Pascoli – di Carlo Zacco

D’Annunzio e Pascoli sono i maggiori rappresentanti del decadentismo in Italia,
e con loro inizia la poesia moderna. Sono autori estremamente diversi: l’uno
euforico, entusiastico, vitalistico, esibizionista; l’altro disforico, ripiegato
su se stesso, ossessionato dall’idea della morte, intimistico. D’Annunzio è un
ponte di collegamento tra il decadentismo europeo e l’Italia; l’adesione di
Pascoli al decadentismo invece è quasi naturale, in ogni caso poco influenzata
da ciò che succede all’estero. Con D’Annunzio e Pascoli inizia la poesia moderna
italiana.


Vita
Infanzia. Nasce a San Mauro di Romagna (Forl’) nel 1855. Quarto di otto
figli, in una famiglia modesta.
 –
La sua infanzia è segnata da un evento traumatico che inciderà 
profondamente sul suo carattere per tutta la vita (e quindi sulla sua poetica):
all’età  di 12 anni, il 10 Agosto 1867, il Padre, Ruggero,
viene assassinato da mano ignora, senza che esecutori e mandante vengano mai
scoperti e puniti. 
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L’anno dopo muoiono la sorella e la madre; e nel giro di pochi
anni moriranno anche due fratelli maggiori: in breve tempo, dunque, la
famiglia si disgrega; Pascoli provvedere ai fratelli minori e per tutta
la vita cercherà  di tenere unito il nucleo familiare rimasto.

Studi
. A 18 anni ottiene una borsa di studio e si iscrive alla
facoltà  di Lettere a Bologna. Tra i commissari deputati all’esame dei candidati
c’era anche Carducci.
 –
Si lega ad ambienti socialisti e anarchici e partecipa ad alcune
manifestazioni
: questo gli costa dapprima la perdita della borsa di
studio, poi alcuni mesi di carcere. Nonostante ciò riesce a concludere
gli studi nell’82.

Ricostruzione del nido
. Alla fine degli anni ’80 si stabilisce a Massa,
insieme alle due sorelle Ida e Maria, che qualche anni prima si erano ritirate
in convento.
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Con le sorelle ha un rapporto molto morboso, dimostra forte gelosia
rispetto a qualunque loro relazione, e soffre molto dopo che una delle due
sorelle, Ida (1895), decide di sposarsi: vivrà  questo evento come un vero
e proprio trauma, come un tradimento e una violazione del ‘nido’.
 –
Scrive a Maria: «Io resto accanto a voi, a voi due, a tutt’e due: a volte
sono preso da accessi di furore e d’ira, nel pensare che l’una freddamente se ne
va, strappandomi il cuore, se ne va lasciandomi mezzo morto in mezzo alla
distruzione de’ miei interessi, della mia gloria, del mio avvenire, di tutto!».
 –
la stessa reazione ha la sorella Maria quando Pascoli si fidanza con una certa
Imelde Morri: il fidanzamento salta proprio per le intromissioni e il rapporto
morboso con la sorella.
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Con Maria si sposta a vivere a Castelvecchio (Lucca), dove vivrà  fino
alla fine della sua vita insieme alla sorella, senza sposarsi. Maria sarà  la
prima curatrice delle sue opere, dopo la morte.

La cattedra
. Nel 1895, a 40 anni, ottiene la cattedra di grammatica latina e
greca all’Università  di Bologna, che era appartenuta a Carducci.

La poesia
.  Si dedicò assiduamente alla poesia, sia in italiano che in
latino (Amsterdam 1892). Negli anni ’90 pubblica le sue opere più importanti:
Mirycae
,  I Canti di Castelvecchio,
Poemetti
, Poemi conviviali.
Tutte opere che verranno rimaneggiate
e ripubblicate varie volte negli anni successivi.

Morte
. Muore il 6 Aprile 1912, non prima di aver pubblicato un’accorata
esortazione a partire per la guerra di Libia dal titolo La grande proletaria
di è mossa.

 

Il nido.
Uno dei temi ricorrenti nella poesia di Pascoli è quello del
‘nido’, inteso come nucleo familiare. Tutta la vita di Pascoli è stata dominata
da un rapporto intenso e morboso con la famiglia di origine:
 –
egli  la considera «un luogo sicuro, caldo, segreto, senza rapporti con
l’esterno, ma brulicante di intimità  e rapporti viscerali» (Bà rberi Squarotti).
 –
altro tema collegato con la realtà  familiare d’origine è quello dei morti, altra
ossessione di Pascoli. La memoria dei morti cementa ancora di più il rapporto
con gli altri elementi della sua famiglia, e lo rende ancora più esclusivo.
Tutti i legami forti di Pascoli si riducono a quelli della famiglia di origine.

L’Eros
. Altro motivo, collegato al primo, è quello dell’eros. Questa
concezione di famiglia come ‘nido’, fa in modo che Pascoli non rompa mai il
cordone ombelicale con essa, e che maturi una sorta di chiusura nei confronti di
qualunque esperienza amorosa.
 –
di fronte alla donna e all’eros Pascoli ha una sorta di attrazione/repulsione; è
fermo ad uno stato di paura e turbamento tipico dell’adolescenza. Questo aspetto
è testimoniato dalla simbologia dei fiori (ad es Gelsomino Notturno, e
Digitale Purpuea
).

Il nuovo e la storia
. Un simile atteggiamento di rifiuto del mondo esterno è
riscontrabile nel rapporto che ha pascoli con la Storia e con la scienza:
 –
in molte sue pagine è presente una forte angoscia nei confronti dei disastri che
stanno per colpire l’umanità ; Pascoli vede il progresso come qualcosa che
porterà  l’umanità  alla rovina;
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atteggiamento simile ha verso la scienza: ha una totale sfiducia nel fatto che
la scienza e la tecnologia moderna possano arrecare maggior felicità  all’uomo.
 –
Antipositivismo. Questo rientra nella generale sfiducia nei confronti del
positivismo, tipica di questa epoca: di fronte alla modernità  e al progresso
Pascoli si ripiega in se stesso, rifugiandosi in un mondo protetto, familiare,
fatto di piccole cose quotidiane; idealizza la natura e la campagna.

Il Fanciullino
Si
è parlato per il Decadentismo di rifiuto della razionalità ,
ricerca di una realtà -vera al di là  della apparenze che solo il poeta può
conoscere, con strumenti irrazionali; si è parlato anche della capacità 
di stabilire (e vedere) relazioni tra cose apparentemente lontane.
Pascoli spiega questo suo modo di sentire attraverso un’immagine un po’
stucchevole
, ma che rende bene l’idea, ed ha dentro di sé tutti gli elementi
tipici del decadentismo europeo.

Il fanciullino
è uno scritto in prosa, pubblicato nel 1897, e
costituisce un’ importante dichiarazione di poetica. Pascoli dice che esiste un
bambino all’interno di noi, a cui solo il poeta sa dar voce. Questo bambino è in
grado di:
 –
vedere cose che l’uomo adulto non può vedere, e lo fa con strumenti irrazionali
e intuitivi;
 –
stabilisce collegamenti nuovi tra le cose («dà  il nome della cosa più grande
alla cosa più piccola»);
 –
guarda il mondo con occhio meravigliato;
 –
il fanciullino parla attraverso la poesia.

Realtà  e mistero
. La poesia non è dunque concepita come logos,
ma come operazione irrazionale, intuitiva. Il fanciullino è in grado
di cogliere, nella realtà , quei simboli che lasciano intravedere una
verità  nascosta
dietro le apparenze: nella poesia di Pascoli la realtà 
nasconde sempre un mistero inquietante, spaventoso, da guardare
coprendosi gli occhi.

[dopo lettura] La poetica
. I caratteri della poetica pascoliana che emergono
qui sono:
1)     
conoscenza prerazionale in grado di cogliere la realtà  nella sua essenza
profonda;
2)     
le corrispondenze segrete delle cose;
3)     
il poeta che può spingere lo sguardo oltre i limiti consentiti dalla
realtà  visibile;
4)     
l’ingresso in poesia delle cose piccole e umili;

Pascoli si distacca dalla poetica tradizionale italiane, e anche da quella
pomposa e altisonante di D’Annunzio.