L’esclusa – scena finale (al capezzale della madre di lui)

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di Luigi Pirandello

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Stette così a piangere, finché Rocco non venne dall’attigua stanza; allora sorse in piedi con lo scialle sotto il braccio, la faccia tra le mani, e si mosse per uscire.

Rocco la trattenne per un braccio, e le domandò con voce cupa:

Dove vai?

Marta non rispose.

Dimmi dove vai, – ripeté lui e, indeciso, stese l’altra mano e l’afferrò per le due braccia.

Allora Marta scoprì appena il volto:

Vado… Non lo so… Ti raccomando…

Non la lasciò proseguire: in un impeto, quasi di paura, accostò il volto al volto di lei, e proruppe in lagrime, abbracciandola:

No, Marta! No! No! Non mi lasciar solo! Marta! Marta! Marta mia!

Ella tentò di scostarsi con le braccia; trasse indietro il capo; ma non riuscì a sciogliersi dall’abbraccio

e tremò, così stretta da lui.

Rocco, no, è impossibile… Lasciami… E` impossibile…

Perché?… Perché?… – chiese egli, tenendola sempre a sé, più stretta, e baciandola perdutamente. –

Perché, Marta? Perché me l’hai detto?

Lasciami… No… lasciami… Non mi hai voluta… – seguitò Marta, soffocata dalla commozione, nell’ardente amplesso. – Non mi hai voluta più.

Lesclusa – la scena finale (al capezzale della madre di lui)

Ti voglio! ti voglio! – gridò lui, esasperato, accecato dalla passione.

No… lasciami… – scongiurò Marta, schermendosi, già quasi abbandonata di forze. – Fammi andar via… te ne supplico…

Marta, dimentico tutto! e tu pure, dimentica! Sei mia! Sei mia! Non mi vuoi più bene?

Non è questo, no! – disse Marta in un gemito, affogata dall’angoscia. – Ma non è più possibile, credimi, non è più possibile!

Perché? Lo ami ancora? – gridò Rocco fieramente, sciogliendola dall’abbraccio.

No, Rocco, no! Non l’ho mai amato, ti giuro! mai! mai!

E ruppe in singhiozzi irrefrenabili; sentì mancarsi;

s’abbandonò tra le braccia di lui, che istintivamente si tesero di nuovo a sorreggerla. Fiaccato dal cordoglio, a quel peso, egli fu quasi per cadere con lei: la sostenne con uno sforzo quasi rabbioso, nella tremenda esasperazione: strinse i denti, contrasse tutto il volto e scosse il capo disperatamente.

In quest’atto, gli occhi gli andarono sul volto scoperto della madre sul letto funebre, tra i quattro ceri. Come se la morta si fosse affacciata a guardare.

Vincendo il ribrezzo che il corpo della moglie pur tanto desiderato gl’incuteva, egli se la strinse forte al petto di nuovo e, con gli occhi fissi sul cadavere, balbettò, preso di paura:

Guarda… guarda mia madre… Perdono, perdono… Rimani qui. Vegliamola insieme…

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