La nascita di Romolo

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Livio, Ab urbe condita, I, 4

traduzione interlineare di Carlo Zacco

Ab urbe condita

 

La nascita di Romolo

 

[4]

Sed

debebatur,

ut opinor,

fatis

origo

tantae urbis

que principium

 

Ma

era voluta,

come credo,

da parte del fato

l’origine

di una così gr. città

e l’inizio

 

maximi

imperii

secundum

opes

deorum.

Vestalis,

compressa vi,

 

del più grande

impero

dubito dopo

la potenza

degli dei.

La vestale,

sottom. con la violenza,

 

 

cum edidisset

partum geminum,

seu

ita rata,

seu

quia

honestior erat

 

avendo dato alla luce

un parto gemellare,

sia che

fosse così convinta,

sia

perché

era più onesto

 

 

[esse] deus

auctor

culpae,

nuncupat

Martem

patrem

stirpis

incertae.

[che fosse] un dio

l’autore

della colpa,

proclama

Marte

padre

della progenie

illegittima.

 

Sed

nec di

nec homines

vindicant

aut ipsam

aut stirpem

a crudelitate

regia:

sacerdos,

Ma

né gli dei

né gli uomini

sottraggono

o lei

o la prole

dalla crudeltà

del re:

la sacerdotessa,

 

vincta,

datur

in custodiam,

iubet

pueros

mitti

in aquam

profluentem.

incatenata,

è messa

in carcere,

[il Re] ordina

che i bambini

siano gettati

nell’acqua

corrente.

 

Forte quadam

divinitus

Tiberis

effusus super ripas

lenibus stagnis

nec poterat

Per un caso

provvidenziale

il Tevere

uscito dagli argini

in tranquilli stagni

non poteva

 

adiri

usquam

ad cursum

iusti

amnis,

et dabat

spem

essere raggiunto

in alcun modo

al corso

normale

del fiume,

e dava

speranza

 

ferentibus

infantes

posse

mergi

quamvis

aqua

languida.

 

a quelli che [li] portavano

che i bambini

potessero

essere sommersi

malgrado

l’acqua

tranquilla.

 

 

Ita,

velut

defuncti

imperio

regis,

in alluvie

proxima

ubi nunc

est

ficus

 

Così,

come

se avess. adempiuto

al comando

del re,

nella pozza

più vicina

dove ora

c’è

il fico

 

 

Ruminalis

– ferunt

vocatam [esse]

Romularem –

exponunt

pueros.

Tum

erant

vastae

Ruminale

– raccontano

che si chiamasse

Romulare –

collocano

i bambini.

Allora

vi era

grande

 

solitudines

in his locis.

Tenet

fama,

cum tenuis aqua destituisset

in sicco

alveum

 

abbandono

in quei luoghi.

Resiste

la diceria [per cui],

avendo l’acqua bassa lasciato

in secca

il canestro

 

 

fluitantem

quo

expositi erant

pueri,

lupam

sitientem

ex montibus

qui

galleggiante

nel quale

erano st. collocati

i bambini,

una lupa

assetata

proveniente dai monti

che

 

circa sunt

cursum flexisse

ad vagitum puerilem;

eam

praebuisse infantibus

mammas

sono intorno

deviò il passo

verso il vagito dei bambini;

e che essa

offrì agli infanti

le mammelle

 

submissas

adeo mitem

ut

magister

pecoris

regii

invenerit

lambentem

lingua

 

abbassate

tanto mite

che

un pastore

del gregge

del re

la trovò

che lambiva

con la lingua

 

 

pueros

. Faustulo

ferunt

fuisse nomen –

ab eo

educandos datos

uxori

Larentiae

 

i bambini

– Faustolo

dicono

che si chiamasse –

da lui

furono dati da educare

alla moglie

Larenzia

 

 

 

ad stabula.

Sunt qui

putent

Larentiam

inter pastores

vocatam

lupam,

corpore

Presso le stalle.

C’è chi

ritiene

che Larenzia

trai pastori

fosse chiamata

lupa,

essendo il corpo

 

volgato;

inde

datum

locum

fabulae

ac miraculo.

Ita geniti

itaque educati,

 

stato prosituito;

da lì

fu dato

spazio

alla leggenda

e al miracolo.

Così nati

e cresciuti,

 

 

cum primum

adolevit aetas,

nec segnes

in stabulis

nec ad pecora

peragrare

 

 

non appena

l’età divenne matura,

non [stando] pigri

nelle stalle

né presso il bestiame

percorrevano

 

 

 

saltus

venando.

Hinc

robore sumpto

corporibus animisque

subsistere

iam non feras tantum

i boschi

cacciando.

Da qui

tratto vigore

dei corpi e degli animi

affrontavano

non soltanto le bestie

 

sed facere impetus

in latrones

onustos

praeda

que dividere

rapta

pastoribus

ma si lanciavano

contro i ladri

carichi

di bottino

e dividevano

il frutto delle rapine

tra i pastori

 

et cum his

celebrare

seria ac iocos,

crescente in dies grege iuvenum.

e con loro

condividevano

lavoro e svaghi,

crescendo ogni giorno il num dei giovani.

 

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