Lampo – Tuono – X Agosto

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Lampo – Tuono – X Agosto di Giovanni Pascoli, Myricae

di Carlo Zacco

Il lampo

   E cielo e terra si mostrò qual era:

 

la terra ansante, livida, in sussulto;

il cielo ingombro, tragico, disfatto:

bianca bianca nel tacito tumulto

una casa apparì sparì d’un tratto;        5

come un occhio, che, largo, esterrefatto,

s’aprì si chiuse, nella notte nera.

Situazione. Siamo di notte, durante un temporale. Un lampo improvviso consente di vedere con chiarezza il paesaggio (cielo e terra), ma solo per una frazione di secondo;

 – la terra è nera (livida) e mossa dal vento: appare come se stesse ansimando affannosamente (ansante, in sussulto);

 – il cielo è pieno (ingombro) di nuvole, anch’esso nero, disomogeneo (per le nuvole irregolari);

 – nel nero generale il lampo fa apparire per un istante una casa bianca (resa ancora più bianca dalla luce del lampo stesso); il lampo è tacito (silenzioso), perché non c’è ancora il tuono;

 – questa casa fa venire in mente un occhio spalancato, che per una frazione di secondo ha la possibilità di vedere con chiarezza ciò che è celato dal buio (una verità rivelata per un attimo, che mostra una realtà sconvolta).

Impressionismo. Come al solito è adottata la tecnica impressionistica della giustapposizione di immagini, senza connessioni logiche;

Espressionismo. Qui però c’è una novità: queste immagini hanno anche una forte carica espressionistica: cioè non sono presentate in modo realistico, ma deformato:

1)      la terra è «ansante, livida, in sussulto», poiché sconvolta dal vento;

2)      il cielo è «ingombro, tragico, disfatto», in quanto pieno di nuvole;

Questi elementi naturali sono personificati, e descritti come fossero esseri umani in preda ad uno stato di profonda angoscia.

Proiezione soggettiva. Ma questo modo di rappresentare le cose rispecchia lo ‘sconvolgimento’ della mente che guarda: il soggetto proietta i propri sentimenti sulla natura circostante, che appare deformata in senso negativo, rispecchiando i sentimenti stessi.

L’occhio. L’aggettivo «esterrefatto», riferito all’occhio (a cui viene paragonata la casa), mostra questa proiezione del sentimento soggettivo sulle cose.

 – ma non solo: per questa poesia Pascoli ha pensato una prefazione in prosa, che però è rimasta inedita. Da questo testo veniamo a sapere che il lampo è il bagliore emesso dal colpo di fucile che ha ucciso il padre; e l’occhio, quindi, è quello del padre che, nell’istante di quel lampo, visualizza l’idea della morte che sta per sopraggiungere (tutta la vita in un attimo).

 – Se non fosse per questa prosa noi non s’apremmo che il lampo è l’occhio del padre; ma Pascoli ha deciso di non pubblicarla, e quindi è chiaro che  il valore di questa poesia vuole essere universale.

Stile. Lo stile impressionistico/espressionistico si nota anche in:

 – l’inizio con «E…e…», rende l’attacco più sfumato, e dà l’idea di un qualcosa che nasce dal nulla; inoltre rende il ritmo più incalzante, affannoso;

 – l’aggettivazione: gli aggettivi riferiti a terra e celo sono a gruppi di tre, collegati per asindeto; inoltre è da notare che sono tutti trisillabi, e quello centrale è sempre sdrucciolo (virtuosismo pascoliano);

 – la ripetizione «bianca bianca», e i verbi: «apparì sparì» e «s’aprì si chiuse», non separati da virgole;

 – lo stile nominale dei versi 2-3, senza il verbo;

Tutti questi elementi conferiscono concitazione allo stile.

 

Il tuono

È una poesia gemella del Il lampo, compare nella raccolta immediatamente dopo, ed è ad essa collegata.

E nella notte nera come il nulla,

 

a un tratto, col fragor d’arduo dirupo

che frana, il tuono rimbombò di schianto:

rimbombò, rimbalzò, rotolò cupo,

e tacque, e poi rimareggiò rinfranto,             5

e poi vanì. Soave allora un canto

s’udì di madre, e il moto di una culla.

Situazione. Viene descritto il rumore di un tuono: dopo il lampo, torna il buio più totale, e scoppia il tuono, che fa un rumore simile alla frana di uno strapiombo inaccessibile (arduo), e provoca un’eco violenta (rimbomba): questa eco si propaga più volte per l’atmosfera (rimbomba, rimbalza, rotola), e svanisce lentamente, propagandosi sempre più lontano, fino a sparire.

– Dopo il tuono, un altro rumore, più familiare e rassicurante: quello di una madre che culla il bambino, forse per consolarlo.

Analogie tematiche. il primo verso riprende il testo precedente:

 – «nella notte nera», stessa situazione, un istante dopo il lampo;

 – «come il nulla», riprende anche la situazione emotiva, del nulla nel quale si ripiomba dopo la visione istantanea terrificante;

 – «a un tratto», anche qui domina la dimensione istantanea degli eventi;

Fonosimbolismo. Mentre nel testo precedente dominano immagini visive, qui Pascoli vuole riprodurre immagini acustiche, e si serve ovviamente di tutti gli artifici fonici e fonosimbolici disponibili:

 – allitterazioni  in r: «fragor d’arduo dirupo / che frana»;

 – ripetizioni foniche e ritmiche: «rimbombò», onomatopea, poi ripetuta e variata: «rimbombò, rimbalzò, rotolò» e poi «rimareggiò rifranto»: queste ripetizioni e variazioni danno l’idea di una specie di eco, tipica dei tuoni;

Il «nido». Alla fine compare un’immagine protettrice e rassicurante: la madre che culla il bambino. È l’immagine del «nido»: un luogo non sconvolto dalla forza degli elementi esteriori.

 – Elio Gioanola scrive: «I temporali pascoliani non si risolvono mai in pioggia, perché sono temporali ‘psicologici’, non reali: riflettono più una turbata condizione interiore che una situazione vera. In questo caso il temporale costituisce una lontana minaccia, tanto più paurosa quanto distante e indeterminata».

 

X Agosto

San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché sì gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.     4

Ritornava una rondine al tetto:
l’uccisero: cadde tra spini:
ella aveva nel becco un insetto:
la cena de’ suoi rondinini.     8

Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell’ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.     12

Anche un uomo tornava al suo nido:
l’uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole, in dono…     16

Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano, in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.     20

E tu, Cielo, dall’alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d’un pianto di stelle lo inondi
quest’atomo opaco del Male!     24

Discorso. A differenza delle poesie precedenti, qui non abbiamo una sequenza di immagini giustapposte impressionisticamente, ma un discorso lineare e strutturato, dal chiaro contenuto ideologico:

 – l’autore parte dalla propria esperienza terrena per riflettere sul tema del dolore umano, e del rapporto tra dimensione terrena, e dimensione trascendente.

Individuale / universale. Qui l’esperienza individuale viene proiettata su un piano universale: la vicenda del padre (non nominato!) è collegata strettissimamente a quella di una rondine uccisa senza motivo, ed entrambe alla vicenda di Cristo. Con la differenza che, in questo caso, la morte non procura redenzione, o riscatto, ma semplicemente senso di vuoto, e dolore.

Struttura. La struttura è chiarissima: la strofa iniziale e finale fungono da introduzione e conclusione; le quattro strofe centrali sono raggruppate a coppie: due dedicate alla vicenda della rondine, due all’uomo.

Simmetrie. Tra le strofe ci sono numerose simmetrie

Strofa 1 Strofa 6
Vocativo «San Lorenzo»Vocativo «E tu, Cielo»
«aria tranquilla»«mondi sereni»
«pianto»«pianto»

 

Strofa 2 Strofa 4
«Ritornava una rondine»«Anche un uomo tornava»
«al tetto»«al suo nido»
«l’uccisero»«l’uccisero»
«aveva nel becco un insetto»

 

«portava due bambole indono»
Strofa 3 Strofa 5
«Ora è l໫Ora là»
«Tende quel verme»«addita le bambole»
«cielo lontano»«cielo lontano»
«che attende»«lo aspettano»

Tra le altre simmetrie ci sono anche:

 – la rondine torna al tetto;

 – l’uomo torna al nido;

Riferimenti cristologici:

1) la rondine cade «tra spine», ed è «come in croce»: diventa così simbolo di tutte le vittime innocenti, e assimilata all’innocente per antonomasia, Cristo;

2) il padre perdona i suoi assassini, come Cristo in croce;

3) la struttura delle sei strofe richiama simbolicamente la croce.

Simbolismo. Dov’è il simbolismo in questa poesia? Proprio in questa costruzione così artificiosa e studiata, che richiama appunto l’immagine di Cristo in croce, vittima per eccellenza, e simbolo di tutte le vittime innocenti.

Temi. I temi principali della poesia sono due:

1)      il male: in linea col Decadentismo, Pascoli trae dalla religiosità tradizionale gli aspetti inquietanti e pessimistici: la morte di Cristo non annuncia la salvezza, ma vale di per sé; come pure il pianto del cielo: non è un pianto che purifica il mondo dal male, ma pare semplicemente prenderne atto, rimanendo impotente. Il cielo è appunto «lontano»: non c’è speranza di salvezza.

2)      il nido: la rondine e l’uomo non sono solo accomunati dalla morte insensata, ma anche dal fatto di essere esclusi dal nido.

 

Audio Lezioni su Giovanni Pascoli del prof. Gaudio

Ascolta “Giovanni Pascoli” su Spreaker.

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