La scuola può essere misurata?

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Il duce (Mussolini) era ossessionato dalle statistiche, e consultava periodicamente il capo dell’ISTAT. Berlusconi ha costruito la sua fortuna politica sul soddisfacimento dell’opinione pubblica, tramite sondaggi. Noi oggi siamo sottoposti ad una serie infinita di sondaggi. Anche nel campo pedagogico si moltiplicano i dati. Le rilevazioni OCSE-PISA mostrano che in Italia ci sono poche competenze e poche conoscenze, nel campo del linguaggio e della matematica. Ma questo è proprio vero?

Gli attacchi alla scuola sono attacchi rivolti agli insegnanti. Il vero problema è rimettere l’insegnante su un piedistallo. Se una volta l’insegnante era la vestale della classe media di Barbagli, adesso è un frustrato, un proletario o quasi. Gli insegnanti vogliono difendere a tutti i costi la dignità del loro lavoro e i buoni risultati, percepiti da studenti e famiglie, e questo è giusto. Una cattiva e sinistra prospettiva ci ha portato a considerare l’insegnante quasi il responsabile di tutti i mali della nostra società. Però vale la pena di tener conto dei dati OCSE-PISA. Per quanto discutibili, essi sono uno sprone per tutti: per la società e la classe politica, affinché ridia agli insegnanti quell’attenzione (non elettorale), e anche uno sprone per la classe degli insegnanti, affinché si mettano in discussione.

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