La bugonia

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Virgilio, Georgiche, IV, 528-558

di Carlo Zacco

 

Georgiche, Libro IV

 

528 – 558. La bugonia

 

Haec Proteus,

et iactu

se dedit

in altum aequor,

quaque dedit,

torsit

spumantem undam

Ciò disse Proteo,

e con un tuffo

si gettò

nel mare profondo,

e dove si gettò,

voltò

l’acqua spumeg

 

sub vertice.

At non Cyrene;

namque

ultro

adfata

timentem:

‘Nate,

licet

deponere

in un gorgo.

Ma Cirene no;

e infatti

spontaneamente

parlò

a lui timoroso:

‘Figlio,

puoi

deporre

 

tristes

curas

animo.

Haec

causa

omnis morbi;

hinc

Nymphae,

cum quibus

illa

i tristi

pensieri

dall’animo.

Questa

la causa

di tutto il malanno;

di qui

le Ninfe,

con le quali

ella

 

agitabat

choros

in altis lucis,

misere

exitium

miserabile

apibus.

Tu supplex

guidava

le danze

nei boschi prof.

mandarono

una rovina

penosa

alle api.

Tu supplice

*Ninfe dei pascoli

tende munera

petens

pacem

et venerare

Napaeas*

faciles;

namque

dabunt veniam

offri dei doni

chiedendo

la pace

e venera

le Napée

indulgenti;

infatti

daranno perdono

 

votis

que remittent

iras.

Sed

qui sit

modus orandi,

prius

dicam

alle tue invocazioni

e deporranno

le ire.

Ma

quale debba essere

il modo di pregare,

prima

ti dirò

 

ordine.

Delige

quattuor

tauros eximios

corpore

praestanti,

qui nunc

depascunt

tibi

con ordine.

Scegli

quattro

tori eccellenti

dal corpo

insigne,

che ora

pascolano

per te

 

summa

viridis Lycaei,

et totidem

iuvencas

intacta cervice.

Constitue

his

quattuor

in cima

del verde Liceo,

e altrettante

giovenche

dal collo intatto.

Costruisci

per loro

quattro

 

aras

ad alta delubra

dearum

et demitte

cruorem

sacrum

iugulis,

que desere

altari

presso gli altri templi

delle dee

e fai sgorgare

sangue

sacro

dalle gole,

e abbandona

 

corpora

ipsa

boum

frondoso luco.

Post,

ubi

nona Aurora

ostenderit

suos ortus,

I corpi

stessi

dei buoi

nel bosco frondoso.

Poi,

quando

la nona Aurora

avrà mostrato

il suo sorgere,

 

mittes

Orphei

inferias

papavera

Lethaea

et mactabis

ovem nigram

manda

a Orfeo

come sacrificio funebre

papaveri

del Lete

e sacrificherai

una nera pecora

 

que revises

lucum:

vitula caesa

venerabere

Eurydicen

placatam”.

Haud mora;

e tornerai a visitare

il bosco:

uccisa una vitella

renderai onore

ad Euridice

placata”.

Nessun indugio;

 

continuo

facessit

praecepta

matris;

venit

ad delubra,

excitat

aras

monstratas,

subito

esegue

i precetti

della madre;

giunge

ai templi,

erige

gli altari

indicati,

 

ducit

quattuor

tauros

eximios

corpore

praestanti

et totidem

iuvencas

intacta cervice.

porta

quattro

tori

esimi

dal corpo

prestante

e altrettante

giovenche

dal collo non domato.

 

Post,

ubi

nona

Aurora

induxerat

suos ortus,

mittit

Orphei

inferias

Poi,

quando

la nona

Aurorax

avrò mostrato

il suo sorgere,

manda

a Orfeo

sacrifici funebri

 

que revisit

lucum.

Hic vero adspiciunt

monstrum

subitum

ac dictu mirabile:

 

e torna a vedere

il bosco.

Ed ecco che qui vedono

un prodigio

immediato

e mirabile a dirsi:

 

 

apes

stridere

per viscera liquefacta

boum

toto utero,

et effervere

ruptis costis

api

ronzare

attr. le viscere putrefatte

dei buoi

in tutto il ventre,

e ribollono

dai fianchi spezzati

 

que nubes immensas trahi,

iamque confluere

arbore summa

et demittere

uvam

lentis ramis.

e nubi immense trascinate,

e già radunarsi

su di un albero

e far scendere

grappoli

dai rami flessibili.

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