Proemio Eneide

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Virgilio, Eneide, I, 1-11

di Carlo Zacco

 

 

Eneide

 

Libro I

 

Proemio

 

Cano

arma

virumque,

qui primus

ab oris Troiae

venit

profugus

Italiam

 

Canto

le armi

e l’uomo,

che per primo

dalle terre di Troia

raggiunse

esule

l’Italia

 

 

fato,

Laviniaque litora,

ille

multum

vi superum

iactatus

et terris

per volere del fato

e le sponde lavinie,   

egli

molto

per forza di dei

travagliato

e in terra

 

et alto,

ob memorem iram

saevae Iunonis,

passus quoque

multa

et bello,

e in mare,

per la memore ira

della crudele Gionone,

e avendo sofferto

molto

anche in guerra,

 

dum conderet

urbem,

inferretque

Latio

deos,

unde

genus

Latinum,

 

pur di fondare

la città,

e introdurre

nel Lazio

I Penati,

dai quali [proviene]

la stirpe

latina,

 

 

patres Albanique,

atque moenia

altae Romae.

 

 

e i padri albani,

e le mura

dell’alta Roma.

 

 

 

Musa,

mihi causas memora,

quo numine laeso,

quidve dolens

regina deum

Musa,

dimmi le cause,

per quale offesa al suo nume, 

di che cosa dolendosi

la regina degli dei

 

impulerit

virum

insignem

pietate

volvere

tot casus,

adire

costrinse

un uomo

insigne

per pietà

a trascorrere

tante sventure,

ad imbattersi

 

tot labores?

Tantaene irae

animis caelestibus?

in tanti travagli?

Tante loe ide

negli animi dei celesti?

 

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