Introduzione : IL TEMPO NELLANNO MILLE

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IL TEMPO NELLANNO MILLE

Prima di domandarci quale fosse la concezione del tempo in un epoca quale il Medioevo, bisogna mettersi nella ottica di chi viveva in quel tempo. Si tratta di gente cresciuta nella convinzione che la fine del mondo, unideologia abbastanza differente dalla nostra, fosse vicina . La gente, dunque, viveva nell’attesa dell’Apocalisse, cosa che certamente non faceva piacere. Anzi : la chiave dell’arretratezza e del pessimismo del Medioevo e proprio da ricercare di quel continuo vivere nell’attesa della fine. Nasce cosi un sentimento religioso fortissimo, quasi spasmodico : diventano sempre maggiori le donazioni di terra alla chiesa, poi di case, servi. Fino al culmine , l’istituzione di quella che e giunta ai giorni nostri con il nome di “Tregua Di Dio”: durante i giorni santi, dal mercoledì sera al l’unedì mattina, era severamente proibito toccare le armi. Cosa ammirevole, se non fosse per il fatto che, appena scoccate le dodici del l’unedì mattina la coscienza degli uomini, terrorizzati dal giudizio divino ma anche consapevoli delle scadenze imposte dalla chiesa, non consentisse loro di tornare a scannarsi nuovamente. In ogni modo, questa non e altra che uno dei tanti aspetti che caratterizzano la mentalità dell’epoca. Per comprenderla veramente bisogna spingersi oltre alla paura ed alla concezione religiosa, ed inoltrarsi in ogni singolo aspetto della vita umana, a partire da quello che più salta all’occhio: il modo di rapportarsi con l’ambiente circostante.

SEGNALI DAL CIELO.

Fu quella un epoca segnata da grandi carestie e lunghe secche alternate a periodi di violente piogge. Il tempo era incostante, imprevedibile, ma, soprattutto, sentito come nemico dell’uomo , che da sempre era stato costretto a sottostargli. Tuttavia, intorno all’anno mille, ai mali terreni iniziarono ad affiancarsi quelli celesti, assai più temuti, perché sconosciuti ed visti come “segnali” della rabbia divina.

Testimonianze affermano che ” il 20 giugno 894 ,all’improvviso, in pieno mezzogiorno brillo nel cielo una sorta di cometa bianchissima, che si spostava lentamente”. Il 21 ottobre di soli quattro anni dopo ci fu uneclisse di sole, nel febbraio 998, in Germania, a notte fonda “si scorse un corpo celeste, brillante e rosso, vagante nel buio, che esplose improvvisamente e precipito a terra, mentre la l’una si tingeva di un rosso sangue”. In un anno indeterminato a venire, un altro messaggio divino : una cometa bianchissima illumina il cielo per l’intero autunno .

Il modo in cui gli storiografi dell’epoca ci parlano dei fenomeni celesti, lascia credere che l’uomo, ancora spaventato dal fantasma dell’Apocalisse, viveva nel paura che la natura gli si rivoltasse contro, e che quelle flebili lucine nel buio, la pioggia, il sole, il rosso di cui si tingeva la l’una durante uneclissi ,e quindi il buio, qualsiasi cosa inaspettata e sconosciuta si manifestasse nel cielo, tutto quello era visto come lannunciarsi di un “cambiamento”, qualcosa di terribile che stava per avverarsi. Cosa anche vera, se pensiamo alla morte di Abbone, abate di Fleury-sur-Loire , o di Enrico I , duca di Borgogna, o, ancora, Bonifacio VIII, tutte avvenute in seguito a fenomeni celesti. Ma siamo ormai intorno al 1030, e l’epoca non e più di nostra competenza. Torniamo allora indietro al 1000, l anno della “fine del mondo”. Fu in quel periodo che si manifestarono in maggior numero eclissi solari o l’unari che siano, più che in tutte le altre epoche a seguire . Eppure, notevole non e tanto il numero dei fenomeni che si manifestarono, quanto la paura, la curiosità , o , ancora, il terrore che riuscivano ad infondere alla gente. Una paura cosi minuziosa e dura da spingere a giustificare quelle che non erano altro che disgrazie alimentari od economiche con il manifestarsi di fenomeni “divini”, incredibili. Le scienze erano troppo arretrate per giustificare i fenomeni naturali , l’uomo cosi preso da un sentimento religioso da intendere disgrazie, carestie e perfino guerre, come il manifestarsi di un volere divino preannunciato da “miracoli visibili ad occhi nudo” piuttosto che di una pessima organizzazione sociale ed economica. In ogni modo, questo intreccio di paure, credenze e superstizioni non fa altro che delineare il profilo di quello che doveva essere l’uomo di allora : un uomo insicuro, cosi provato dalla vita reale da cercare emozioni da quella irrazionale.

IL TEMPO DI OGNI GIORNO E LA SUA MISURAZIONE.

E facile immaginare che in unepoca in cui non esistevano ne pendoli , ne, tantomeno, orologi, lo scorrere del tempo fosse scandito dalla natura : la giornata iniziava con il cantare del gallo e finiva con l’arrivo del buio.

Di certo alla maggior parte della gente , – gente povera, che si trovava costretta a spendere tutto il di lavorando- non importava in quale momento della giornata ci si trovasse, nessuno sembrava porsi seriamente il problema di scandire giorno e notte in unita di misura meno generiche. Nessuno, se non a quelle buone anime dei monaci. Le campane erano il loro orologio. Al suonare della campana i monaci si riunivano in preghiera, i contadini chini a lavorare nelle campagne intorno al monastero capivano che quella era “lora dell’Angelus”. Sembra strano, ma sembra di capire che la scansione del tempo in “momenti precisi della giornata” e poi “in ore” non nacque dettata dalla necessita, ma dall’abitudine. Quindi , anche se il popolo aveva di meglio a cui pensare che allo scorrere del tempo, i monaci sono tutta un’altra storia : già nella seconda meta del XI secolo possedevano orologi. Piano : per orologi non si intendono quelle belle masse di ferraglia da muro programmati con rotelle ed altri meccanismi ad incastri. Fino al XIII secolo non esistettero altro che clessidre a sabbia o ad acqua, senza dimenticare la cara vecchia meridiana : esistevano fin dall’antichità, ma il progresso del tempo ne aveva portate di nuove sul mercato. Avevano un meccanismo un po più complicato, quanto basta per farle suonare all’occorrenza. La notte , invece, si misurava con le candele.

Ma le candele, come le clessidre erano senz’altro efficaci, ma utili a scandire solo durate di tempo relativamente brevi : la notte del monaco, invece, era divisa da quattro veglie : due prima della mezzanotte, due dopo. Per quanto riguarda il giorno, lOra Prima corrispondeva al sorgere del sole , lOra Terza a meta mattinata, lOra Sesta al mezzogiorno, la Nona verso meta pomeriggio, i Vesperi al tramonto. Scesa la sera suonava la Compieta, a mezzanotte, il Notturno. Venivano poi il Mattutino e le Lodi.

LA MORALE.

La Chiesa, ormai potenza incontrastata, ebbe la bella pensata di assicurasi un comportamento decoroso da parte dei fedeli. Siamo ancora soggetti a questa “voglia di mettere sulla retta via”, basti pensare alla confessione domenicale ed alla imposizione della “penitenza”, una preghiera detta con le mani congiunte e la promessa di non peccare più. Non che ci dispiaccia : sfortuna vuole pero che nel Medioevo non ce la si cavasse con una semplice Ave O Maria.

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