Valutare il comportamento

Il comportamento degli studenti è parte della valutazione interna della scuola. Con il Ministero Gelmini e la legge 169/08, oggi viene attribuito al comportamento un valore rilevante nel giudizio finale sull’alunno. Dopo anni di discussioni sul se” e sul quanto” il comportamento debba influire rispetto ai risultati scolastici, oggi abbiamo una chiara presa di posizione governativa che vuole essere un tentativo di arginare i fenomeni di bullismo che purtroppo avvengono nelle scuole. Come fare però per valutare il comportamento di uno studente resta argomento di larga discussione. Si potrebbe dare una risposta a questa domanda, proponendo una valutazione mensile da parte di ogni docente su ogni alunno. Senza dubbio emerge la necessità, ma anche la difficoltà, di attribuire un voto numerico a variabili comportamentali. Un’operazione che davvero ha poco a che vedere con la pedagogia e la psicologia, una forzatura che riporta in termini matematici ciò che matematico non può essere. Ai docenti non resta che adoperarsi in un’operazione fantasiosa e altamente discrezionale che non può assolutamente rappresentare la realtà. E già difficile e discutibile dare un voto numerico ad un compito scritto nero su bianco, figuriamoci ad un comportamento. Per operativizzare un comportamento occorre scegliere – primo passo di discrezionabilità – degli indicatori. Si potrebbe scegliere, ad esempio, dimostra coscienza civile e sociale”, rispetta le regole”,  partecipa alle attività di classe e di istituto”. Sono indicatori che chiaramente esprimono concetti anche parzialmente sovrapponibili. Sono tre tra mille possibilità di opzioni diverse. E chi può dire quale sia più rappresentativo del reale? Teorie pedagogiche diverse danno risposte diverse, sensibilità varie portano a scelte diverse. Insomma, si corre il rischio di  fare questa operazione (valutare il comportamento) perché costretti, per scelte calate dall’alto che le scuole in qualche modo sono costrette a rispettare.