La guerra contro Pirro

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dalla Storia romana

di Carlo Zacco

Taranto. Dopo le guerre sannitiche Roma dominava quasi tutta l’Italia meridionale. Era entrata in contatto con le colonie greche che, indebolite da lunghi anni di attacchi da parte delle popolazioni italiche, chiedevano protezione. L’ultimo nemico da battere per ottenere il completo controllo del meridione era Taranto: unica colonia greca a godere ancora di un’economia florida, e che naturalmente voleva mantenere.

 – Casus belli. La guerra tra Roma e Taranto scoppio nel 282 a.C. col pretesto di uno sconfinamento di navi romane in acque pugliesi, con la distruzione di alcune di esse da parte dei tarantini.

 Pirro. Ma Taranto si rese conto immediatamente della propria inferiorità rispetto alla potenza romana e chiese aiuto a Pirro, Re dell’Epiro (regione della Grecia nord-occidentale). Pirro sbarcò in Italia nel 280 a.C. con un esercito di 30.000 uomini ben addestrati e venti elefanti. I romani furono sconfitti nei primi due sconti con Pirro, il primo a Eraclea, il secondo ad Ascoli Satriano. Ma si trattò di una vittoria di Pirro: entrambi gli schieramenti ebbero un considerevole numero di morti, e non ci fu una vittoria chiara.

 – Sicilia. Dopo questa vittoria Pirro, la cui ambizione era quella di poter divenire Re di una grande colonia greca in Italia, andò in aiuto dei siciliani aiutandoli in una loro guerra, e vinse.

 

Maleventum. Al rientro in Italia ci fu un nuovo scontro tra i Pirro e i Romani, questa volta a vantaggio di questi ultimi, che vinsero nel 275 a.C. nella famosa battaglia di Maleventum, che per l’occasione venne rinominata Beneventum.

 

Conseguenze. Una volta sconfitto, Pirro non poté fare altro che ritornarsene in Epiro con la coda tra le gambe, e a Taranto non rimase che arrendersi e consegnarsi al vincitore. A questo punto il potere di Roma si estendeva dal centro nord, precisamente dai fiumi Magra, in toscana, e Rubicone, in Romagna, per tutto il meridione d’Italia fino allo Stretto di Messina.

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