Morte di Laocoonte

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Virgilio, Eneide, II, 201-227

di Carlo Zacco

Libro II

 

Laocoonte II (201-227)

 

Hic

aliud

maius

multoque magis tremendum

obicitur

miseris

Ora

un altro

più grande [fatto]

e di gran lunga più spaventoso

si offre

[a noi] sventurati

 

atque turbat

improvida pectora.

Laocoon,

sacerdos

ductus sorte

Neptuno,

mactabat

e turba

i cuori impreparati.

Laocoonte,

sacerdote

tratto a sorte

a Nettuno

immolava

 

ad aras sollemnis

taurum ingentem.

Ecce autem

a Tenedo

per alta tranquilla

presso le solenni are

in grande toro.

Ma ecco

da Tenedo

per le profonde acque tranquille

 

(horresco referens)

gemini angues

immensis orbibus

incumbunt pelago

pariterque

(inorridisco a raccontarlo)

due serpenti

con immense volute

incombono sul mare

e parimenti

 

tendunt

ad litora;

quorum pectora

arrecta

inter fluctus

Iubaeque sanguineae

superant

volgono

verso le coste;

i loro petti

erti

tra i flutti

e le creste sanguigne

superavano

 

undas,

pars cetera

legit

pontum

pone

sinuatque

volumine

immensa terga.

le onde,

la restante parte

sfiora

il mare

col tergo

e incurva

i volute

gli immensi dorsi.

 

 

Spumante salo

fit sonitus;

iamque

tenebant arva

que suffecti

ardentis oculos

Dal gorgo spumeggiante

esce un rumore;

e già

approdavano

e tinti

gli occhi ardenti

 

sanguine et igni

lambebant

linguis vibrantibus

ora sibila.

Diffugimus

 

di sangue e di fuoco

lambivano

con lingue vibranti

bocche sibilanti.

Fuggiamo qua e là

 

 

exsangues

visu.

Illi

agmine certo

petunt

Laocoonta;

et primum

esangui

a quella vista.

Quelli

con marcia sicura

puntano

su Laocoonte;

e in primo luogo

 

serpens uterque

amplexus

parva corpora

duorum natorum

implicat

et depascitur

l’uno e l’altro serpente

stretti

i piccoli corpi

dei due figli

li avvolge

e divora

 

morsu

miseros artus;

post

corripiunt

ipsum

subeuntem

ac ferentem

auxil’io

a morsi

le misere membra;

poi

afferrano

lui stesso

che accorre

e porta

in aiuto

 

tela

que ligant

spiris ingentibus;

et iam

amplexi

bis medium,

circum dati

le frecce

e lo legano

con grandi spire;

e già

avvinghiato

due volte alla vita,

circondato

 

bis

collo

squamea terga

superant capite

et cervicibus altis.

Ille

tendit

 

due volte

il collo

coi dorsi squamosi

sovrastano il capo

e le alte cercivi.

Quello

si sforza

 

 

simul

divellere

nodos

manibus

perfusus vittas

sanie

atroque veneno,

contemp.

di svellere

i nodi

con le mani

con le bende sparse

di bava

e atro veleno,

 

simul

tollit ad sidera

cl’amores horrendos:

qualis mugitus

taurus

cum, saucius

e insieme

solleva

urla tremente:

come i muggiti

[che manda] il toro

quando, ferito,

 

fugit aram

et excussit

cervice

incertam securim.

At

gemini dracones

fugge gli altari

e scuote via

dal capo

la scure incerta.

E infine

i due mostri

 

effugiunt

lapsu

ad summa delubra,

que petunt

arcem

Saevae Tritonidis,

fuggono

strisciando

verso i templi più alti,

e vanno verso

la rocca

della crudele tritonide,

 

teguntur

sub pedibusque

deae

clipeique sub orbe.

 

 

e si rifugiano

sotto i piedi

della dea

e sotto il cerchio dello scudo.

 

 

 

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