L’ideologia superomistica

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di GABRIELE D’ANNUNZIO

Il mito Nietzschiano del superuomo è interpretato da D’Annunzio come il diritto di pochi esseri eccezionali ad affermare il loro dominio sulla massa. Questo nuovo personaggio ingloba in se l’esteta. L’artista superuomo ha funzione di vate, ha una missione di guida. D’Annunzio non accetta il declassamento dell’intellettuale e si attribuisce il ruolo di un profeta di ordine nuovo. Il superuomo di Nietzsche venne quindi mal interpretato e in D’Annunzio si limitò a nuove avventure erotiche e all’esaltazione della propria personalità eccezionale.

Nel romanzo “il trionfo della morte” l’eroe Giorgio Aurispa è un esteta che travagliato da una malattia interiore, va alla ricerca di un nuovo senso della vita.

Tale ricerca porta l’eroe a tentare di riscoprire le radici della sua stirpe.

La soluzione gli si affaccia nel messaggio dionisiaco di Nietzsche in un’immersione nella vita in tutta la sua pienezza, ma l’eroe non è ancora in grado di realizzare tale progetto: prevalgono in lui sull’ispirazione alla vita piena e gioiosa, le forze negative della morte; egli al termine del romanzo si uccide.

Il romanzo successivo “Le vergine delle rocce” segna la svolta ideologica radicale, nel quale l’eroe è forte e sicuro.

Esso contiene le nuove teorie dannunziane.

di Francesco Avolio

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