Riassunto del sedicesimo canto dell’ Orlando furioso di Ludovico Ariosto – di Carlo Zacco

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CANTO XVI
Sommario. – Le pene d’amore sono più difficili a sopportare quanto meno
degno é l’oggetto della nostra passione — Grifone s’imbatte in Orrìgille e
Martano, e si reca con loro alla giostra in Damasco — Continua l’assalto di
Parigi — Rodomonte sparge ovunque morte e rovina — Arrivo di Rinaldo con gli
aiuti inglesi — Rinaldo mette in fuga la prima schiera — Gli Scozzesi
assalgono le altre schiere — Valore di Zerbino — Gli inglesi assalgono le
schiere di Marsilio — Agramante interviene contro gli Irlandesi e gli
Scozzesi — Carlo e i Paladini vanno contro Rodomonte.
Le pene d’amore sono più
difficili a sopportare quanto meno degno è l’oggetto della nostra passione (1-4)
Varie sono le pene d’amore, ma, quando si pone l’affetto in una persona
degna, anche se questa si mostra ritrosa, esse sono più lievi; quando si pone
l’affetto in una persona indegna, sono più difficili a sopportare. Così Grifone,
per quanto sapesse come Orrigille fosse malvagia e infedele, non poteva fare a
meno di amarla disperatamente.
Grifone s’imbatte in Orrigille
e Martano, e si reca con loro alla giostra in Damasco (5-16)
-Grifone,
uscito dalla città senza dir nulla al fratello, giunge in sei giorni a Damasco e
prosegue poi verso Antiochia. Ma poco distante da Damasco incontra la perfida
Orrigille, vestita molto sfarzosamente, in compagnia del suo degno cavaliere,
anch’egli in gran pompa, scortato da due valletti. Essi sono diretti a Damasco,
dove il re aveva
bandito in quei giorni una
giostra,, alla quale chiunque poteva partecipare.
Non appena Orrigille scorge
Grifone, prova un grande spavento, perché sa quanto egli sia più forte del suo
compagno; ma con molta scaltrezza gli corre incontro, gli getta le braccia al
collo, e, senza neppur lasciargli il tempo di parlare, lo rimprovera con le
lacrime agli occhi dì averla lasciata per tanto tempo sola, sebbene malata, e
gli presenta il cavaliere come suo fratello, che la buona sorte aveva mandato a
proteggerla.
Grifone presta fede a queste false
parole come se fossero vangelo, tenta scagionarsi, e abbraccia riconoscente il
finto cognato. Poi si avvia con loro verso Damasco, per prender parte alla
giostra.
Continua l’assalto di Parigi
(17-19)
– Intanto a Parigi la lotta ferve più che mai. Agramante — come
sappiamo — ha mosso l’assalto ad una porta, credendola sguarnita, mentre è
difesa da Carlo e da parecchi Paladini. I due eserciti, sotto gli occhi dei
relativi sovrani, fanno prodigi di valore.
Rodomonte sparge ovunque morte
e rovina (20-28)
– Intanto Rodomonte, balzato d’un salto oltre il fossato,
in cui la sua gente ha trovato orrenda morte, va correndo per la città,
spargendo ovunque molte e rovina.
Tutti fuggono innanzi a lui,
barricandosi nei templi e nelle case; ma egli, come una tigre, non risparmia né
sesso, né età, e non si limita agli uomini, ma appicca il fuoco anche alle case,
che in quel tempo erano quasi tutte di legno.
Arrivo di Rinaldo con gli aiuti
inglesi (29-40) -Ma per fortuna delle armi cristiane sopraggiunge in questo
momento Rinaldo con gli aiuti d’Inghilterra e di Scozia, condotti dall’arcangelo
Michele e dal Silenzio.
Egli, disdegnando di assalire i
Mori alle spalle, getta un” ponte sulla Senna a tre leghe dalla città, facendo
passare le truppe dalla riva destra alla riva sinistra; ma manda innanzi luogo
la riva destra le schiere di Odoardo e di Arimanno, per portare aiuto alla città
dalla parte orientale, dove si trovano le porte di S. Martino e di S. Dionigi.
Passato il fiume e distrutti i
ponti, il Paladino arringa le schiere, esortandole a combattere non soltanto per
la salvezza del loro re Ottone e dell’imperatore Carlo Magno, ma per quella dì
tutta la Cristianità. Egli prospetta anche il pericolo che una vittoria dei Mori
possa aprire ad essi il dominio dell’Italia, della Germania e della stessa
Inghilterra.
Poi Rinaldo divide l’esercito in
tre parti, disponendo gli Scozzesi con Zerbino all’avanguardia lungo la Senna;
gli Irlandesi più lontano dentro terra, e gli Inglesi col duca di Lincastro
(Lancaster) in mezzo tra gli uni e gli altri.
Rinaldo mette in fuga la prima
schiera (41-50)
-Il Paladino, impaziente di combattere, procede lungo la
riva, sorpassa in breve Zerbino e piomba inaspettato sui nemici. Allora i
Cristiani danno fiato alle trombe, che erano rimaste per tanto tempo mute, ed
elevano clamori che salgono al cielo, suscitando il terrore tra i nemici.
Rinaldo, che irrompe come una
tempesta sul suo Baiar-do, accresce lo scompiglio. Solo il re Puliano, che non
lo riconosce, gli si fa incontro, mettendo con eleganza la lancia in resta; ma
il Paladino lo lascia morto al primo
colpo. Poi si lancia contro il
corpulento re di Orano e gli trapassa il ventre, con molto sollievo per il
cavallo, costretto a portare quel gran peso; e, avendo rotto l’asta, impugna
Fusberta e fa strage da tutte le parti, mettendo in fuga la prima schiera.
Gli Scozzesi assalgono le altre
schiere (51-58)
-A questo punto entra in azione Zerbino coi suoi Scozzesi,
che, simili a lupi o a leoni, si slanciano contro la seconda e la terza schiera,
guidate rispettivamente da Sobrino e da Dardinello. Nello stesso tempo Trasone e
Ariodante affrontano la quarta schiera, condotta da Isolieri. D’ogni parte è
rumore di trombe, di armi, di lamenti, mentre la polvere avvolge ogni cosa e
oscura l’aria. I vuoti si colmano con rapidità prodigiosa, e la terra rossa di
sangue è seminata di uomini e di cavalli.
Valore di Zerbino (59-65) –
Zerbino, nonostante la sua giovane età, fa prodigi di valore, suscitando Io
sgomento nel campo nemico.
I due fratelli Chelindo e Mosco,
figli del defunto re d’Aragona, e Calamidoro di Barcellona, ritenuto uno dei più
gagliardi guerrieri, si fanno addosso al giovane principe e riescono a
uccidergli il cavallo. Ma egli, rialzatosi tosto da terra, trafigge Mosco nel
fianco, uccide con un sol colpo di spada Chelindo col suo cavallo, abbatte il
cavallo di Calamidoro, mentre il cavaliere, fuggendo carponi, viene calpestato
dal cavallo di Trasone. Frattanto Ariodante e Lurcanio, menando strage in giro,
fanno largo intorno a Zerbino per dargli modo di rimontare in sella.
Gli Inglesi assalgono le
schiere di Marsilio (66-74)
– In altra parte del campo le schiere inglesi
sono alle prese con gli Spagnoli del re
Marsilio. La battaglia rimane a lungo indecisa, finché i Saracini, vedendo
cadere alcuni tra i loro duci, si volgono in fuga.
Allora Ferraù, che era rimasto
fino allora presso Marsilio, vedendo che i suoi hanno la peggio, e che un suo
giovane amico, il citarista Olimpio della Serra, stramazza al suolo col cranio
spaccato, si slancia tra i nemici, abbatte l’uccisore, e ruota intorno la spada,
facendo fuggire tutti in disordine.
Agramante interviene contro gli
Irlandesi e gli Scozzesi (75-84)
– A questo punto interviene nella lotta
Agramante coi suoi duci migliori. Egli manda il re di Feza a fronteggiare
l’esercito degli Irlandesi, di cui si annuncia prossimo l’arrivo; poi, invocato
da Sobrino, muove col resto dell’esercito contro gli Scozzesi.
Costoro, di fronte a così grande
rinforzo, abbandonano il campo, lasciando soli Zerbino, Ariodante e Lurcanio.
Zerbino, che è ancora senza cavallo, si trova in grave pericolo.
Ma Rinaldo, che ha ormai messo in
fuga numerose schiere, apprendendo il pericolo in cui si trova Zerbino, accorre
prontamente in suo aiuto. Egli si imbatte nei fuggiaschi, li rianima, li volge
di nuovo alla battaglia; poi, impugnata l’asta di uno scudiero atterra alcuni
dei condottieri nemici, e, rotta l’asta, impugna la spada e fa il vuoto intorno
a Zerbino, che può risalire finalmente in sella.
Sopraggiungono intanto Agramante,
Dardinello e Sobrino; e, mentre Zerbino semina nuovamente la strage, Rinaldo si
getta su Agramante, lo riferisce e lo fa cadere insieme al cavallo.
Carlo e i Paladini vanno contro
Rodomonte (85-89) – Frattanto Rodomonte in Parigi continua a menar strage e
rovina.

Carlo Magno, intento ad accogliere
nella città le schiere inglesi di Odoardo e di Arimanno non se n’avvede; ma
quando giunge a lui uno scudiero pallido e anelante, che gli riferisce
l’orribile scempio, raccoglie subito il fiore dei suoi guerrieri, e si dirige
verso la piazza dove infuria il Saracino.
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