Malattie delle api e rimedi per guarirle

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Virgilio, Georgiche, IV, 251-280

di Carlo Zacco

 

Georgiche, Libro IV

 

251 – 280. Malattie delle api e rimedi per guarirle

 

Vero,

quoniam

vita tulit

apibus

quoque

nostros

casus,

si corpora

languebunt

Ma,

poiché

la vita porta

alle api

anche

i nostri

accidenti,

se i corpi

languiranno

 

tristi morbo –

quod

iam

poteris cognoscere

signis non dubiis:

continuo

aegris est

 

 

di male doloroso –

cosa che

già

potrai riconoscere

da segni non dubbi:

subito

le malate hanno

 

 

 

alius color;

horrida macies

deformat

vultum;

tum exportant tectis

corpora

un altro colore;

una spaventosa magrezza

deforma

il volto;

allora portano fuori dalle case

i corpi

 

carentum

luce

et ducunt

tristia funera;

aut illae

pedibus conexae

pendent

 

di quelle prive

di vita

e celebrano

tristi funerali;

o esse

con le zampe incrociate

ciondolano

 

 

ad limina,

aut intus

cunctantur

in aedibus clausis,

omnes,

ignavaeque fame

sulle porte,

o dentro

si trattengono

nelle case chiuse,

tutte quante,

e inoperose per la fame

 

et pigrae

contracto frigore.

Tum auditur

sonus gravior,

que susurrant tractim,

 

epigre

per il freddo contratto.

Allora si sente

un suono più profondo,

e ronzano continuamente,

 

 

ut frigidus Auster

quondam

immurmurat

silvis,

ut mare sollicitum

stridit refluentibus undis,

come il freddo Austro

talvolta

mormora

nelle selve,

come il mare agitato

stride al reflusso delle onde,

 

ut ignis

clausis fornacibus

rapidus

aestuat – ;

hic

iam

suadebo

incendere

 

 

come il fuoco

nelle chiuse fornaci

rapido

ribolle – ;

qui

ormai

consiglierò

di bruciare

 

 

 

odores galbaneos

que inferre

mella harundineis canalibus,

hortantem ultro

et vocantem

profumi di galbano

e portare dentro

miele con tubi di canna,

esortandole per primo

e chiamandole

 *di galla pestata

ad pabula

nota

fessas.

Proderit

et admiscere

saporem

tunsum*

gallae

ai pascoli

nota

che sono stanche.

Gioverà

anche mischiare

il sapore

pestato

della galla

 

que rosas

arentes

aut defruta

pinguia

multo igni

vel

racemos

passos

de vite

psithia

e rose

secche

o vino cotto

addensato

con molto fuoco

o anche

grappoli

passiti

di vite

psitia*

 

que thymum

cecropium

et centaurea

grave olentia.

Est etiam

flos

in pratis,

cui

agricolae

e timo

cercopio

e centaurea

maleodorante.

Vi è anche

un fiore

nei prati

a cui

gli agric.

 

fecere

nomen

amello,

herba

facilis

quaerentibus;

namque tollit

de uno caespite

posero

nome

amello,

erba

facile (da trovare)

per chi la cerca;

infatti innalza

da un solo cespuglio

*cioè crescemolto in dimensioni da una sola radice

ingentem silvam*,

ipse aureus,

sed in foliis,

quae

plurima

funduntur

circum,

sublucet

 

molto bosco,

dentro è dorato,

ma nei petali,

che

numerosi

si spargono

intorno,

traluce

 

*di questo fiore

purpura

violae nigrae;

saepe

arae

deum

ornatae

torquibus

nexis*;

il color porposa

della viola scura;

spesso

gli altari

degli dei

sono ornati

di ghirlande

intrecciate;

 

sapor asper

in ore;

pastores

illum legunt

in vallibus tonsis

et prope curva flumina

Mellae.

il suo sapore è aspro

in bocca;

i pastori

lo raccolgono

in valli mietute

e presso i sinuosi fiumi

di Mella

 

Incoque

Baccho

odorato

huius radices

que adpone

pabula

in foribus

plenis canistris.

Cuoci

insieme al vino

profumato

le sue radici

e mettilo

come cibo

sulle porte

in cesti pieni.

 

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