nell’ambito delle letterature comparate:

· Goethe e il concetto di Weltliteratur;

· De Sanctis, apre la prima cattedra di Letterature comparate;

· René Wellek

· Erich Auerbach

· Ernst Curtius

 

Il decadentismo

Il decadentismo impone uno studio comparato di tutte le sue molteplici manifestazioni. Si inizia con Le Chat Noir. 

· Le Chat noir fu un celebre locale adibito a spettacoli di cabaret di Montmartre (Parigi), fondato nel novembre 1881 da Rodolphe Salis (1851-1897). Situato ai piedi della butte (collina) di Montmartre, Le Chat noir fu uno dei principali luoghi d’incontro della Parigi-bene ed il simbolo della Bohème alla fine del XIX secolo.

· La rivista. Per promuovere il cabaret, Rodolphe Salis creò la rivista bisettimanale Le Chat Noir che fu stampata dal gennaio 1882 al 1895 e che incarnò lo spirito “fin de siècle”. I collaboratori erano i cantanti e i poeti che si esibivano nel cabaret come pure gli artisti che l’avevano decorato. Caran d’Ache vi disegnava scene militari e Willette dei Pierrot e delle Colombine.

 

Verlaine – Langueur

 

Pubblicata su Le chat noir, è un testo significativo di questa nuova temperie culturale: c’è la sensazione di vivere in un mondo chiuso, senza futuro, ripiegato su sé stesso; c’è senso di dissoluzione, di abulia (a-boul»).

La décadence. In particolare, i versi iniziali di Langueur evocano la tesi di Edward Gibbon in Storia della decadenza dell’Impero Romano (1780), in cui afferma che tutte le età di decadenza sono accomunate dalla consapevolezza, da parte della comunità intellettuale e artistica, di aver raggiunto orami i più alti livelli di raffinatezza e che da quel momento in poi ci possa essere solo un declino. Il decadentismo ha perciò qualcosa in comune con l’impero romano durante la sua decadenza, in quanto gli artisti hanno ormai raggiunto il più alto livello di raffinatezza. Se in passato la decadenza veniva vissuta con rammarico e sdegno, nel decadentismo proprio questa consapevolezza di superiorità e di iper-sensibilità permette agli artisti di vivere la decadenza con voluttà, con compiacimento: si sentono importanti, superiori alla media, si credono in grado di capire tutto mentre la massa di poveracci non capisce nulla.

Lacrostiche. L’acrostico è proprio una figura che serve appunto a mostrare la propria abilità nel trovare soluzioni stilistiche complesse e raffinate.

Il testo è caratterizzato da rime che girano tutte sulle stesse vocali toniche, anafore frequenti, ripetizioni di suoni, assonanze: il tutto finalizzato a ricreare il senso del tedio, tramite la ripetizione ostinata degli stessi suoni.

Manifesto del decadentismo. Questo testo è stato subito additato a manifesto del decadentismo, Verlaine se ne compiacque molto, ma più che per i temi trattati, le vere novità sono appunto nel trattamento della parola e del verso.

 

Je suis lEmpire à la fin de la décadence,

Qui regarde passer les grands Barbares blancs

En composant des acrostiches indolents

Dun style dor où la langueur du soleil danse.

 

Lâme seulette a mal au cœur dun ennui dense,

Là-bas on dit quil est de longs combats sanglants.

Ô ny pouvoir, étant si faible aux vœux si lents,

Ô ny vouloir fleurir un peu cette existence !

 

Ô ny vouloir, ô ny pouvoir mourir un peu !

Ah ! tout est bu ! Bathylle, as-tu fini de rire ?

Ah ! tout est bu, tout est mangé ! Plus rien à dire !

 

Seul, un poème un peu niais quon jette au feu,

Seul, un esclave un peu coureur qui vous néglige,

Seul, un ennui don ne sait quoi qui vous afflige !

 

Io sono l’Impero alla fine della decadenza,
che guarda passare i grandi Barbari bianchi
componendo acrostici indolenti in aureo stile
in cui danza il languore del sole.

 

L’anima solitaria soffre di un denso tedio.
Laggiù, si dice, lunghe battaglie cruente.
Oh, non potervi, così debole nei miei lenti desideri,
oh, non volervi fiorire un po’ quest’esistenza!

 

Oh, non volervi, non potervi un po’ morire!
Ah, tutto è bevuto! Batillo, hai finito di ridere?
Ah, tutto bevuto, tutto mangiato! Più nulla da dire!

Solo, una poesia un po’ sciocca da gettare nel fuoco,
 solo, uno schiavo un po’ frivolo che vi trascura,

solo, una noia di chissà cosa che vi affligge!

 

 

Huismans. Anche nel celebre romanzo di Huismans c’è un riferimento all’impero romano: De Essentes vive nella sua villa leggendo Petronio e i poeti della tarda età imperiale. Anche Dorian Gray esprime il desiderio di far somigliare la sua vita a quella di Petronio.

Arte e morale. Sempre Oscar Wilde insiste sulla separazione tra arte e morale: l’arte è innocente, tutto quello che fa non ha ha scopi morali, non è ne buono ne cattivo: rivestire l’arte di intenti morali è un vezzo, è attribuire allrte un qualcosa che per natura non le appartiene

Erodiade e Salomè. Altro motivo ricorrente nel decadentismo è quello cristiano, che ci riporta anch’esso nell’impero romano, in una delle sua provincie più lontane. Salomè sarà un soggetto molto amato dagli artisti di questo periodo: Wilde, Strauss, Mallarmè.

 

La Salomè

 

La storia di Salomè è un motivo ricorrente tra molti autori, pittori e musicisti sia italiani che stranieri di questo periodo. Gustave Moreau (1826 – 1898), è uno dei pittori simbolisti più importanti, uno dei suoi dipinti più celebri è Salomè.

Joris Karl Huysmans (1848 – 1907) nel 1881 scrive il suo più celebre romanzo, A Rebour, racconto di un giovane appartenente ad una ricca famiglia di origini nobili, Jean Floresses Des Esseintes, si ritira in una villa in campagna lontano dalla società che egli odia profondamente, e in stato di quasi assoluta solitudine in cui coltiva le sue passioni artistiche e letterarie. L’autore coglie spesso l’occasione per soffermarsi in lunghe descrizioni degli oggetti che circondano Des Essenintes, cer-candoci di farci cogliere la sua sensibilità e la sua intenzione di trovare nell’arte, intesa come artifi-cio, il punto più alto di compimento dell’esistenza. Una di queste descrizioni riguarda proprio la Salomé di Moreau, uno dei dipinti che arredano le pareti del giovane. Nella lunga e magniloquente descrizione Des Esseintes sottolinea sia aspetti oggettivi, le forme, gli oggetti rappresentati, i colori, sia soggettivi, gli odori, le sensazioni, i richiami simbolici; il giovane riflette anche sul testo evangelico notando che, nonostante gli evangelisti non insistano sugli aspetti più sensuali e fisici della danza di Salomè, questi traspaiono comunque in modo evidente. Ma Huysmans ci parla anche dell’altro celebre acquerello di Moreau sul tema della Salomé, LApparition, dove viene ritratto il momento successivo alla danza e all’uccisione in cui la testa mozza di Giovanni il Battista di alza a mezzaria e fissa Salomé. Lei viene ritratta da Huysmans nel suo sbigottimento e nella sua bellezza: di questo episodio l’autore del testo sottolinea l’ambivalenza tra fascino e sensualità, e piacere perverso; il sacro che si mescola col profano; la profonda malìa che traspare in modo evidente dalle forme eleganti e seducenti della ragazza.

 

Erodiade

 

Intermezzo di rime. Gabriele D’Annunzio nel 1883 pubblica una raccolta di rime intitolata Intermezzo di rime dove nella sezione Adultere sono contenute una serie di sonetti dedicati alle celebri donne del passato, Elena, Isotta, Lady Macbeth, ed ovviamente Erodiade.

Variazione sul tema. Una variazione sul tema i Salomé è Erodiade, di Gabriele D’Annunzio. Guardando sempre alle pa-role del vangelo gli autori hanno giudicato Salomè come una specie di pedina alla mercè del volere della madre e sono stati portati dunque a declinare il tema, anche complicandolo con una Salomè intimamente attratta da Giovanni Battista. Nelle quartine del sonetto a lei dedicato, e che porta il suo nome, Erodiade viene ritratta mentre cerca di prendere sonno accanto a suo marito, il Tetrarca, in preda all’angoscia. Sente il rumore del vento ed ogni cosa per lei è fonte d’angoscia; le serve cercano di farla addormentare; la natura è indifferente a tutto ciò. Nelle terzine c’è tutto lo sconcerto dell’immagine del Battista, aggettivi forti cercano di rendere le ragioni dell’angoscia di Erodiade che ha raggiunto sì il suo obiettivo, ma che ora è in preda allo sconcerto ed al turbamento. In epigrafe al sonetto l’autore cita le parole dello stesso Giovanni Battista: «non licet tibi habere uxorem fratris tui».

Des Esseintes preferisce l’apparizione di Salomè e la sua angoscia nel vedersi rimproverata da Gio-vanni Battista, egli vive le stesse emozioni di Salomé: è qui che Salomé è veramente una donna e non quando ballava. D’annunzio è chiaramente ispirato alla descrizione che fa Des Esseintes del quadro di Moreau. A tutti e tre è però comune il fascino irresistibile verso la femminilità mescolato al senso di pudore e vergogna: la vertigine e labisso; la bellezza e la barbarie.

 

 

 

 

Estetismo

 

Queste opere vengono in genere collacate all’interno di un sotto genere del decadentismo definito Estetismo. A Huismans, Wilde e D’Annunzio può tuttavia essere posta l’etichetta di Estetismo o Decadentismo.

Amore ideale/amore sensuale. In essi il tema dell’amore prende una piega diversa rispetto al romanticismo, da cui è tuttavia derivato: i romantici mettevano in mostra un amore ideale, rappresentato in tutti i suoi aspetti fisici, morali, spirituali e addirittura universali; gli artisti decadenti invece valorizzano dell’amore gli aspetti più sensibili, sensuali, in opposizione ad una mentalità tutta borghese di perbenismo alla quale chairamente si oppongono.

 

Mescolamento di sensi. In Huismans c’è poi una summa di tutto il sensibile: musica, arte letteratura, ed altro. A Rebous, Il ritratto, Il Piacere in questo si equivalgono: questo piacere che nei tre romanzi viene esasperato non è tuttavia solopiacere sessuale, ma di tutti i sensi in generale e verso l’arte in particolare.

L’artista. Andrea Sperelli fa parte di una cerchia ristretta di uomini eleganti, è un intellettuale raffinato, pittore, musicista, poeta, abile nel godere di tutti i piaceri possibili e nel fare della propria vita una opera d’arte. Tutto questo per sottrarsi al grigiore della vita borghese, al democraticismo parlamentare che livella ogni cosa e non riconosce l’eccellenza, la genialità e la superiorità di alcune persone: atteggiamento di distacco e di superiorità dell’artista, specialemnte in D’Annunzio.

..in Baudelaire E qui c’è una differenza rispetto a Boudelaire: in lui l’idea dell’artista è diversa, l’artista è Albatros, l’animale che è in grado di solcare i cieli immensi ma non sa camminare sul ponte di una nave; un estraneità quasi sofferta.

…e in D’Annunzio In D’annunzio questo senso di estraneità e la sofferenza che ne deriva c’è, ma solo in parte: in lui c’è più che altro l’idea Nitschana di Superuomo, ma nella sua versione light e snaturata che ne hanno fatto le ideologie di quel periodo: D’annunzio considera l’artista un Superuomo nel senso di una persona al di sopra degli altri ed a cui tutto è dovuto. In realtà noi sappiamo che Nietsche vedeva il Superuomo come colui che riusciva ad elevarsi, ad andare oltre il conformismo della società borghese; D’Annunzio piega questo concetto per farlo calzare col proprio modo morboso e ridicolo di condurre un esistenza volta allauto esaltazione di sé stessi.

 

Il Piacere

 

Des Essaintes itlaiano. Andrea Sperelli è un giovane di origini nobili che si compiace nel condurre una vita mondana di di-vertimenti e di duelli. Proprio in uno dei suoi duelli viene ferito ed è costretto a passare un periodo di riposo nella casa al mare di una conoscente, in mezzo alla natura, in solitudine e, come Des Es-seintes legge, recupera il rapporto con la natura e coltiva aspetti dell’esistenza fino ad allora trascurati. Andrea Sperelli si trova spesso a discutere delle opere d’arte e ad un certo punto ci offre il commento del sonetto diun autore contemporaneo (lo stesso D’Annunzio) sarò come colui che si distende.

 

Sarò come colui che si distende

sotto l’ombra d’un grande albero carco,

ormai sazio di trar balestra od arco;

e in sul capo il maturo frutto pende.

Non ei scuote quel ramo, né protende

la man, né veglia in su le prede al varco.

Giace; e raccoglie con un gesto parco

i frutti che quel ramo al suolo rende.

Di tal soave polpa ei nel profondo

non morde, a ricercar l’intima essenza,

perché teme l’amaro; anzi la fiuta,

poi sugge, con piacer limpido, senza

avidità, né triste né giocondo.

La sua favola breve è già compiuta.

Taedium vitae. Il tono è simile a quello di Verlaine: tutto è compiuto, tutto è fatto, dobbiamo limitarci ed accettare la noia di questo vivere. Qui c’è il senso della totale inutilità di ogni cosa. L’artista è ormai sazio, sta sotto un albero carico di frutti ma senza la forza né la volontà di raccoglierne alcuno; non sta nemmeno ad aspettare che cadano. Anche quando vuole godere di questi frutti non li morde, per paura di sentirne lamaro, ma si limita ad ammirarne la forma esterna immaginandone la sostanza. Non è ne triste né felice; la sua favola breve è già conclusa; nulla lo può rallegrare o dare significato alla sua esistenza.

 

La forma sonetto. In un altro punto Sperelli parla del sonetto: [] poiché nel suo movimento lirico procedeva per elevazione, egli elesse il sonetto; la cui architettura consta di due ordini: del superiore rappresentato dalle due quartine e dell’inferiore rappresentto  dalle due terzine. Il pensiero e la passione dunque, dilatandosi nel primo ordine, si sarebber raccolti, rinforzati, elevati nel secondo. La forma del sonetto, pur essendo meravigliosamente bella e magnifica, è in qualche parte manchevole; perché somiglia una figura con il busto troppo lungo e le gambe troppo corte. Infatti le due terzine non soltanto sono in realtà più corte delle quartine, per numero di versi; ma anche sembrano più corte delle quartine, per quel che la terzina ha di rapido e di fluido nell’andatura sua in confronto alla lentezza e alla maestà della quartina. []

 

Quartine/terzine. Parla del sonetto sottolineando la fissità delle quartine rispetto al moto delle terzine: ordine binario della fissità vs ordine ternario della mobilità. Mentre ogni quartina è sufficiente per chiudere un periodo, nella terzina il periodo della prima straborda inevitabilmente nella seconda, muovendo il ritmo del riscorso.

In sul suo letto di cedro e doro insonne le due quartine sono chiuse da un punto; nelle terzine il movimento è accelerato dalla anafore: i decadenti, se non brillano nella ricchezza e profondità di temi, sono abilissimi in questo raffinatissimo gioco retorico.

 

Vecchio e nuovo. Cronaca Bizantina è una rivista letteraria quindicinale diretta da Angelo Sommaruga e stampata in Italia tra il 1881 e il 1885 per un totale di 90 fascicoli. In questa rivista viene data voce ad esponenti della vecchia guardia come Carducci, insieme ai giovani nuovi poeti. Di carducci vengono riportati in epigrafe alla rivista dei versi tratti dalla poesia Per Vincenzo Caldesi (marzo 1871), contenuta in Gambi ed Epodim, Libro II, poesia sui mali che affliggono l’Italia. Questa compresenza di vecchio e nuovo è indice di come la cultura italiana procedesse con lentezza e senza grandi rotture contrariamente a quella francese. Su questa rivista scrivono molti giovani letterati, tra cui dAnnunzio. Sarà poi ripresa dalla scapigliatura milanese, tutta intenta a provocare la chiusa borghesia cittadina.

 

Letteratura deccezione (1898) invece è una raccolta di saggi ad opera di Vittorio Pica sulla poesia decadente francese (Baudelaire, raimbaud, Mallarmé).

 

 

 

Ispirazione vs speculazione. Lo stesso D’Annunzio, all’interno delle sue opere, per esempio Il Piacere, apre dei momenti di riflessione sull’opera d’arte stessa, sui suoi elementi strutturali, sulla sua forma, su come è stata fatta sui modi usati dal poeta per raggiungere il suo obiettivo: si tratta di un attenzione proprie di tutti i poeti decadenti che introducono una novità rispetto ai romantici insistendo sul come hanno pensato e realizzato la propria opera d’arte. In essi viene meno la fiducia romantica nei confronti dellispirazione e ci si afferma un principio intellettualistico dell’arte. I poeti decadenti sostengono ed argomentano in modo preciso che in mancanza di un lavoro consciente, anche artigianale, non si possono raggiungere alti obiettivi. La passione e limpeto servono, sì, ma è solo un punto di partenza, e di per sé non bastano, occorre uno sudio ed un metodo per poter realizzare oggetti perfetti e degni di essere chiamati arte.

 

Edgar Allan Poe (Boston 1809, Baltimora 1849)

 

Per capire questo concetto occorre fare un passo indietro verso un poeta che i primi decadenti hanno molto amato: Edgar Allan Poe, di cui Baudelaire è stato il più importante promotore in Francia. Poe è stato il primo ad affrontare questo tipo di problema. In verità, anche se questo problema è sempre stato più appannaggio dei critici, molti poeti lo hanno affrontato in modo più o meno consapevole.

Ai poeti romantici tuttavia non era richiesta alcuna coscienza delle proprie tecniche di scrittura, per i romantici non importava il come, bensì il fine, giacché la poesia in sé era un semplice strumento tramite il quale il poeta raggiungeva fini più alti,  Edgar Allan Poe nel 1846 scrive Philosophy of Composition, Opera in cui precisa dettagliatamente questo suo novo punto di vista e quel principio romantico viene messo da parte. 

«Ed è mia intenzione di rendere manifesto come nessuna parte di questa poesia sia da riferire al caso o all’intuizione, e che l’opera procedette, passo dopo passo, verso il suo compimento con la precisione e la rigorosa consequenzialità di un problema matematico ». 

 (da La filosofia della composizione, E. A. Poe)

 

In questo saggio Poe ci dice come nulla delle sue opere sia lasciato al caso ma frutto di un ragiona-mento e di una scelta consapevole. Si esprime ad esempio sulla lunghezza dicendo come questa, in una opera poetica, non debba essere eccessiva tanto da far perdere al lettore il senso dell’unità e quindi della bellezza che da esso deriva. Questo concetto sarà poi, non a caso, avversato da Croce.

The Raven (Il Corvo) è un poemetto dalla struttura molto precisa e caratterizzato dalla ricorrenza di un ritornello, il leitmotiv di tutto il componimento costituito dalla parole nevermore, mai più, e dalle rime in -ore.

 

Riassunto: nel poemetto viene trattato lo stato di disperazione di un giovane per la morte della donna amata. Mentre egli riflette nella sua stanza sente bussare più volte alla porta senza che nessuno tuttavia si identifichi. Alla terza volta in cui il giovane chiede chi sia, dalla finestra entra un corvo che si posa sul busto di Atena posto sullo stipite della porta. Alle domande che il giovane gli pone il corvo risponde sempre: «nevermore».

 

Poe non dice, come chiunque in quel periodo avrebbe fatto, che la sua opera è stata frutto di un intuizione dettata dalispirazione; ci dice invece che ha riflettuto a lungo su quale potesse essere l’argomento adatto per i suoi scopi. Parte dal fatto che la bellezza dell’opera d’arte non può essere rappresentata da altro se non da un sentimento di tristezza, il tono doveva essere triste dunque; la situazione più adatta per esprimere questo tono poteva dunque essere la morte di una persona amata, nulla di più triste; da questa tristezza non si piò uscire, occorreva dunque  un ritornello, un ostinato su cui tutta la struttura dovesse poggiare; ma non è tutto, per esprimere meglio il dolor: nevermore è la parola giusta.

 

L’opera inizia dunque dalla fine: nonappena il poeta ha ben chiaro in mente ciò che vuole dire ed è giunto alla conclusione, può iniziare a scrivere; limportante è sempre che il poeta dichiari tutto ciò e che si mostri consapevole della scelta che ha compiuto, tanto da poter spiegare passo passo come è giunto al risultato finale.

Pubblicità
shares