Il teatro canzone

 

di Giorgio Gaber

Dagli anni settanta in poi Gaber si inventa un’altra forma di spettacolo che coniuga la sua esperienza ormai più che decennale nel modo della canzone, con la sua presenza scenica. Dice Gad Lerner Ogni estate, in Toscana, si mette lì con l’amico pittore Sandro Luporini a scrivere canzoni e a misurare la miseria dei luoghi comuni e delle mode culturali”. “Teatro canzone” è la più sintetica definizione di un certo modo di fare spettacolo a partire dagli anni ’70. Gaber non ha bisogno di scenografie. Basta un complesso musicale che lo accompagni, talvolta addirittura è sufficiente qualche base musicale, e lui un uomo” sul palco, a diretto contatto con altri uomini, gli spettatori, che per una sera non sono una audience, un gruppo, un partito, non sono l’opinione pubblica, ma sono solo e semplicemente uomini, per una volta sollecitati a pensare non con schemi o pregiudizi.

Per capire l’originalità del teatro canzone di Giorgio Gaber vale la pena di ascoltare le parole che gli rivolgeva lo scrittore Davide Lajolo:

Caro Gaber,
avrei detto di no al tuo invito se ai tuoi spettacoli non mi fosse sempre accaduto di divertirmi ed emozionarmi. Emozionato e talvolta anche spinto alla polemica perché tu sei diverso, sei un uomo e la discussione è dobbligo.
Questa è anzi la tua cosa più pregnante: quella di aprire sempre un dialogo con le tue canzoni e di obbligare a delle risposte con i tuoi monologhi.

Caro Gaber, lo so che a dirtelo tu abbassi il viso perché sei modesto dentro, ma tu sei un uomo di cultura anche se l’unico motivo fosse questo: che ti chiedi costantemente perché stai al mondo. Non è cosa da poco: non lo sanno in molti, soprattutto non se lo chiedono e tu lo ricordi a tutti divertendoli, con le tue canzoni.
Tu sei presente nella società in questo tempo convulso da vivere come sempre quando l’uomo è arrivato ad una grande svolta. Tu non sei profeta e non dici come avverrà, anzi sotto i colpi di avvenimenti amari ogni tanto le parole delle tue canzoni si velano di pessimismo, ma è destinata a vincere la speranza, la partecipazione, sissignore, la partecipazione di tutti che risolve.
Ti scrivo soprattutto perché sei l’amico dei giovani: tu li tratti a muso duro come piace a loro, senza paternalismi perché il dialogo con loro ti è necessario come il fiato, come vivere. Tu sei convinto che i giovani sono già oggi il mondo più umano che costruiranno domani se tutti noi s’apremo accompagnarli.
Decisivo è essere uomini, sempre. Decisivo è lottare ragionando, voler bene a se stessi per capire e voler bene agli altri. Solo così si abbattono gli ostacoli che si frappongono alla breve felicità di cui ognuno ha diritto.
Caro Gaber, verrò come sempre al tuo spettacolo anche per sentire ripetere dalla gente più diversa: è vero, con Gaber ognuno ha un amico in più, un amico che ci dà musica e poesia.”

Dice Mina al proposito: Leleganza inesorabile, la lucidità, l’ironia potente e leggera, la buona creanza nonostante l’intelligenza rivoluzionaria, la sottile gentilezza d’animo, la voglia di ridere comunque, la consapevolezza di essere un uomo superiore, la voglia di non fartelo pesare, ma solo intuire, la potenza della semplicità nella sua musica e nella sua esposizione vocale, il non arrendersi alle mode, l’aria consapevole e tollerante per quelli che non sono come lui […] fanno di Giorgio un essere assolutamente unico, come artista e come uomo.”

Luigi Gaudio

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