Modelli di azione

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Dalla razionalità classica di tipo aristotelico, attraverso il modello logico di Searle, al dispositivo concettuale dell’azione di Ricoeur.

Per dare un modello dell’azione umana, Aristotele si avvaleva del sillogismo classico, detto sillogismo pratico, contenente:

1.      premessa maggiore

2.      premessa minore

3.      conclusione

L’esempio presente nell’Etica nicomachea è il seguente:

1.      premessa maggiore: le carni leggere sono salutari

2.      premessa minore: le carni di uccello sono leggere

3.      conclusione: bisognerebbe mangiare carni di uccello

Vale la pena, però , di non applicare questo ragionamento in modo prescrittivo alla didattica.

Questa è la teoria classica, ma poi le cose non vanno sempre nel modo giusto.

Secondo Searle, ci sono delle lacune nella teoria classica, cioè ci sono dei gap, dei buchi

1.     tra ragione e decisione (una ragione per agire non è la causa sufficiente per l’azione),

2.     tra decisione ed azione (quando per esempio decido di fare un’azione, ma poi in realtà non agisco)

3.     tra l’inizio dell’azione e la sua continuazione  (cioè posso iniziare ad agire, ma poi non porto a compimento questa azione)

Il problema è che la causa dell’azione umana è nel soggetto, e le lacune ci sono perché siamo noi che le generiamo. 

Quindi il modello deve essere non impersonale, non oggettivo, ma personale. Dobbiamo mettere in campo anche il soggetto.

Il nuovo modello ci è stato dato dal Paul Ricoeur, nel dispositivo concettuale dell’azione, e comprende sette elementi:

1.      agente (è il soggetto, la persona, l’uomo, da cui partire, nel caso della scuola lo studente)

2.      fine (la finalità generica, quindi per esempio la finalità della scuola)

3.      motivo (bisogna essere persuasi rispetto ad un fine generico, bisogna che l’agente sia motivato, bisogna che le scelte siano interiorizzate dal soggetto, che siano condivise. Bisogna avere delle ragioni per essere motivati. Quindi, nella scuola, lo studente deve essere motivato, e l’intera classe deve essere motivata)

4.      circostanze spaziali (c’è un contesto che va considerato, poiché ogni azione è interazione con un contesto)

5.      circostanze temporali

6.      mezzi

7.      esiti

Questo ci obbliga ad operare non in modo deduttivo (come nel modello aristotelico classico), ma induttivo, cioè tenendo conto della realtà, e l’insegnante deve conoscere gli alunni con cui lavora. Infatti il docente non può motivare gli alunni se non li conosce.

Tipicamente, i progetti didattici sono concepiti in questo modo: si tratta di azioni didattiche che tengono conto dei soggetti, prefigurare dei fini, individuare i motivi (motivare gli alunni), decidere in quali spazi e tempi circoscrivere l’azione, attraverso quali strumenti, per ottenere determinati esiti.

Il programma, invece,  è una descrizione di attività già fissate. Il progetto (da pro + iacio) significa prevedere qualcosa che è gettato, lanciato (proiettato appunto nel futuro, piuttosto che semplicemente descrivere ciò che è già prefissato.

Occorre puntare più sulle ragioni di un’azione, che non sulle cause.

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