Prima guerra mondiale

dalla Storia contemporanea

di Carlo Zacco

Prima guerra mondiale

 

Lo scoppio della guerra

L’attentato di Sarajevo. Il 28 Giugno 1914 uno studente serbo di nome Gavrilo Princip uccise a Sarajevo l’erede al trono dell’Impero Austro-Ungarico Francesco Ferdinando. Princip faceva parte di una società segreta chiamata «giovane Bosnia» che puntava ad unire la Bosnia alla Serbia e che quindi considerava l’Austria, che dal 1908 aveva  annesso all’Impero il territorio bosniaco, un nemico da combattere.

Il governo serbo dichiarò immediatamente la propria estraneità al fatto, a l’Austria lo accusò comunque di aver appoggiato in qualche modo l’attentato, e un mese esatto dopo, il 28 Luglio, dichiarò guerra alla Serbia. Nel giro di poche settimane entrarono in guerra quasi tutti gli Stati europei, e negli anni successivi anche Stati Uniti e Giappone, per questo si parla di guerra «mondiale».

I motivi della guerra

Le cause profonde. L’attentato di Sarajevo fu solo il pretesto che l’Austria usò per dichiarare guerra alla Serbia. Le cause profonde della guerra mondiale erano altre.

1)     La corsa agli armamenti. Un ruolo molto importante nel preparare e rendere possibile la guerra fu la «corsa agli armamenti», cioè la crescita dell’acquisto e produzione di armi. I rapporti tra gli Stati diventavano così sempre più tesi, e cresceva l’influenza esercitata sui governi da parte degli ufficiali dell’esercito e dei produttori di armi, interessati più a scelte di guerra che  di pace.

1)     Diffusione di ideologie nazionaliste. Non solo tra i politici, ma anche tra la popolazione, che, una volta iniziata la guerra, vi partecipò (inizialmente) con grande entusiasmo, anche degli operai, indottrinati dal nazionalismo.

2)     Tensioni diplomatiche. La guerra fu determinata anche da cause diplomatiche, cioè che riguardavano i rapporti tra gli Stati. A generare discordia era la Germania. Dopo la salita al trono di Guglielmo II i rapporti tra la Germania e le altre potenze erano peggiorati, dato che questo sovrano aveva abbandonato la politica di equilibrio adottata da Bismarck, e si era dato alle conquiste coloniali, mettendo in allarme soprattutto Gran Bretagna e Russia. Particolarmente inviperita contro la Germania era la Francia, che ancora desiderava una rivincita per aver perso la guerra del 1870 contro la Prussia.

3)     Le alleanze. Le alleanze esistenti nel 1914 furono a loro volta determinanti per lo scoppio della guerra: Triplice Alleanza  (univa Austria, Germania e Italia dal 1882); Triplice Intesa (univa G.B, Francia e Russia dal 1907).  Inoltre, a poco a poco anche altri Stati strinsero rapporti di amicizia con Stati appartenenti ora all’Alleanza ora all’Intesa. Nessuno era legato ad entrambe, sicché mancavano Stati che potessero fare da mediatori. Allo scoppio della guerra, dunque, si verificò una reazione a catena che, di alleanza in alleanza, coinvolse in subito quasi tutti gli  Stati d’Europa.

4)     I Balcani. L’area che ebbe un ruolo decisivo nel far degenerare la situazione era quella dei Balcani, dove si trovava Sarajevo. La crisi dell’Impero Ottomano aveva creato tensione tra Austria e Russia, entrambe interessate ad occupare quel territorio. Questa tensione portò a due conflitti tra le due  potenze, che prendono il nome di guerre balcaniche:

La prima, 1912. Una coalizione di Stati balcanici (Serbia, Montenegro, Bulgaria, Grecia) sostenuti dalla Russia contro l’Impero Ottomano che, sconfitto, perse buona parte dei suoi territori in quell’area.

 – La seconda, 1913. Contrapponeva Bulgaria e Serbia, con vittoria di quest’ultima.

L’inizio della guerra

Errori di valutazione. I generali degli Stati coinvolti erano tutti convinti di poter concludere le operazioni di guerra in poche settimane, o al massimo in pochi mesi:

 – da guerra di movimento… Stavano tutti preparando una guerra cosiddetta «di movimento», in cui gli eserciti si sarebbero dovuti spostare rapidamente in territorio nemico, occupandolo per breve tempo;

 – …a guerra di Trincea. In realtà la guerra durò quattro anni e fece milioni di morti in tutta Europa. All’inizio della guerra i tedeschi riuscirono a penetrare in Francia attraverso il Belgio – che era rimasto neutrale, e quindi non aveva disposto difese – ma furono subito bloccati presso il fiume Marna dalle truppe francesi-inglesi (fronte occidentale). Nel confine tra Austria-Ungheria, Germania e Russia (fronte occidentale), la russi cercò di avanzare, ma la situazione si bloccò anche lì. Sui due fronti principali ci si trovò dunque in una situazione di stallo, in cui gli eserciti contrapposti non riuscivano a sfondare l’uno il fronte dell’altro: si ebbe dunque una guerra detta «di logoramento» o «di trincea».

La guerra di trincea. In questo tipo di guerra gli eserciti si schieravano l’uno di fronte all’altro, nascosti all’interno di lunghissime trincee scavate nel terreno. Qui i soldati passavano la maggior parte del tempo, in condizioni igieniche terrificanti, sotto il rischio costante di essere colpiti dal fuoco nemico. Ogni attacco era una carneficina: ogni volta che una bomba finiva in una trincea, i soldati che vi erano ammassati all’interno venivano praticamente ridotti in poltiglia.

L’Italia: interventisti e neutralisti

Neutralità. Allo scoppio della guerra l’Italia non era intervenuta a fianco degli alleati Germania e Austria. La Triplice Alleanza, infatti, era un trattato difensivo: gli stati che vi aderivano erano tenuti ad entrare in guerra al fianco degli altri, se questi venivano attaccati. Visto che a dichiarare guerra era stata l’Austria, l’Italia rimase in un primo momento neutrale.

Il dibattito. Nei primi mesi si aprì un dibattito tra neutralisti e interventisti.

1)     Neutralisti. Erano i contrari alla guerra, e tra questi vi erano:

La maggior parte dei socialisti. Per principio: ritenevano la guerra un male da evitare; per interesse di classe: la guerra avrebbe portate miseria e sofferenza proprio tra le classi più povere della società;

 – I cattolici. Per motivi ideologici: perché la violenza era contro il messaggio cristiano, e perché non volevano fare guerra contro uno Stato cattolico come l’Austria; per ragioni politiche: molti elettori cattolici erano contadini, e non volevano la guerra.

 – Liberali progressisti. Giolitti, il loro leader, riteneva che l’Italia non fosse in grado economicamente e tecnologicamente di affrontare una guerra come quella, e proponeva un accordo diplomatico.

2)     Interventisti. Erano la minoranza, e volevano l’ingresso in guerra contro l’Austria, per annettere i territori italiani ancora sotto il dominio austriaco, Trento e Trieste, le cosiddette terre irredente.

I Nazionalisti. Oltre all’annessione delle terre irredente sostenevano un’espansione imperialista anche per l’Italia; inoltre i nazionalisti ritenevano la guerra un’operazione benefica, poiché avrebbe fatto emergere la parte più forte della popolazione, eliminando i più deboli, inetti e incapaci;

 – Democratici repubblicani. Gli eredi di Mazzini. Secondo loro la guerra avrebbe abbattuto definitivamente la potenza austriaca e liberato, oltre le terre irredente, anche tutti gli altri popoli;

 – Alcuni socialisti e sindacalisti. Pensavano che l’entrata in guerra avrebbe accelerato la realizzazione della rivoluzione sociale;

 – Liberali conservatori. Per loro la guerra avrebbe indebolito i movimenti sociali di protesta;

 – I grandi industriali. La produzione di armi avrebbe incrementato le loro ricchezze.

L’Italia in guerra. In parlamento la maggioranza dei deputati era contraria alla guerra, e si erano avviate trattative con l’Austria, per cui in cambio della neutralità, quest’ultima avrebbe ceduto alcuni territori. Ma alla fine l’Italia entrò in guerra lo stesso, perché:

1)     Il Re Vittorio Emanuele III era convinto che la guerra avrebbe accresciuto la propria popolarità;

2)     I Nazionalisti avevano organizzato spettacolari manifestazioni di piazza, dando l’impressione che la maggior parte della popolazione fosse favorevole alla guerra;

3)     Al governo vi erano molti esponenti liberali favorevoli alla guerra.

Il Patto di Londra. Nonostante il parlamento fosse contrario, Re e governo strinsero, senza consultare il parlamento, un accorso segreto, detto Patto di Londra, firmato il 26 Aprile 1915, col quale l’Italia si impegnava ad entrare in guerra a fianco di Francia e Gran Bretagna, ottenendo in caso di vittoria vari territori: Sud Tirolo, Trieste, Gorizia, Istria e Dalmazia. Il 24 Maggio 1915 l’Italia entrò in guerra.

Svolta del 1917 e fine della guerra

Il malcontento. In tutte le nazioni coinvolte cresceva il malcontento nei confronti della guerra: dappertutto le battaglie provocavano migliaia di vittime senza importanti spostamenti ai fronti; tutta la popolazione era coinvolta per il peggioramento delle condizioni di vita generali. I tentativi dei governi di impedire manifestazioni di protesta stava fallendo, e crescevano scioperi, proteste, diserzioni. Nel 1917 Papa Benedetto XV definì la guerra un«inutile strage».

La disfatta di Caporetto. Nel 1917 ci fu una svolta. Innanzitutto la Rivoluzione russa portò al ritiro della Russia dal conflitto. Questo permise alle truppe tedesche di spostarsi dal fronte occidentale a quello italiano: il 24 Ottobre 1917 i tedeschi e gli austriaci riuscirono a sfondare il fronte italiano nella battaglia di Caporetto, e penetrarono in Italia per 150 km, fino all’altezza del Piave. Le cause di questa disfatta erano di varia natura: errori degli ufficiali; scelte del governo; impopolarità della guerra presso i soldati.

Ingresso degli Stati Uniti. Altro avvenimento importante fu l’ingresso degli Stati uniti a fianco dell’Intesa. C’è da dire che gli Usa avevano appoggiato fin dall’inizio Francia e Inghilterra con finanziamenti e forniture darmi, ma senza intervenire direttamente nel conflitto. La decisione fu determinata da due fattori:

1)     la guerra sottomarina praticata dai tedeschi colpiva le navi americane e danneggiava il commercio;

2)     per evitare di perdere il denaro prestato ai paesi dell’Intesa per un’eventuale sconfitta.

Fine della guerra. L’intervento americano fu decisivo: la potenza economica statunitense e la sua capacità di produzione industriale di nuove armi furono di enorme vantaggio per gli alleati. Nel Marzo del 1918 truppe inglesi, francesi e americane riuscirono a sfondare il fronte occidentale: l’Imperatore tedesco abdicò e il nuovo governo firmò l’armistizio l’11 Novembre 1918.

Il fronte italiano. Anche sul fronte italiano la situazione cambiò. Dopo la sconfitta di Caporetto fu nominato un governo di unità nazionale sostenuto anche dall’opposizione, che sostituì il capo maggiore dell’esercito con il generale Armando Diaz, al posto di Luigi Cadorna. Diaz capì che per spingere i soldati a combattere non bastavano le minacce di punizione, ma occorreva offrire loro qualche prospettiva per il futuro: dato che la maggior parte dei soldati erano contadini, promise loro in caso di vittoria l’assegnazione di terre da coltivare. Fu così che il 24 Ottobre 1915 le truppe italiane riuscirono a tenere testa a quelle austriache e a sfondare il fronte nemico presso Vittorio Veneto. L’impero Austro-Ungarico firmò l’armistizio il 4 Novembre 1918. La Prima Guerra Mondiale era finita.

Audio Lezioni di Storia moderna e contemporanea del prof. Gaudio

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