La signorina Else

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Arthur Schnitzler

Scheda libro

Il libro “La signorina Else”, scritto da Arthur Schnitzler, narra la storia di una ragazza di circa diciannove anni che, nel periodo successivo alla prima guerra mondiale, trascorre le sue vacanze in un lussuoso albergo di montagna.
Else proviene da una ricca famiglia borghese, senza apparenti problemi economici, che in realtà si trova a fronteggiare l’incombenza di alcuni situazioni sfavorevoli, proprio dal punto di vista economico.
Il padre di Else infatti, gioca in borsa e purtroppo ha perso trentamila fiorini, che deve subito rimborsare al dottor Fiala, altrimenti questo gli farà causa.
I genitori di Else sono disperati, così chiedono aiuto alla figlia, dicendole che dovrebbe chiedere i soldi al signor Dorsday, un ricco barone che alloggia nel suo stesso albergo.
Else così iniziò a riflette sul da farsi, finché non si trovò sola con Dorday, e così gli chiese il prestito.
Dorsday disse che avrebbe prestato i soldi a Else a patto che il barone stesso avrebbe potuto guardarla mentre era nuda, o nella sua camera, o in una radura del bosco, dopo il diner.
Else era smarrita, confusa e a tratti anche arrabbiata e umiliata, però voleva fronteggiare a tutti i costi la pessima situazione economica familiare.
Andò così a riflettere nel fitto del bosco che circondava l’albergo, dove si addormentò.
Dormì per alcuni minuti, forse anche per un’ora, tanto che, quando tornò all’albergo, tutti erano in pensiero per lei.
Nel frattempo era arrivata una lettera da casa che le diceva che la perdita non era stata di trentamila fiorini ma bensì di cinquantamila.
La ragazza non voleva assolutamente cedere allea richiesta di Dorsday, così pensò che fosse stato meglio scendere nella sala da pranzo con addosso solo le scarpe e il mantello che al momento opportuno si sarebbe tolta.
Pensò inoltre che, se l’umiliazione dopo aver fatto quel gesto fosse stata troppa, avrebbe potuto benissimo togliersi la vita con le sei cartucce di veronal che conservava nel cassetto.
Dopo il diner, Else scese la scalinata che portava alla hall e si diresse verso il salone, dove si tolse il mantello e svenne, o almeno, fece finta.
Il suo corpo apparentemente inerme venne riportato nella stanza dove alloggiava.
Mentre nessuno la sorvegliava, prese il veronal e, sciogliendolo in un bicchiere, lo bevve.
Quando ormai era troppo tardi per tornare indietro, si accorse che in fondo, non desiderava morire: sperava che qualcuno la salvasse.
Purtroppo però era ormai scivolata tra le braccia della morte.

Per scrivere questo libro, Arthur Schnizler ha utilizzato un linguaggio colloquiale che a tratti aveva riferimenti e accenni a lingue straniere, ad esempio francese o raramente al tedesco.
L’esposizione degli argomenti è basata su un monologo interiore della protagonista, che a tratti viene spezzato da alcuni dialoghi.
In questo caso, il narratore è il personaggio principale.
A mio parere le tematiche presentate in questo libro sono ancora attuali, nonostante sia passato quasi un secolo.
L’autore del libro tratta argomenti legati alla psicologia del personaggio che però possono riscontrarsi anche in molti di noi.
Penso che ognuno nella sua vita si debba essere sentito umiliato o arrabbiato per motivi anche diversi da quelli della protagonista, ma credo che alla fine ciascuno provi sentimenti più o meno simili a quelli di Else.

Chiara Invernizzi

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