Quintiliano di Carlo Zacco

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L’Institutio Oratoria di Quintiliano video del prof. Gaudio

Quintiliano di Carlo Zacco

Vita

Fonti. Abbiamo scarse notizie sulla sua vita: ciò che sappiamo, ci è tramandato oltre che dagli accenni che egli stesso fa nella sua opera, anche da alcuni riferimenti contenuti negli epigrammi di Marziale e nelle lettere i Plinio il Giovane.

Origini. È nato in Spagna, come i due Seneca, e qui compì i primi studi. Era figlio di un maestro di retorica, che lo portò a Roma per fargli completare la sua educazione. Alla fine degli studi tornò in Spagna, dove si dedicò all’attività forense.

A Roma. A partire dalla fine degli anni 60 fu richiamato a Roma, dove svolse per 20 anni l’attività sia di avvocato che di maestro di Retorica: e in particolare come maestro ebbe molto successo, se è vero che tra i suoi discepoli ci furono Plinio il Giovane, e forse anche  Tacito; e Domiziano gli affidò come allievi i nipoti;

 – Da Vespasiano ottenne la prima cattedra di eloquenza in una scuola pubblica a Roma.

 – Fu molto stimato come maestro, e in vita ricevette molti riconoscimenti pubblici. Per quello che riguarda la vita privata sappiamo che la sua esistenza fu turbata dalla morte della moglie in giovane età, e di entrambi i figli.

 – Muore tra il 95-96, a Roma.

Opere

 

 – L’Institutio. L’unica opera che ci è pervenuta è l’Institutio Oratoria, che egli dedicò ad un amico (Vittorio Marcello), e nella quale Quintiliano espone i risultati della sua  lunga esperienza di insegnante.

 – I discorsi. Sappiamo che  mise per iscritto molti dei discorsi che pronunciò in tribunale, ma che non ci sono pervenuti.

 – La corruzione dell’eloquenza. Sappiamo anche che scrisse un’opera in cui indaga le cause della corruzione e della decadenza dell’eloquenza nella sua epoca: De causis corruptae eloquentiae.

La corruzione dell’eloquenza. Un problema che Quintiliano tratta in tutte le sue opere è quello della corruzione dell’eloquenza: e identifica nell’educazione il punto da cui partire per ricolvere il problema della corruzione dell’eloquenza.

Cause. Fin dai tempi di Appio Claudio (sostenitore della guerra contro Pirro), la colonna portante della formazione della classe dirigente era l’oratoria, e lo è stata per tutta la storia romana fino al I secolo d.C.: all’epoca di Quintiliano questa centralità era venuta meno:

 – ad un secolo dalla nascita del principato praticamente non esiste più oratoria politica: con l’affermazione del potere imperiale, che diventava via via sempre più assoluto, gli strumenti della persuasione avevano poco gioco nella vita politica:

 – se Cicerone aveva potuto far arrestare Verre (un importante esponente della classe senatoria) con solo due delle sette orazioni a lui dirette, ora questo in epoca imperiale non era più possibile. In epoca Imperiale l’esercizio della Retorica era diventato ormai una mera pratica scolastica.

Soluzione. A questo problema di tipo politico Quintiliano dà una risposta di tipo umanistico: prima di creare l’oratore, bisogna creare l’uomo; e per questo bisogna fornirgli un’adeguata educazione.

 – Ovviamente Quintiliano non mette in discussione il principato, e anzi lo accetta sia come un dato di fatto, sia come una necessità. Quindi:

1) da un lato vuole evitare atteggiamenti di ribellismo nei confronti del potere stabilito;

2) dall’altro vuole evitar anche di fare dell’oratore un semplice ‘esperto della parola’, un burocrate meccanico al servizio del princeps;

  – Quintiliano, tramite l’educazione, vuole dare dignità e integrità morale ai cittadini, in modo tale che possano contribuire, con la loro professionalità, al benessere dello Stato. L’Institutio oratoria è un manuale indirizzato ai maestri, allo scopo di dare loro tutti gli strumenti necessari (sia tecnici che culturali) per formare la futura classe dirigente.

Institutio Oratoria

Composizione. È stato scritto negli ultimi anni di vita dell’autore, dedicato all’amico Vittorio Marcello, oratore egli stesso, affinché egli avesse uno strumento per l’educazione del figlio.

Un’educazione globale. L’Insitutio oratoria ha una struttura innovativa, diversa rispetto ai manuali di retorica che si scrivevano in passato:

 – questi solitamente si limitavano ad illustrare le 5 parti della retorica (inventio, dispositio, elocutio, memoria, actio);

 – oltre a questi argomenti, l’Institutio include molti altri temi, che ne fanno un trattato di educazione globale dell’individuo, dall’infanzia, all’adolescenza, fino al massimo grado di formazione professionale.

 – Innanzitutto si afferma che, oltre alle discipline più strettamente legate alla retorica, una grande, per un buon oratore è necessario avere una formazione anche di molte altre materie: lettere greche, grammatica, musica, matematica, geometria, eccetera: si tratta di una enkuklios paideia, una formazione globale della persona, secondo quanto già Cicerone aveva prospettato.

 – Questo non basta: occorre anche un percorso etico che deve partire fin dalla prima infanzia: la formazione culturale non è separabile dalla morale.

Libro I

Prefazione. Il libro I è preceduto da una lettera dedicatoria all’editore (Trifone), nella quale l’autore afferma di aver impiegato due anni alla sua stesura, durante i quali ha dovuto leggere una grande quantità di libri: si tratta dunque un’opera in cui rientrano sia la lunga esperienza pratica di insegnante, sia lo studio di numerosi autori.

L’educazione elementare. Poi l’autore passa a trattare dell’istruzione elementare, che è il tema centrale di tutto il primo libro:

 – innanzitutto si chiede se sia migliore l’istruzione privata (impartita da un pedagogo in casa) o in una scuola: Quintiliano propende per la seconda soluzione, perché il contatto con gli altri discenti e lo spirito di emulazione stimola l’intelligenza del ragazzo;

 – Quindi spiega come il maestro debba considerare il carattere dei singoli studenti in modo che il suo insegnamento sia più efficace;

 – infine passa a spiegare questioni tecniche sull’insegnamento della grammatica. È interessante notare che Quintiliano pone l’accento sulla necessità che l’educazione del ragazzo avvenga non solo a scuola, ma anche in famiglia.

 

Insitutio Oratoria I, I, 1-11

I. Igitur nato filio pater spem de illo primum quam optimam capiat: ita diligentior a principiis fiet. Falsa enim est querela, paucissimis hominibus vim percipiendi quae tradantur esse concessam, plerosque vero laborem ac tempora tarditate ingenii perdere. Nam contra plures reperias et faciles in excogitando et ad discendum promptos. Quippe id est homini naturale, ac sicut aves ad volatum, equi ad cursum, ad saevitiam ferae gignuntur, ita nobis propria est mentis agitatio atque sollertia: unde origo animi caelestis creditur.

Igitur

nato filio,

primum

pater capiat

quam optimam spem

de illo:

Quindi,

non appena è nato un figlio,

come 1° cosa

il padre provi [abbia]

la miglior speranza possibile

su di lui

ita fiet

a principiis

diligentior.

Falsa enim est querela,

paucissimis hominibus

così sarà

fin dal principio

piuttosto diligente.

È infatti falsa la lamentela,

secondo la quale a pochissimi uomini

                                                                                              tradantur: attrazione modale in dipendenza da principale con  l’infinito (esse);

esse concessam

vim percipiendi

quae tradantur,

plerosque vero

tarditate ingenii

sia stata concessa

facoltà di apprendere

ciò che gli è trasmesso,

e che i più

per la lentezza di ingegno

perdere

laborem ac tempora.

Nam contra

reperias

plures

et faciles

in excogitando

perdano

tempo e fatica.

Infatti al contrario

se ne trovano

molti

sia facili

a ragionare

et ad discendum promptos.

Quippe

id

est homini naturale,

ac

sicut aves

sia rapidi nell’apprendere.

Certamente

questo

è naturale per l’uomo,

inoltre

così come gli uccelli

gignuntur

ad volatum,

equi ad cursum,

ferae

ad saevitiam,

ita

propria est

sono nati

Per il volo,

i cavalli per la corsa,

e le fiere

per  la crudeltà,

ugualmente

è propria

Nobis

agitatio atque sollertia mentis:

unde

creditur

origo animi caelestis [esse].

di noi [uomoni]

l’attività e la destrezza della mete:

dalla ql cosa

si crede

che l’or. dell’an. sia  divina.

II. Hebetes vero et indociles non magis secundum naturam hominis eduntur quam prodigiosa corpora et monstris insignia, sed hi pauci admodum fuerunt. Argumentum, quod in pueris elucet spes plurimorum: quae cum emoritur aetate, manifestum est non naturam defecisse sed curam. “Praestat tamen ingenio alius alium.”

Hebetes vero

et indociles

eduntur

secundum naturam hominis

non magis

quam

Tuttavia gli ottusi

e gli inacap. ad impar.

sono generati

secondo la natura dell’uomo

non maggior.

che

                                                                                                                                                                                            fuerunt: perfetto gnomico

corpora

prodigiosa et insignia

monstris,

sed hi

fuerunt

pauci admodum.

 

corpi

straordinariamente singolari

er mostruosità.

ma costoro

sono

pochissimi.

                                                                                                                                                                                                   nesso relativo

Argumentum,

quod

in pueris

elucet

spes plurimorum:

quae cum

emoritur aetate,

La prova [è]

che

nei bambini

brilla

di molteplici cose:

e quando questa

muore con l’età

manifestum est

non defecisse

naturam

sed curam.

è chiaro che

non è venuta meno

la natura

ma l’educazione.

“Praestat tamen ingenio alius alium.”

Questa affermazione è un’anticipatio, che previene l’obiezione di un ipotetico interlocutore.

“ma uno è superiore all’altro in inge”

III. Concedo; sed plus efficiet aut minus: nemo reperitur qui sit studio nihil consecutus. Hoc qui perviderit, protinus ut erit parens factus, acrem quam maxime datur curam spei futuri oratoris inpendat.

Concedo;

sed efficiet

plus aut minus:

nemo reperitur

qui studio

sit nihil consecutus.

Lo ammetto,

ma otterrà

di più o di meno:

non si trova nessuno

che nello studio

non abb. conseguito nulla.

Hoc qui perviderit,

protinus ut

erit parens factus,

inpendat

curam acrem

Chi avrà ben compreso questo,

non appena

diventerà genitore

spenda

un’attenzione acuta

quam maxime datur

spei futuri oratoris.

acrem quam maxime datur curam =

l’attenzione più acuta possibile.

quanto più è dato

alla speranza del futuro oratore.

Le nutrici

Dopo aver affermato che è proprio di tutti gli esseri umani possedere le capacità per imparare, Quintiliano passa in rassegna i primi gruppi sociali coi quali il bambino entra in contatto dalla nascita: le nutrici, i genitori, i maestri privati. [finestra biologica]

IV. Ante omnia ne sit vitiosus sermo nutricibus: quas, si fieri posset, sapientes Chrysippus optavit, certe quantum res pateretur optimas eligi voluit. Et morum quidem in his haud dubie prior ratio est, recte tamen etiam loquantur.

Ante omnia

nutricibus ne sit[1]

sermo

vitiosus:

quas[2],

si fieri posset,

Chrysippus[3]

Prima di ogni cosa

le nutrici non abbiano

un linguaggio

scorretto:

le quali,

se possibile,

Crisippo

optavit

[esse] sapientes,

certe

voluit

eligi

optimas

quantum res pateretur[4].

desiderò

che fossero colte,

o almeno

voleva

che si scegliess.

le migliori

per qnt la situaz. lo permettesse.

Et quidem

in his

est haud dubie prior

morum ratio,

tamen loquantur

recte etiam.

E certamente

in costoro

viene senza dubbio prima

il criterio morale,

ma parlino

anche correttam.

V. Has primum audiet puer, harum verba effingere imitando conabitur, et natura tenacissimi sumus eorum quae rudibus animis percepimus: ut sapor quo nova inbuas durat, nec lanarum colores quibus simplex ille candor mutatus est elui possunt. Et haec ipsa magis pertinaciter haerent quae deteriora sunt. Nam bona facile mutantur in peius: quando in bonum verteris vitia? Non adsuescat ergo, ne dum infans quidem est, sermoni qui dediscendus sit.

Has

Primum

puer

audiet,

conabitur

effingere

harum verba

imitando[5],

et natura

Esse

per prime

il bambino

ascolterà,

tenterà

di riprodurre

le loro parole

per imitazione,

e per nat.

tenax + gen: essere costanti nel / irriducibili nel..

sumus tenacissimi

eorum

quae percepimus

rudibus animis:

ut

durat

sapor

siamo ostinati

in quelle cose

che apprendiamo

qnd. i nostri animi sono rozzi:

come

persist.

il sapore

imbuo, is, -ui, ūtum, ĕre: inzuppare, impregnare

quo inbuas

nova [vasa],

nec

possunt

elui

colores

lanarum

quibus

del quale si impregnano

nuovi [vasi],

e [come ] non

possono

lavar via

i colori

delle lane

alle quali

ille candor simplex

mutatus est.

Et magis pertinaciter haerent

haec ipsa

il semplice candore originale

è stato cambiato.

E rimangono maggiormente attacc.

quelle stesse [abitudini]

quae deteriora sunt.

Nam

bona

facile mutantur in peius:

quando

verteris vitia

che sono peggiori.

Infatti,

le buone [abitudini]

facilmente si tram. in peggio:

quando mai

i vecchi difetti

in bonum [mutantur]?

Non adsuescat ergo,

ne quidem

dum infans est,

sermoni

in bene?

Non si abitui dunque,

nemmeno

durante l’infanzia,

a un linguaggio

dedisco, is, didici, ĕre: disimparare

qui dediscendus sit.

che sia [poi] da disimparare.

I genitori. VI. In parentibus vero quam plurimum esse eruditionis optaverim. Nec de patribus tantum loquor: nam Gracchorum eloquentiae multum contulisse accepimus Corneliam matrem, cuius doctissimus sermo in posteros quoque est epistulis traditus, et Laelia C. filia reddidisse in loquendo paternam elegantiam dicitur, et Hortensiae Q. filiae oratio apud triumviros habita legitur non tantum in sexus honorem. VII. Nec tamen ii quibus discere ipsis non contigit minorem curam docendi liberos habeant, sed sint propter hoc ipsum ad cetera magis diligentes.

In parentibus vero

optaverim esse

quam plurimum eruditionis.

Nec de patribus tantum loquor:

Nei genitori poi

vorrei che ci fosse

la massima cultura possibile.

E non parlo soltanto dei padri:

 

nam

accepimus

eloquentiae

Gracchorum

multum

contulisse

Corneliam[6] matrem,

infatti

sappiamo che

all’eloquenza

dei Gracchi

molto

contribu’

la madre cornelia,

sermo

doctissimus

cuius

traditus est

quoque

in posteros

epistulis,

et Laelia[7]

il linguaggio

raffinatissimo

della quale

è trasmesso

anche

ai posteri

dalle lettere;

e la figlia Lelia

C. filia,

dicitur

reddidisse

in loquendo

paternam elegantiam;

et oratio

figlia di Caio Lelio,

si dice

che abbia riprodotto

nel paralre

l’eleganza del padre;

il  discorso

 

Hortensiae[8],

Q. filiae,

habita apud triumviros,

legitur

non tantum in sexus honorem.

di Ortensia,

figlia di Quinto,

tenuto presso i triumviri,

viene letto

non soltanto per rispetto del sesso

Nec tamen

ii quibus

non contigit

discere

ipsis

habeant

minorem curam

Né tuttavia

coloro ai ql

non toccò in sorte

di poter studiare

essi st.

abbiano

minore sollecitudine

docendi liberos,

sed propter hoc ipsum

sint magis diligentes

ad cetera.

nell’educare i figli,

ma proprio a causa di ciò

siano più diligenti

nelle altre cose.

 

 

VIII. De pueris inter quos educabitur ille huic spei destinatus idem quod de nutricibus dictum sit. De paedagogis hoc amplius, ut aut sint eruditi plane, quam primam esse curam velim, aut se non esse eruditos sciant. Nihil est peius iis qui paulum aliquid ultra primas litteras progressi falsam sibi scientiae persuasionem induerunt.

  speranza: di farlo diventare oratore

De pueris[9]

inter quos

educabitur

ille destinatus

huic spei,

sit

idem quod dictum

A prop.  Bambini

tra i quali

sarà educato

quello destinato

a questa speranza,

valga

lo stesso che ho detto

de nutricibus.

De paedagogis

hoc amplius [opto]:

ut aut sint eruditi plane,

quam velim

sulle nutrici.

Sui maestri

raccom. ancora questo:

che o siano chiaramente colti,

e vorrei che questa

 

primam esse curam,

aut sciant

se non esse eruditos.

Nihil est peius

iis qui,

progressi[10]

fosse la prima preocc.,

o sappiano

di non essere eruditi.

Non c’è nulla di peggio

di coloro che,

andati avan.

paulum aliquid ultra

primas litteras,

induerunt sibi

falsam persuasionem

scientiae.

appena un poco oltre

i primi rudimenti,

si attribuiscono

la falsa convinzione

di essere sapienti.

Nam et cedere praecipiendi partibus indignantur et velut iure quodam potestatis, quo fere hoc hominum genus intumescit, imperiosi atque interim saevientes stultitiam suam perdocent.

                                                               all’idea di rinunciare

Nam

indignantur

et cedere

partibus praecipiendi,

et,

velut iure quodam potestatis,

Infatti

essi si indignano

sia di rinunciare

al loro ruolo di maestro,

sia,

come per un qualche diritto acquis.,

quo

fere hoc hominum genus

intumescit,

imperiosi

atque interim saevientes

col quale

per lo più queto gen. di persone

si inorgoglisce,

severi

e talvolta crudeli

Perdo cent

stultitiam suam.

continuano a insegnare

le loro sciocchezze.

 

IX. Nec minus error eorum nocet moribus, si quidem Leonides Alexandri paedagogus, ut a Babylonio Diogene traditur, quibusdam eum vitiis inbuit quae robustum quoque et iam maximum regem ab illa institutione puerili sunt persecuta. X. Si cui multa videor exigere, cogitet oratorem institui, rem arduam etiam cum ei formando nihil defuerit, praeterea plura ac difficiliora superesse: nam et studio perpetuo et praestantissimis praeceptoribus et plurimis disciplinis opus est. XI. Quapropter praecipienda sunt optima: quae si quis gravabitur, non rationi defuerint sed homini. Si tamen non continget quales maxime velim nutrices pueros paedagogos habere, at unus certe sit adsiduus loquendi non imperitus, qui, si qua erunt ab iis praesenti alumno dicta vitiose, corrigat protinus nec insidere illi sinat, dum tamen intellegatur id quod prius dixi bonum esse, hoc remedium.



[1] Ne sit: congiuntivo esortativo + dativo di possesso. Le nutrici sono quelle che hanno i primi contatti col bambino.

[2] Nesso relativo, oggetto di optavit: il nesso si scioglie aggiungendo un’opportuna preposizione. Qui: infatti.

[3] Crisippo: filosofo stoico, scrisse anche opere di pedagogia. Citato spesso da Seneca.

[4] patior, petĕris, passus sum, pati: tollerare, sopportare, permettere;

[5] imitando: ablativo strumentale: «per imitazione»

[6] Cornelia: madre di Tiberio e Caio Gracco, figlia di Scipione Africano.

[7] Laelia: figlia di Caio Lelio Laelio, amico di Scipione Emiliano, principale animatore del gruppo degli Scipioni;

[8] Ortensia: figlia di Ortensio Ortalo.

[9] pueris: il gruppo dei compagni trai quali il bambino crescer (compagni di giochi, di scuola);

[10] Progredior, -ĕris, gressus sum, progrĕdi: andare anvanti, fare progressi;

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