Come Toqueville giudica la Rivoluzione francese

di Roberto Persico

In Francia la libertà municipale è sopravvissuta al feudalismo. Quando già i feudatari non amministravano più le campagne, le città conservavano ancora il diritto di gover­narsi. Fin verso la fine del diciassettesimo secolo se ne tro­vano ancora che continuano a formare piccole repubbliche democratiche, nelle quali i magistrati sono eletti libe­ramente dal popolo e responsabili di fronte a lui, e dove la vita municipale è pubblica e attiva, e la città pare ancora orgogliosa dei propri diritti e gelosissima della propria in­dipendenza.

Le elezioni furono abolite generalmente per la prima volta solo nel 1692. Le cariche municipali furono allora costituite in uffici, vale a dire che in ogni città il re vendeva ad alcuni abitanti il diritto di governare in perpetuo tutti gli altri.

Nel quindicesimo secolo, l’assemblea generale si componeva spesso di tutto il popolo; quest’uso, dice uno dei memoriali dell’inchiesta, si accordava con lo spirito po­polare dei nostri antichi. Era il popolo tutto intero, allora, ad eleggere i suoi ufficiali municipali; era consultato qualche volta e ad esso si rendeva conto. Tutto ciò s’incontra ancora, talvolta, alla fine del diciassettesimo secolo.

Nel diciottesimo secolo non è più tutto il popolo che forma l’assemblea generale; questa è quasi sempre rappresentativa, e, come bisogna ben considerare, non è più eletta in nessun luogo dalla massa del popolo e non ne ha in sé lo spirito. Dappertutto essa si compone di notabili; alcuni ne fanno parte per diritto proprio; altri vi sono mandati da corporazioni o da compagnie e ognuno vi adempie un mandato imperativo che gli è stato affidato da quella piccola società particolare.

Nel diciottesimo secolo il governo municipale delle città era dovunque degenerato in una piccola oligarchia. Alcune famiglie amministravano secondo intenti particolari, lontano dagli sguardi del pubblico e senza essere respon­sabili di fronte ad esso; è una malattia che ha colpito l’amministrazione della Francia intera. Tutti gli intendenti la segnalano; ma non sanno immaginare altro rimedio se non l’asservimento sempre maggiore dei poteri locali al governo centrale.

Era difficile tuttavia riuscirvi meglio di quanto era già stato fatto; indipendentemente dagli editti che di tempo in tempo modificano l’amministrazione di tutte le città, regolamenti del Consiglio non registrati, emanati su proposta degli intendenti, senza un’inchiesta preliminare e qualche volta senza che gli abitanti della città lo dubitino, sconvolgono le leggi particolari proprie a ciascuna.

«Questo provvedimento», dicono gli abitanti di una città che è stata colpita da un simile decreto, « ha meravigliato tutti gli Ordini della cittadinanza, che non si aspettava nulla di simile».

Da molti indizi rilevo come nel Medio Evo gli abitanti di ogni villaggio abbiano formato una comunità distinta dal feudatario. Egli se ne serviva, la sorvegliava, la gover­nava; ma essa possedeva in comune certi beni propri; eleggeva i propri capi e si amministrava da sé, democrati­camente.

Questa vecchia costituzione della parrocchia si trova presso tutte le nazioni che furono feudali e in tutti i paesi in cui queste nazioni hanno portato i resti delle loro leggi. In Inghilterra se ne trovano tracce dappertutto. Essa vive­va ancora in Germania sessantanni fa; si può convincerse­ne leggendo il codice di Federico il Grande. Anche in Francia, nel diciottesimo secolo, ne esisteva ancora qual­che residuo.

In Europa non v’era paese in cui i tribunali ordinari dipendessero meno dal governo che in Francia; ma non ve ne era neanche in cui fossero più in uso i tribunali straordinari. Gli intendenti vegliano attentamente perché questa giurisdizione eccezionale si diffonda continuamente . La ragione data da uno di questi magistrati per ottenere questo merita di essere ricordata: «Il giudice ordinario è sottoposto a regole fisse, che lo obbligano a reprimere ogni fatto contrario alla legge; ma il consiglio può sempre, per uno scopo utile, allontanarsi dalle regole».

Tra le nove o dieci costituzioni che sono state emanate in perpetuo in Francia da sessantanni in poi, se ne trova una nella quale è detto espressamente che nessun agente amministrativo può essere citato davanti ai tribunali ordi­nari senza autorizzazione. L’articolo parve tanto bene im­maginato che, pur abbattendo la costituzione di cui faceva parte, si ebbe cura di tirarlo fuori dalle rovine, e da allora è sempre stato tenuto con cura al riparo dalle rivolu­zioni. Gli amministratori usano ancora chiamare il privilegio loro accordato da questo articolo una delle grandi conquiste dell ’89; ma in ciò sbagliano, perché, sotto l’an­tica monarchia, il governo non aveva meno cura che ai no­stri giorni di evitare ai funzionari il fastidio di doversi confessare alla giustizia come semplici cittadini. La sola differenza fondamentale fra le due epoche è questa: pri­ma della Rivoluzione, il governo poteva coprire i propri agenti solo ricorrendo a mezzi illegali e arbitrari, mentre in seguito ha potuto legalmente lasciare che violassero le leggi. Bastava appartenere all’amministrazione con il vincolo più tenue per non aver più nulla a temere da essa. Un assistente ai lavori dei ponti e delle strade incaricato di dirigere la corvée è citato da un contadino che ha maltrattato. Il Consiglio avoca a sé la questione, e l’ingegnere in capo, scrivendo confidenzial­mente all’intendente, dice a questo proposito: « In realtà l’assistente ha pienamente torto, ma non è una ragione per lasciare che la causa segua il suo corso; per l’amministra­zione dei ponti e delle strade è cosa della maggiore importanza che la giustizia ordinaria non si diffonda e non ac­colga le querele dei comandati contro gli assistenti ai lavori. Se questo esempio fosse seguito, i lavori verrebbero turbati dai continui processi, che l’animosità pubblica, ac­canita contro questi funzionari, farebbe nascere».

Ma come hanno potuto, queste istituzioni di data recente formarsi in Francia in mezzo ai resti della società feudale? Fu opera di pazienza, destrezza e tempo, più che frutto della forza e del pieno potere. Al momento in cui scoppiò la Rivoluzione, quasi nulla dell’antico edificio amministrativo francese era stato abbattuto. Se ne era, per così dire, costruito un altro nell’interno di quello.