Plinio il Vecchio

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Naturalis Historiae di Plinio il vecchio video del prof. Gaudio

Plinio il vecchio di Carlo Zacco

Vita. Ebbe una vita molto interessante. Originario di Como, fu attivo tra gli anni 40, e il 79, quando morì violentemente a Stabia durante l’eruzione del Vesuvio. Quindi tra l’epoca di Claudio, e l’età dei Flavi.

 – Attività militare. Da giovane esordisce nella carriera militare. È impegnato in diverse campagne: fu impegnato per lunghi periodi in Germania e in campagne di confine. Il talento di studioso e di scrittore si manifesta già da giovane:

1)      l’interesse per questioni militari lo porta a scrivere un trattatello sulle tecniche del lancio del giavellotto a cavallo, il De Iaculatione Equestri;

2)      dalle campagne in Germania scaturisce un’opera storica di grande respiro intitolata Bella Germaniae, che sarà il modello principale per l’opera di Tacito;

Ritiro. Da alcuni elementi contenuti nella Naturalis Historia sappiamo che Plinio il Vecchio deve essere stato ostile a Nerone, e infatti nell’epoca del suo principato (54-69) si ritirò dalla vita pubblica, e visse appartato. In questo periodo scrisse molto, e si occupò di questi di Oratoria; ne uscirono:

1)      un trattato in sei libri intitolato Studiosus: probabilmente un manuale ad uso del giovane oratore sul modello dell’Institutio Oratoria di Quintiliano; in testo pratico, dove pare che trattasse questioni anche molto minute, tipo il modo in cui l’oratore debba acconciarsi i capelli;

2)      scrisse anche opere di grammatica, per esempio il dubius sermo, su questioni linguistiche;

Ritorno. Alla morte di Nerone, e con l’ascesa di Vespasiano Plinio ricevette incarichi istituzionali  importanti. Gli anni 70 sono stati il suo periodo più fecondo per la scrittura. Le opere che lo resero celebre furono due, entrambe mastodontiche:

1)      A fine Aufidi Bassi, cioè dalla fine di Aufidio Basso, una storia di Roma che partiva dal punto in cui finiva un’altra opera storiografica dello storico Aufidio Basso. Questa doveva essere la sua opera più importante, e copriva il periodo che va dal 50 al 70.

Storia contemporanea, dunque, che trattava materiale ‘scottante’: un’opera del genere doveva, quindi, essere spiccatamente pro-flavia.

2)      Tra il 77-78 deve aver ultimato la Naturalis Historia, l’unica sua opera che si è conservata fino a noi; deduciamo la data dalla dedica dell’opera al futuro imperatore Tito (79-81, quindi non ancora tale).

Morte. Intorno al 78 svolge gli viene affidata una mansione apparentemente tranquilla in Campania. Allo scoppio del Vesuvio, nel 79, si recherà a Stabia, sia per naturale curiosità, sia per soccorrere i feriti, e lì morirà sotto le macerie.


 

 

Naturalis Historia

 

È un’opera che rispecchia il carattere curioso ed eclettico di Plinio, e il fatto che fosse un lettore instancabile, e un accumulatore compulsivo di appunti, studi, osservazioni.

Struttura. Opera mastodontica, in 37 libri, che parla di scienza naturale. La materia è ripartita in questo modo:

 – Libro I – Indice generale e Bibliografia;

 – Libro II – Cosmologia;

 – Libri III-VI – Geografia;

 – Libro VII – Antropologia;

 – Libri VIII-XI – Zoologia;

 – Libri XII-XIX – Botanica;

 – Libri XX-XXXII – Medicina;

 – Libri XXXIII-XXXVII – Metallurgia.

Manuali per il nuovo ceto burocratico. La diffusione di opere enciclopedie o manualistiche, soprattutto di discipline pratiche, è tipica della prima età imperiale. Con lo sviluppo della burocrazia imperiale c’è una grande espansione dei cedi dei cosiddetti ‘professionisti’ (medici, agronomi, architetti, ecc) e per tanto c’è richiesta di opere del genere. Si tratta soprattutto di traduzioni o rifacimenti di originali greci.

I paradossografi. Unitamente a questa esigenza pratica, vi  è anche una esigenza di tipo ‘culturale’ sempre tipica di quest’epoca, cioè la richiesta da parte del pubblico di opere di divulgazione del sapere: chiaramente nulla a che fare con grandi opere filosofiche di Seneca o Aristotele, ma raccolte di aneddoti, curiosità, mirabilia, paradoxa. Gli autori di questo nuovo genere letterario sono detti paradossografi. Il più famoso tra essi è Licinio Muciano (viaggi in oriente).

 – Il genere è già presente in epoca alessandrina. Gli autori sono spesso viaggiatori dilettanti che raccontano le proprie esperienze di viaggio senza pretesa di esaustività o sistematicità. Questo, per certi versi, si accorda con la naturale predisposizione della cultura romana che, a differenza di quella greca, tende a rifiutare il sapere sistematico e astratto, rivolgendosi preferibilmente a discipline pratiche, o a raccolte di fatti interessati e frivoli come questi.

Plinio. L’opera di Plinio il Vecchio rientra in questa tendenza. Precedenti simili erano le opere di Varrone (De Re Rustica), Vitruvio (De Architectura), Columella (De Re Rustica), ma nessuna di essere aveva intento enciclopedico, bensì settoriale: Plinio per la prima volta vuole includere in un’opera tutto lo scibile umano.

 – Stile. Tra gli antichi e i moderni è sempre stato considerato un autore dallo stile sciatto: del resto l’ampiezza mastodontica della sua opera non si concilia con un’alta elaborazione formale. Lo stesso si può dire anche di Varrone, benché la sia più competente di Plinio.

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